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La pellicola “invisibile” alle telecamere? In Italia è un’illusione

Come funziona la pellicola noRecognition e perché inganna alcuni algoritmi

Spazio di lavoro neutro con un portachiavi senza marchio su una superficie piana.
Immagine generata con l’ausilio di AI

Auto “invisibile” sulle telecamere, ma solo per l’intelligenza artificiale: la pellicola noRecognition del ricercatore Bill Swearingen, mostrata su una Toyota Yaris del 2009 alla conferenza DEF CON 34, ha mandato in tilt alcune telecamere Flock e software di lettura targhe, mentre agli occhi umani l’auto restava perfettamente visibile, targa compresa, sollevando dubbi su autovelox, tutor e videosorveglianza.

Nella realtà italiana il quadro è molto meno spettacolare. Questa pellicola è un prototipo sperimentale, non è omologata né venduta al pubblico e, soprattutto, è stata provata contro specifici algoritmi americani, non contro i sistemi certificati di controllo velocità o lettura targhe usati sulle strade nazionali, che adottano hardware ridondante e procedure di omologazione precise per evitare facili trucchi grafici.

Come funziona davvero la pellicola noRecognition

La pellicola noRecognition non “spegne” le telecamere, ma applica il cosiddetto design avversariale: un motivo grafico studiato al computer per mandare in confusione gli algoritmi di riconoscimento automatico, alterando il modo in cui la rete neurale interpreta l’immagine, mentre la foto o il video restano perfettamente leggibili per un agente o un giudice in carne e ossa.

Nei test descritti dagli analisti, questo wrap ha ingannato lettori di targhe e sistemi di classificazione veicoli diffusi negli Stati Uniti, oltre ad almeno un modello di telecamera Flock. In un diverso esperimento su abbigliamento, un pattern avversariale applicato all’intero indumento ha impedito il riconoscimento di persone in una quota significativa di casi, come riportato da Gazzetta Motori su un test al pattern anti-Flock.

Questo conferma che le grafiche avversariali possono ridurre la capacità di individuare correttamente un oggetto, ma non lo cancellano dalla scena. Per un tutor o una telecamera di enforcement, l’immagine dell’auto esiste comunque e può essere rivalutata con software diversi, verifiche manuali o nuove tarature, rendendo molto relativa la “magia” promessa da una pellicola del genere.

Sistemi italiani: autovelox, tutor, free flow

In Italia, gli strumenti per sanzionare la velocità e gestire i pedaggi usano catene di acquisizione più robuste rispetto ai singoli algoritmi presi di mira da noRecognition. I tutor autostradali e sistemi come Vergilius Plus impiegano più telecamere dedicate alla lettura automatica delle targhe, una seconda telecamera a colori per il contesto, illuminatori infrarossi e unità di elaborazione locale, oltre a procedure di omologazione e taratura fissate dal Ministero.

La logica è simile nei portali di pedaggio free flow, dove la targa viene fotografata in alta definizione e abbinata alla tipologia di veicolo e al chilometraggio percorso. Proprio perché l’identificazione passa da lettura targa, immagini di contesto e controlli incrociati, non esiste ad oggi alcuna prova che un pattern studiato per singoli software americani riesca a eludere i sistemi certificati italiani, i cui requisiti sono definiti da norme tecniche precise.

Un ulteriore elemento è la sperimentazione di sistemi di intelligenza artificiale come SafeDrive in Toscana, usati per rilevare cinture e uso del telefono: in questa fase non producono multe e integrano già funzioni di sfocatura automatica dei volti, come riportato negli approfondimenti su telecamere “intelligenti” e privacy, ad esempio nel caso della telecamera fissa automatica che solleva dubbi di legittimità.

Pellicole, wrapping e targhe nel Codice della Strada

Per il Codice della Strada, la questione non è se la pellicola usi o meno l’intelligenza artificiale, ma il risultato: la targa deve essere sempre presente, correttamente posizionata e chiaramente leggibile. Gli articoli sulla disciplina delle targhe vietano espressamente di coprirle, alterarle o renderle illeggibili con vernici, pellicole, accessori o dispositivi meccanici, e la Polizia di Stato ricorda che anche lo sporco o le coperture trasparenti che ostacolano la lettura costituiscono violazione.

Allo stesso modo, qualsiasi pellicola che punti a rendere meno riconoscibile il veicolo alle telecamere, pur mantenendo teoricamente leggibile la targa, può essere contestata se di fatto ostacola l’identificazione da parte di agenti e strumenti omologati. In Italia il car wrapping è ammesso come personalizzazione estetica, entro limiti ben precisi di omologazione e riconoscibilità, spiegati nelle guide su car wrapping legale e limiti e sugli adesivi per auto consentiti.

Una pellicola progettata dichiaratamente per “ingannare” gli strumenti di controllo rischia quindi di essere letta come mezzo per sottrarsi alla vigilanza, con sanzioni amministrative per la targa illeggibile e possibili rilievi più gravi se inserita in un disegno di elusione sistematica di autovelox, tutor o portali free flow, come emerge anche dalle dispute sulle targhe magnetiche usate in prova.

Privacy, AI Act e il mito dell’auto invisibile

Il nodo della privacy non si risolve con una carrozzeria a scacchi. Il Regolamento (UE) sull’intelligenza artificiale, il cosiddetto AI Act, considera i sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale nello spazio pubblico come usi vietati, salvo poche eccezioni, mentre ammette l’uso di visione artificiale per compiti specifici come l’enforcement stradale, imponendo forti obblighi di trasparenza e tutela dei diritti fondamentali.

In Italia il Garante Privacy, nel parere n. 531 del 14 luglio 2026, ha chiesto che l’elaborazione biometrica avvenga solo su immagini già registrate e che gli archivi di volti non crescano in modo automatico, frenando l’idea di una sorveglianza onnipresente. Per i controlli stradali restano quindi centrali i vincoli del Codice della Strada e le cautele su autovelox e privacy, già riassunte nelle analisi dedicate ai rapporti tra sanzioni e tutela dati, come la scheda su autovelox e privacy in dieci punti.

Non solo. Dal punto di vista tecnico, i pattern avversariali funzionano contro una certa versione di un algoritmo, con una certa inquadratura, in condizioni controllate. Basta un aggiornamento software, un diverso angolo di ripresa, una sovraesposizione o l’uso combinato di più reti neurali per far crollare l’effetto “mantello dell’invisibilità”, lasciando l’automobilista con una livrea discutibile, un prototipo non omologato e tutte le responsabilità previste dalla legge.

Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale