Nuovo Codice della strada: l’Italia diventa una nazione sempre più complicata, con regole della circolazione scritte in burocratese. Il contrario di quel che serve
Da quando il nostro blog – Automobilista.it – è nato, auspichiamo la semplificazione del Codice della strada: più il cittadino capisce le regole, maggiormente è portato a seguirle. Il tutto andrebbe a migliorare la sicurezza stradale, che presumiamo sia anche l’obiettivo dei nostri politici, comprensibilmente presi a tutelare le loro poltrone d’oro in vista d’un autunno bollente. Leggiamo invece con estremo fastidio che il nuovo Codice della strada (forse in vigore dal 1° agosto 2010) diverrà ancora più complicato. Impossibile, direte voi: è già scritto in burocratese stretto, con decine di articoli superflui o da ultra sintetizzare. E invece, miracolo, i nostri politici l’hanno reso ancora più complesso.
Provate a leggere tutto d’un fiato l’articolo 126-bis (quello sui punti della patente), comma 6. In corsivo, la parte nuova.
“Alla perdita totale del punteggio, il titolare della patente deve sottoporsi all’esame di idoneità tecnica di cui all’articolo 128. Al medesimo esame deve sottoporsi il titolare della patente che, dopo la notifica della prima violazione che comporti una perdita di almeno cinque punti, commetta altre due violazioni non contestuali, nell’arco di dodici mesi dalla data della prima violazione, che comportino ciascuna la decurtazione di almeno cinque punti. Nelle ipotesi di cui ai periodi precedenti, l’ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri competente per territorio, su comunicazione dell’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, dispone la revisione della patente di guida”.
Mostruosamente intricato. A che pro?