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Le multe rilevate con autovelox sono valide se il dispositivo non è omologato?

Spiegazione pratica su quando le multe da autovelox sono contestabili in base a omologazione, controlli tecnici e regole dopo il 2017

Le multe rilevate con autovelox sono valide se il dispositivo non è omologato?
diEzio Notte

In sintesi

  • Il decreto ministeriale sugli strumenti di rilevazione è entrato in vigore il 12 luglio.
  • Il decreto individua 25 prototipi considerati omologati, ma non è una sanatoria universale per multe pregresse.
  • Il discrimine 2017 non rende automaticamente irregolari o valide le apparecchiature: conta validità dell’omologazione e documentazione.
  • Un autovelox regolare richiede omologazione del modello, corretta installazione e verifiche periodiche tracciate.
  • Accredia ha comunicato il 13 luglio di non aver mai accreditato il laboratorio di taratura del Centro superiore del MIT.

Se pensi che col nuovo decreto autovelox “sia tutto regolare e le multe non si toccano più”, rischi di farti molto male al portafoglio. Il decreto ministeriale sugli strumenti di rilevazione della velocità è entrato in vigore il 12 luglio, dopo 34 anni di attesa, e invece di chiudere il tema lo ha riacceso. Eccome.

Nel giro di pochi giorni è partita una denuncia-esposto di 207 pagine alla Procura di Roma, firmata dall’associazione Altvelox, con ipotesi pesanti come omissione di atti d’ufficio, falso ideologico e truffa. Gli automobilisti, nel frattempo, si chiedono una cosa sola: “Ma le multe prese con quegli autovelox sono valide o le posso contestare?”. Qui entra in gioco la parte davvero pratica: capire che ruolo ha l’omologazione, cosa cambia per i dispositivi prima e dopo il 2017, quali controlli tecnici devono esistere e, soprattutto, in quali casi una sanzione può avere basi deboli e valere la pena di essere impugnata.

Le multe autovelox sono valide con il nuovo decreto?

La prima domanda da farsi è semplice: con il nuovo decreto entrato in vigore il 12 luglio, le multe già prese con autovelox sono automaticamente salve? La risposta secca è no. Il decreto non è una “sanatoria universale” e non può cancellare i requisiti che ogni verbale deve avere per essere valido: indicazioni chiare sul dispositivo utilizzato, luogo, limite, modalità di accertamento, e una base normativa corretta.

Il decreto, che individua tra l’altro 25 prototipi considerati omologati, entra nel quadro come norma tecnica di riferimento, ma non “blinda” tutte le sanzioni passate. Se, per esempio, un verbale non riporta in modo verificabile il tipo di apparecchio, o se l’ente non riesce a dimostrare la regolarità dell’installazione e dei controlli, la multa resta contestabile. Lo stesso vale per errori procedurali (notifica tardiva, errata intestazione, motivazioni generiche), che il decreto non può correggere a posteriori.

Chi vuole un quadro più ampio di scenario può guardare anche ai dubbi sull’effetto del nuovo decreto sui ricorsi autovelox, perché al momento il fronte legale è tutt’altro che chiuso: il provvedimento ha aperto un contenzioso sia penale che amministrativo, e questo significa che la partita sulla validità delle rilevazioni resta aperta caso per caso.

Cosa cambia per i dispositivi installati prima e dopo il 2017

Molti lettori si chiedono se gli autovelox montati prima del 2017 siano diventati improvvisamente “fuorilegge” o, al contrario, blindati dal nuovo decreto. La realtà è meno spettacolare e più tecnica. Il discrimine 2017 è legato all’introduzione di nuove regole su omologazione e controlli, che hanno segnato uno spartiacque tra apparecchi vecchia e nuova generazione. Ma un dispositivo installato prima di quella data non è automaticamente irregolare, né automaticamente regolare.

Per i dispositivi più datati la domanda chiave è: esiste un titolo di omologazione valido e una documentazione di installazione conforme alla normativa dell’epoca, aggiornata poi ai successivi interventi? Se l’ente non è in grado di mostrare questi atti, allora sì, la multa diventa molto più debole. Per gli autovelox installati dopo il 2017, oltre all’omologazione, pesano ancora di più le procedure di verifica, la corretta configurazione e l’allineamento ai requisiti tecnici dei decreti successivi, compreso quello del 12 luglio.

Per capire meglio quali modelli possono continuare a lavorare e in quali condizioni, può essere utile dare un’occhiata all’analisi su quali modelli di autovelox restano validi dopo il nuovo decreto, che entra nel merito delle famiglie di dispositivi e della loro posizione con le nuove regole.

Quali controlli tecnici deve avere un autovelox regolare

Una multa per eccesso di velocità è agganciata a un concetto fondamentale: l’apparecchio che l’ha generata deve essere tecnicamente affidabile. Questo non significa solo “avere un bollino”, ma poter dimostrare una catena di controlli chiara. Nel nuovo scenario, un autovelox regolare deve potersi appoggiare su tre pilastri: omologazione del modello, corretta installazione e verifiche di funzionamento periodiche e tracciate.

In pratica, gli elementi che dovrebbero risultare agli atti (e che puoi far emergere con un accesso agli atti o in un eventuale ricorso) sono:

  • Il provvedimento di omologazione o approvazione del tipo, con riferimento preciso al modello utilizzato.
  • La documentazione di installazione, con indicazione del punto chilometrico, del limite impostato e delle condizioni di utilizzo.
  • Le certificazioni o attestazioni delle verifiche iniziali e periodiche sul corretto funzionamento.
  • Gli atti che provano chi gestisce il software e con quali procedure di aggiornamento.
  • La corrispondenza tra quanto dichiarato nel verbale e i dati tecnici del dispositivo.

Un punto caldo emerso in questi giorni riguarda proprio la taratura e i laboratori. Il 13 luglio Accredia ha comunicato di non aver mai accreditato il laboratorio di taratura del Centro superiore del Mit. Questo genere di elementi non annulla da solo tutte le multe, ma diventa munizione pesante quando si solleva un dubbio sulla filiera dei controlli. Per chi vuole andare a fondo su cosa chiedere e verificare, è utile la guida dedicata a cosa prevede il nuovo decreto MIT su omologazione e taratura autovelox, con un taglio specifico sui controlli tecnici.

Quando una sanzione può essere contestata

La domanda che interessa davvero è: in quali casi ha senso mettersi a fare ricorso? Non basta dire “l’autovelox non mi piace” o “passo sempre lì e non è possibile”. Una sanzione in genere diventa seriamente contestabile quando emergono vizi concreti su almeno uno di questi fronti: mancanza o incertezza sull’omologazione, lacune nelle verifiche tecniche, problemi di titolarità e gestione del software, errori procedurali nel verbale.

Uno scenario tipico: ricevi un verbale per eccesso di velocità, l’apparecchio è indicato in modo generico, senza modello identificabile, e a una richiesta di accesso agli atti l’ente non è in grado di fornire copia del provvedimento di omologazione o della documentazione di installazione. In un quadro del genere, soprattutto ora che il decreto del 12 luglio ha aperto anche fronti penali e amministrativi su omologazioni e controlli, un ricorso ben strutturato può avere buone chance. Lo stesso vale se scopri che il dispositivo rientra in una delle situazioni dubbie emerse con la denuncia-esposto di Altvelox.

Per chi è nel dubbio, il consiglio è sempre lo stesso: non buttarsi a pesce sul “ricorso copia-incolla”, ma verificare se il proprio caso rientra nelle ipotesi forti di contestazione. Un aiuto arriva dall’analisi su in quali casi una multa può essere annullata o contestata con buone probabilità di successo, che passa in rassegna le situazioni-tipo. E se vuoi capire come leggere i passaggi più tecnici del provvedimento, puoi appoggiarti anche alla guida su come verificare gli autovelox con il nuovo decreto 2026.