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Perché il GPL viene ancora visto male in alcune città e cosa c’è di vero nelle critiche?

Analisi delle norme su GPL in città, tra limitazioni alla circolazione, sicurezza in autorimessa e differenze rispetto ad altri carburanti

Perché il GPL è ancora sotto accusa in alcune città: miti, paure e realtà tecniche
diRedazione

Molti automobilisti che valutano il passaggio al GPL si sentono dire che “in città non lo vogliono” o che “è pericoloso nei garage”, e finiscono per rinunciare. Il rischio concreto è prendere decisioni costose basandosi su paure datate o su regole lette a metà. Capire da dove nasce la cattiva fama del GPL e cosa dicono davvero norme e dati aiuta a distinguere i divieti reali dagli allarmismi e a evitare scelte penalizzanti.

Come si è formata la “cattiva fama” del GPL tra media e politica

La cattiva reputazione del GPL nasce in gran parte da un’eredità storica: per anni le auto a gas sono state associate a impianti artigianali, serbatoi ingombranti e prestazioni modeste. Questa immagine è rimasta nell’immaginario collettivo anche quando la tecnologia è cambiata, alimentata da titoli allarmistici ogni volta che si verificava un incidente che coinvolgeva un veicolo a gas, spesso senza distinguere tra impianti moderni e installazioni vecchie o non a norma. Il risultato è una percezione di rischio che non sempre corrisponde al quadro tecnico attuale.

Un altro fattore è la semplificazione con cui, nel dibattito pubblico, si parla di “auto a gas” come blocco unico, senza differenziare tra GPL e metano, tra veicoli recenti e mezzi molto datati, tra impianti omologati secondo standard internazionali e sistemi obsoleti. Quando la politica locale introduce limitazioni alla circolazione, il messaggio che passa spesso è solo “bloccate le auto a gas”, senza spiegare che i divieti riguardano soprattutto le classi emissive più vecchie. In questo modo il GPL viene percepito come “problema” a prescindere, anche da chi guida veicoli moderni e regolarmente omologati.

Il caso delle limitazioni al GPL nelle aree a pedaggio e nelle ZTL

Le limitazioni al traffico nelle città, tra ZTL, aree a pedaggio e misure antismog, contribuiscono molto alla sensazione che il GPL sia “malvisto”. Un esempio concreto è rappresentato dalle ordinanze del Comune di Torino, dove le misure strutturali e i diversi livelli di allerta antismog prevedono divieti specifici per i veicoli a GPL e metano più vecchi. In alcune comunicazioni ufficiali si chiarisce che, con livello di allerta base, i veicoli GPL e metano con classi emissive più datate sono soggetti a blocco continuativo, al pari dei benzina e diesel più vecchi, come indicato negli avvisi sulle limitazioni alla circolazione veicolare di livello 0.

Quando l’allerta sale, le stesse fonti ufficiali spiegano che i veicoli GPL e metano più datati restano comunque fermi 24 ore su 24, mentre per i diesel i divieti si estendono a classi emissive più recenti e in determinate fasce orarie, come riportato negli avvisi relativi al livello 1 e 2 delle misure antismog. In questo quadro, il GPL non è “bersaglio unico”, ma rientra in un pacchetto di restrizioni che colpisce soprattutto i mezzi più inquinanti e anziani. Tuttavia, per chi possiede un’auto a GPL datata, la percezione è di essere penalizzato “perché a gas”, senza cogliere che il criterio principale resta la classe emissiva e non solo il tipo di carburante.

Un ulteriore elemento di confusione riguarda le ZTL e le aree a pedaggio, dove spesso le regole variano da città a città e cambiano nel tempo. Se un automobilista sente che in un centro storico “le auto a gas non possono entrare”, tende a generalizzare questa informazione a tutte le città, senza verificare se il divieto riguardi davvero il GPL in quanto tale o solo determinate categorie di veicoli. In pratica, la combinazione di norme locali complesse e comunicazione sintetica alimenta l’idea che il GPL sia sistematicamente svantaggiato, anche quando le regole sono più sfumate.

Cosa dicono davvero dati, perizie e statistiche su sicurezza ed emissioni

Quando si passa dai luoghi comuni ai dati tecnici, il quadro sul GPL cambia sensibilmente. Dal punto di vista delle emissioni, le analisi condotte da enti specializzati descrivono i veicoli bifuel a GPL come mezzi in grado di ridurre l’impatto ambientale rispetto alla benzina, con benefici sia in termini di inquinanti locali sia di gas climalteranti. Un esempio è la scheda dedicata ai veicoli bifuel a gas di petrolio liquefatto pubblicata da ENEA, che evidenzia come questa alimentazione consenta risparmi sul costo del carburante e una riduzione delle emissioni rispetto ai motori a benzina tradizionali, contribuendo alla qualità dell’aria urbana (veicolo bifuel a GPL secondo ENEA).

Sul fronte sicurezza, la normativa italiana richiama espressamente gli standard internazionali per i dispositivi di alimentazione a GPL. Il decreto del Ministero dell’Interno del 22 novembre 2002, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, disciplina il parcamento dei veicoli a GPL nelle autorimesse in funzione del sistema di sicurezza dell’impianto e richiama il regolamento ECE/ONU n. 67, che definisce i requisiti tecnici per serbatoi, valvole e dispositivi di sicurezza (testo completo del decreto 22 novembre 2002). Questo significa che gli impianti moderni devono rispettare standard progettati proprio per ridurre il rischio di fughe e incendi, con dispositivi di chiusura automatica e componenti omologati.

Un automobilista che si chiede se il GPL sia “più pericoloso” della benzina dovrebbe quindi distinguere tra veicoli con impianti vecchi o non adeguati alle norme attuali e auto dotate di sistemi conformi ai regolamenti internazionali. Se il proprio veicolo è stato trasformato o immatricolato negli ultimi anni e ha superato regolarmente le revisioni, allora il quadro normativo e tecnico suggerisce un livello di sicurezza allineato agli standard previsti per la circolazione e il parcamento, anche in autorimesse soggette a regole antincendio specifiche.

Quando le regole colpiscono di più chi sceglie il GPL per risparmiare

Molti automobilisti scelgono il GPL per contenere i costi di utilizzo dell’auto, soprattutto se percorrono molti chilometri all’anno. Il problema nasce quando questa scelta economica si combina con veicoli molto datati, magari acquistati usati proprio perché più accessibili. In questi casi, le misure antismog e le limitazioni strutturali alla circolazione possono colpire in modo più duro chi ha meno margine economico per cambiare auto. Le comunicazioni del Comune di Torino sulle misure del bacino padano, ad esempio, spiegano che le limitazioni strutturali tutto l’anno riguardano benzina e diesel fino a determinate classi emissive e GPL e metano fino a classi ancora più vecchie, con l’obiettivo di ridurre l’impatto dei veicoli più inquinanti (comunicato sulle misure antismog del bacino padano).

Quando, nel periodo invernale, si aggiungono ulteriori blocchi per i diesel più recenti nei giorni feriali, come chiarito in un comunicato stampa del 2024 del Comune di Torino, il quadro diventa ancora più complesso: chi guida un vecchio GPL resta comunque soggetto a divieti continuativi, mentre chi possiede un diesel relativamente recente può trovarsi limitato solo in certe fasce orarie o in presenza di livelli di allerta più alti (misure antismog nel periodo invernale a Torino). In pratica, le regole cercano di colpire i veicoli più impattanti, ma l’effetto percepito da chi ha scelto il GPL per risparmiare è spesso quello di una doppia penalizzazione: costi di trasformazione sostenuti in passato e limitazioni crescenti alla circolazione.

Un caso tipico è quello di chi vive in cintura urbana e lavora in centro: se possiede un’auto a GPL anziana, può trovarsi escluso sia dalle ZTL sia da alcune fasce orarie di accesso per motivi ambientali. Se, invece, avesse mantenuto una vettura a benzina più recente, magari meno efficiente dal punto di vista dei consumi ma con classe emissiva più alta, potrebbe avere meno limitazioni. Questo paradosso alimenta la sensazione che il GPL sia “maltrattato” dalle regole, anche se, sul piano formale, i criteri restano legati soprattutto all’età del veicolo e alla sua omologazione ambientale.

Come orientarsi tra allarmismi, bufale e informazioni affidabili sul GPL

Per orientarsi tra allarmismi e realtà sul GPL, il primo passo è distinguere tra fonti normative, dati tecnici e opinioni. Sul fronte sicurezza antincendio, ad esempio, il quadro di riferimento per le autorimesse nasce dal decreto del 1 febbraio 1986 sulle norme di prevenzione incendi per la costruzione e l’esercizio delle autorimesse, che costituisce la base storica della disciplina (decreto 1 febbraio 1986 sulle autorimesse). Successivamente, il decreto del 22 novembre 2002 ha introdotto disposizioni specifiche per il parcamento dei veicoli a GPL, legando l’accesso ai garage alle caratteristiche di sicurezza dell’impianto. Un ulteriore decreto del 2017 ha poi richiamato entrambi questi testi tra i riferimenti delle nuove regole tecniche di prevenzione incendi per le autorimesse, confermandone la vigenza (articolo 3 sulle norme tecniche autorimesse).

Chi vuole verificare se la propria auto a GPL può accedere a un garage interrato o a una ZTL dovrebbe quindi seguire alcuni passaggi pratici. Prima di tutto, controllare sul libretto di circolazione la classe emissiva e la tipologia di impianto, verificando se è omologato secondo gli standard più recenti. Poi, consultare il sito del Comune interessato per leggere le ordinanze aggiornate su ZTL e misure antismog, facendo attenzione alle distinzioni tra benzina, diesel, GPL e metano e tra diverse classi emissive. Infine, per i garage condominiali o privati, è utile chiedere all’amministratore o al gestore quali regole interne applicano, perché possono essere più restrittive rispetto al minimo previsto dalla normativa antincendio.

Se emergono informazioni contraddittorie – ad esempio un cartello che vieta genericamente “tutte le auto a gas” in un’autorimessa, senza distinguere tra impianti con o senza determinati dispositivi di sicurezza – è consigliabile chiedere chiarimenti scritti al gestore, facendo riferimento alle norme vigenti. Allo stesso modo, quando si leggono notizie su blocchi del traffico che “colpiscono il GPL”, è utile verificare sui siti istituzionali quali veicoli sono effettivamente interessati e con quali orari. In questo modo, chi sceglie il GPL può valutare con maggiore consapevolezza i reali vincoli alla circolazione e al parcamento, evitando di farsi condizionare da generalizzazioni o da regole superate che non rispecchiano più lo stato attuale della tecnologia e della normativa.