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Multe record a Torino tra Ztl e corsie bus: cosa c’è dietro gli 85.846 verbali

Telecamere, Ztl e corsie preferenziali: a Torino oltre 85mila multe in pochi mesi. Diritti di difesa davvero garantiti? Ecco cosa dice la legge.

Multe record a Torino tra Ztl e corsie bus: cosa c’è dietro gli 85.846 verbali
diRedazione

In poco più di quattro mesi, a Torino sono stati emessi 85.846 verbali per accessi irregolari in Ztl e transiti nelle corsie riservate ai mezzi pubblici. Un numero che ha acceso il dibattito su come funzionano i controlli elettronici e su quanto siano realmente tutelati i diritti degli automobilisti.

La storia che ha acceso il dibattito

Da inizio anno ai primi giorni di maggio, secondo i dati citati da La Stampa, quasi 58mila verbali riguardano l’accesso alla Ztl centrale senza autorizzazione. A questi si aggiungono le sanzioni per chi è entrato nelle corsie preferenziali, dove negli ultimi mesi sono state attivate nuove telecamere della Città.

Il consigliere comunale Andrea Firrao ha sollevato un punto preciso: i fotogrammi utilizzati per le multe mostrerebbero solo la targa del veicolo, senza contesto visibile, né indicazione di luogo e orario nell’immagine. Da qui la domanda, destinata a far discutere: come può un cittadino difendersi se non ha chiaro dove e in quali condizioni sarebbe avvenuta l’infrazione?

Il tema tocca direttamente il portafoglio di migliaia di torinesi e, più in generale, di chi guida nelle città italiane: il rischio è accumulare multe seriali senza accorgersene, salvo scoprirlo settimane dopo con una raffica di notifiche a casa.

Perché il caso Torino parla a tutte le città

L’uso massiccio di telecamere per controllare Ztl e corsie preferenziali non è una particolarità torinese. A Milano, Roma, Bologna, Firenze e in molte altre città italiane, i varchi elettronici sono ormai parte stabile del paesaggio urbano.

La logica è chiara: ridurre il traffico nei centri storici, contenere l’inquinamento, proteggere il trasporto pubblico da intrusioni che rallentano bus e tram. Il Codice della Strada, all’articolo 7, consente ai Comuni di istituire zone a traffico limitato e corsie riservate, e di controllarle con sistemi elettronici omologati.

Ma quando i numeri delle sanzioni diventano così elevati, come nel caso di Torino, si riapre una domanda ricorrente: il sistema serve più a regolare la circolazione o a fare cassa? E, soprattutto, gli automobilisti sono messi davvero nelle condizioni di capire, prevenire e, se necessario, contestare le multe?

Come funzionano le telecamere di Ztl e corsie preferenziali

I varchi elettronici di Ztl e corsie bus operano in modo simile:

  • una telecamera inquadra la parte anteriore o posteriore del veicolo che transita;
  • un software legge la targa (sistema di riconoscimento automatico);
  • la targa viene confrontata con le liste di veicoli autorizzati (residenti, mezzi di servizio, veicoli con permesso, ecc.);
  • se non risulta autorizzata, viene generato un accertamento di violazione.

In genere, il sistema registra anche data, ora e posizione del varco, oltre a una o più immagini del veicolo. Questi dati non sempre compaiono tutti sul fotogramma stampato nel verbale, ma devono essere comunque presenti negli archivi del Comune e a disposizione degli uffici che gestiscono le contravvenzioni.

Il regolamento di esecuzione del Codice della Strada (articolo 383 del D.P.R. 495/1992) disciplina l’accertamento con sistemi di rilevamento: i dispositivi devono essere omologati, installati correttamente e segnalati in modo chiaro. In caso contrario, i verbali possono essere contestati.

Il punto critico: foto solo con targa e niente contesto

La critica di Firrao riguarda in particolare il tipo di prova messa a disposizione dei cittadini: un fotogramma che mostra solo la targa, senza contesto visibile (ad esempio corsia bus, segnaletica, presenza di altri veicoli) e senza indicazioni grafiche di luogo e orario.

Se confermata, questa prassi solleva alcune questioni:

  • comprensibilità dell’infrazione: il destinatario del verbale fatica a ricostruire dove e come avrebbe commesso l’irregolarità;
  • verificabilità: senza contesto, è più difficile valutare eventuali circostanze particolari (ambulanza in arrivo, manovra obbligata per ostacolo, segnaletica poco visibile);
  • fiducia nel sistema: un’eccessiva opacità alimenta la percezione di multe “al buio”.

Va però chiarito un punto spesso frainteso: la legge non impone che la foto allegata al verbale contenga tutti gli elementi (luogo, ora, segnaletica, ecc.) in forma grafica. Questi dati possono essere riportati nel testo del verbale e nelle banche dati interne. Il problema, più che di legittimità in astratto, è di trasparenza e qualità delle informazioni fornite al cittadino.

Cosa prevede davvero la legge per verbali e prove

Il Codice della Strada e la normativa generale sulle sanzioni amministrative stabiliscono alcuni paletti chiari.

L’articolo 201 del Codice della Strada disciplina la notificazione delle violazioni. Nel verbale devono essere indicati, tra l’altro:

  • data, ora e luogo dell’infrazione;
  • generalità e residenza del trasgressore (se identificabile) e del proprietario del veicolo;
  • norma violata e importo della sanzione;
  • modalità di pagamento e possibilità di ricorso.

Per le infrazioni accertate con dispositivi elettronici, la giurisprudenza ha chiarito che:

  • non è necessario il fermo immediato del veicolo;
  • la foto non è l’unica prova, ma un elemento che supporta l’accertamento;
  • il cittadino ha comunque diritto a visionare la documentazione completa su richiesta agli uffici competenti.

La legge 689/1981, che regola in generale le sanzioni amministrative, prevede inoltre la possibilità di presentare memorie difensive all’autorità che ha emesso il verbale, oltre al ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace.

In sostanza: il fatto che la foto allegata sia “povera” non rende automaticamente nulla la multa, ma può diventare un argomento nel ricorso se, nel complesso, le prove non consentono di ricostruire con sufficiente chiarezza la violazione.

Quando l’onere della prova diventa un terreno di scontro

Il nodo centrale è l’equilibrio tra automatismo dei controlli e diritto di difesa. Se i sistemi generano migliaia di verbali sulla base di procedure standard, il cittadino rischia di trovarsi di fronte a un meccanismo percepito come impenetrabile.

Alcuni elementi che spesso emergono nei ricorsi:

  • segnaletica inadeguata o poco visibile (cartelli nascosti, posizionati troppo a ridosso del varco, informazioni poco chiare sugli orari della Ztl);
  • mancanza di indicazioni precise nel verbale (varco non identificato chiaramente, corsia non specificata, descrizione generica dell’illecito);
  • assenza di prove integrative a supporto dell’immagine (ad esempio, nessuna planimetria, nessun riferimento al numero del varco, nessun dato tecnico del dispositivo).

In diversi casi, i giudici di pace hanno annullato verbali ritenendo insufficienti le informazioni fornite, specie quando non era possibile per il cittadino ricostruire con precisione dove fosse avvenuta la violazione. Ma ogni situazione va valutata singolarmente.

Il contesto più ampio: Ztl, corsie bus e multe seriali

Il caso Torino si inserisce in una tendenza nazionale: l’aumento costante delle sanzioni legate a Ztl e corsie preferenziali. A Milano, ad esempio, l’Area C e le corsie riservate generano ogni anno decine di migliaia di verbali. A Roma, i varchi del centro storico e delle corsie bus sono da anni tra le principali fonti di multe.

Un problema ricorrente è quello delle multe seriali: chi, per ignoranza della regola o per errore, ripete lo stesso comportamento per giorni o settimane (ad esempio, entrare ogni mattina in una corsia bus per svoltare) e scopre solo a posteriori di avere accumulato decine di verbali.

Alcuni Comuni hanno introdotto sistemi di avviso (sms o email per i residenti, campagne informative, segnaletica aggiuntiva) quando attivano nuove telecamere. Ma non esiste, al momento, un obbligo generalizzato di avvisare il cittadino prima che l’errore si trasformi in una valanga di sanzioni.

Trasparenza, segnaletica e informazione: dove nascono i ricorsi

Le associazioni dei consumatori e l’ACI, nelle guide dedicate alle multe, indicano tre aree critiche che spesso diventano terreno di ricorso:

  • segnaletica: cartelli non conformi, non visibili, contraddittori o mancanti; in questi casi, la legittimità stessa della Ztl o della corsia riservata può essere messa in discussione;
  • omologazione e taratura dei dispositivi: i sistemi di rilevamento devono essere omologati e mantenuti secondo le specifiche; eventuali irregolarità possono minare la validità dei verbali;
  • completezza del verbale: errori formali (targa sbagliata, data errata, luogo impreciso) o mancanza di elementi essenziali possono portare all’annullamento della sanzione.

Per ridurre il contenzioso, alcuni Comuni hanno iniziato a rendere disponibili online, tramite portali dedicati, le immagini complete dell’infrazione, con indicazione del varco, data, ora e talvolta anche una mappa del punto esatto. Una buona pratica che contribuisce a rafforzare la fiducia nel sistema.

Cosa possono imparare gli automobilisti dal caso Torino

Al di là delle polemiche politiche, il caso torinese offre alcuni spunti pratici per chi guida in città:

  1. Conoscere le Ztl e le corsie riservate
    Prima di entrare in un centro storico o in zone che non si frequentano abitualmente, è utile consultare il sito del Comune (per Torino, ad esempio, la sezione dedicata alla Ztl centrale e alle corsie riservate) per verificare orari, varchi attivi e categorie autorizzate.
  2. Prestare attenzione alla segnaletica
    I cartelli di Ztl e corsie bus sono spesso concentrati in pochi metri: un attimo di distrazione può costare caro. In caso di dubbio, meglio fermarsi prima del varco e cambiare percorso.
  3. Conservare eventuali prove personali
    Se ci si trova costretti a transitare in corsie riservate per evitare un ostacolo, per seguire le indicazioni di una pattuglia o per lasciare spazio a un’emergenza, può essere utile annotare data, ora e luogo, e, se possibile, scattare una foto: potranno servire in caso di ricorso.
  4. Visionare le immagini complete
    Se la foto allegata al verbale è poco chiara, è possibile chiedere agli uffici contravvenzioni di visionare o ottenere copia delle immagini integrali registrate dal sistema.
  5. Valutare il ricorso con criterio
    Prima di fare ricorso, conviene verificare: correttezza dei dati sul verbale, chiarezza del luogo dell’infrazione, presenza e visibilità dei cartelli. Le guide dell’ACI e le informazioni della Polizia di Stato offrono indicazioni utili sulle procedure e sui tempi.

Quali correttivi possibili per un sistema più equo

Il caso Torino suggerisce alcune possibili linee di intervento per rendere i controlli elettronici più trasparenti e accettabili:

  • verbali più dettagliati, con indicazione chiara del varco o della corsia, mappe semplificate e immagini che mostrino meglio il contesto;
  • accesso digitale alle prove, tramite portali online dove il cittadino possa visionare e scaricare tutte le immagini e i dati relativi all’infrazione;
  • campagne informative in occasione dell’attivazione di nuove telecamere, per ridurre il rischio di multe seriali dovute a semplice ignoranza delle nuove regole;
  • monitoraggio periodico della segnaletica, con verifiche congiunte tra Comune e Polizia Locale sulla visibilità e correttezza dei cartelli;
  • report pubblici sul numero di sanzioni, sulle zone più critiche e sull’uso dei proventi delle multe, per rafforzare la percezione di un sistema orientato alla mobilità sostenibile e non solo alle entrate.

Il takeaway per chi guida: attenzione, ma anche diritti da far valere

Per gli automobilisti, il messaggio è doppio. Da un lato, le Ztl e le corsie preferenziali sono una realtà con cui fare i conti: ignorarle significa esporsi a sanzioni pesanti e ripetute. Dall’altro, chi riceve una multa ha il diritto di capire esattamente cosa è successo, di visionare le prove e, se ritiene la sanzione ingiusta o viziata da errori, di contestarla con gli strumenti previsti dalla legge.

La sfida per le amministrazioni, a Torino come altrove, sarà dimostrare che le telecamere non sono solo un “bancomat” cittadino, ma uno strumento di gestione del traffico e di sicurezza, inserito in un sistema trasparente, comprensibile e rispettoso dei diritti di chi si mette al volante.

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