Multe da autovelox dopo il nuovo decreto: come capire se sono valide
Verifiche sulle multe da autovelox dopo il nuovo decreto e cosa controllare prima di pagare
In sintesi
- Circa 3.150 apparecchi risultano omologati e attivi, mentre circa 850 dispositivi non conformi devono essere disattivati.
- Il verbale dovrebbe indicare marca, modello e talvolta numero di omologazione; la loro assenza è un segnale.
- Richiedere al Comune copia dell’omologazione e della taratura riferite a quel modello, numero di serie, data e ora del rilievo.
- Se l’apparecchio avrebbe dovuto essere spento, si può impugnare il verbale presso Prefetto o Giudice di Pace allegando documentazione.
- Prima di pagare verificare cartelli dei limiti e preavviso dei controlli elettronici; la loro mancanza supporta la contestazione.
Il decreto sugli autovelox del Ministero dei Trasporti è entrato in vigore e circa 850 apparecchi non omologati devono essere spenti rispetto ai 3.150 che restano attivi. Chi guida si chiede subito se le multe ricevute siano ancora valide. Prima di pagare o cestinare il verbale, conviene fare qualche verifica concreta su dispositivo, data e modalità del rilevamento.
Come riconoscere subito se un autovelox è omologato dopo il nuovo decreto
Per capire se l’autovelox che ti ha “beccato” rientra tra quelli regolarmente utilizzabili, il primo indizio è nel verbale. Nel corpo del testo, di solito nella parte iniziale o a metà, è indicato il tipo di apparecchio utilizzato, spesso con marca e modello e talvolta con numero di omologazione o decreto ministeriale. Se questi dati mancano del tutto o sono incompleti, è già un primo segnale da approfondire prima di pagare a occhi chiusi.
In questo momento esiste una distinzione netta: circa 3.150 apparecchi risultano omologati secondo le regole tecniche richiamate dal nuovo decreto, mentre circa 850 dispositivi non conformi devono essere disattivati. La difficoltà pratica è capire dove stiano gli autovelox che incontri ogni giorno. Nella maggior parte dei casi, i Comuni o gli enti proprietari della strada hanno un elenco degli impianti fissi e mobili utilizzati: se hai dubbi, è utile chiedere formalmente copia degli estremi di omologazione e di taratura riferiti proprio a quel modello e a quel numero di serie, citando la data e l’ora del rilievo contestato.
Cosa cambia con il decreto: modelli spenti, mappe e cosa non aspettarsi
Il decreto sugli autovelox ha introdotto un discrimine secco: possono continuare a funzionare solo gli apparecchi con omologazione conforme alle specifiche richiamate dal Ministero, mentre gli altri devono essere spenti fin da subito. I dispositivi non autorizzati non possono restare “in servizio” in attesa di adeguamenti futuri. Secondo quanto riportato dalle cronache, si parla di uno stop per circa 850 apparecchi non omologati, un numero rilevante se si considera la dipendenza di molti enti locali dagli incassi delle sanzioni automatiche.
Molti portali e testate hanno iniziato a pubblicare mappe e liste degli autovelox spenti città per città, ma chi guida deve fare attenzione: non esiste una “super mappa ufficiale” unica e definitiva valida per tutta Italia. Ogni ente gestore aggiorna o dovrebbe aggiornare i propri elenchi in base alla situazione reale. Se ti muovi spesso nella stessa zona, può essere utile verificare periodicamente gli elenchi degli impianti pubblicati dal tuo Comune o dalla Provincia, ma non bisogna dare per scontato che una mappa generica online rispecchi con precisione lo stato di ogni singola postazione.
Quando le multe da autovelox sono nulle e come impostare un ricorso efficace
Una multa da autovelox può essere contestata se il dispositivo non è omologato correttamente o se non è stato sottoposto alle verifiche periodiche previste. Il nuovo decreto rende ancora più centrale questo aspetto, perché “taglia fuori” gli apparecchi che non rispettano determinate specifiche tecniche e richiama in modo esplicito l’obbligo di taratura periodica. Se ricevi un verbale emesso dopo l’entrata in vigore del decreto e scopri che l’apparecchio rientra tra quelli che l’ente avrebbe dovuto spegnere, allora hai elementi concreti per sollevare la questione in sede di ricorso.
Nella pratica, un ricorso efficace parte sempre da alcuni passaggi base. Prima si controllano attentamente luogo, ora, limite indicato, targa e dati dell’apparecchio. Poi si chiede all’ente che ha emesso il verbale copia degli atti relativi all’omologazione e alla taratura del dispositivo usato quel giorno, specificando modello e postazione. Se, dopo la risposta, emergono incongruenze, omologazione mancante o documentazione di verifica non aggiornata, allora si può impostare il ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace allegando tutte le copie ricevute e spiegando, passo per passo, perché si ritiene che l’accertamento sia stato effettuato con uno strumento non conforme alle regole vigenti.
Limiti, cartelli e verifiche pratiche prima di pagare la sanzione
Il nuovo decreto non riguarda solo l’elenco degli apparecchi ammessi, ma incide anche sul modo in cui vengono usati: posizionamento, preavviso, controlli e rapporto con i limiti in vigore. Per chi guida, la prima cosa da fare quando arriva una multa è verificare se, sul tratto di strada indicato, il limite contestato era chiaramente riportato da un cartello e se era presente un preavviso di controlli elettronici accessibile a chiunque. Se mancano le segnalazioni essenziali o se il limite appare incoerente con il contesto, è lecito farsi qualche domanda e approfondire la questione.
Prima di correre in posta, può essere molto utile anche un controllo incrociato su regole e casi tipici spiegati in modo semplice, ad esempio attraverso approfondimenti dedicati alle regole sugli autovelox e annullamento multe. Se, dopo queste verifiche, emergono dubbi seri su omologazione, taratura, limiti o cartelli, la soluzione sensata non è ignorare il verbale ma raccogliere subito foto, screenshot delle mappe del tratto di strada e copiare gli estremi di legge richiamati: sono tutti tasselli preziosi da usare nel caso in cui si decida di contestare la sanzione anziché pagarla con rassegnazione.