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Perché possono togliermi punti per divieto di sosta?

Divieto di sosta e punti patente: quando scatta solo la multa, quando si perdono punti e come leggere correttamente il verbale

Divieto di sosta e punti patente: quando scatta la decurtazione
diEzio Notte

Il divieto di sosta è una delle infrazioni più frequenti per gli automobilisti e spesso nasce il dubbio se comporti “solo” una multa o anche la perdita di punti sulla patente. Per orientarsi davvero tra cartelli, verbali e possibili conseguenze sul punteggio, è indispensabile capire come il Codice della Strada distingue tra fermata e sosta, quali situazioni sono considerate più pericolose e quando possono scattare anche sanzioni accessorie come la rimozione del veicolo. In questo articolo analizziamo, con taglio pratico, cosa prevede la normativa in tema di divieto di sosta, punti patente e lettura del verbale.

Quando il divieto di sosta comporta solo una multa

Per capire quando il divieto di sosta comporta soltanto una sanzione pecuniaria, è utile partire dalle definizioni di base. L’articolo 157 del Codice della Strada distingue tra arresto, fermata e sosta: la sosta è la sospensione della marcia protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento del conducente, mentre la fermata è una sospensione temporanea e di brevissima durata, con il conducente presente e pronto a ripartire. Questa distinzione è importante perché molte violazioni legate al “divieto di sosta” riguardano in realtà il modo in cui il veicolo viene lasciato sulla strada e la durata dell’arresto. Quando la sosta è irregolare ma non crea particolari pericoli o intralci gravi, la conseguenza tipica è la sola multa amministrativa.

L’articolo 158 del Codice della Strada elenca in modo dettagliato i casi in cui fermata e sosta sono vietate. In molte di queste ipotesi, la violazione si traduce in una sanzione amministrativa pecuniaria, senza che sia espressamente prevista una decurtazione di punti. Ad esempio, la sosta in seconda fila (salvo veicoli a due ruote) o il parcheggio in aree destinate al mercato nelle ore stabilite rientrano tra i divieti di sosta, ma il Codice disciplina principalmente l’importo della multa. In assenza di un richiamo specifico al sistema dei punti, l’effetto principale per il conducente è il pagamento della somma prevista, eventualmente maggiorata in caso di reiterazione o di prolungamento della violazione nel tempo.

Un altro riferimento importante è l’articolo 7 del Codice della Strada, che attribuisce ai Comuni il potere di stabilire obblighi, divieti e limitazioni alla circolazione e alla sosta nei centri abitati. Il comma 14 prevede, per chi viola tali obblighi, una sanzione amministrativa pecuniaria, specificando anche importi diversi per la circolazione nelle corsie riservate, nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato. Nei casi di sosta vietata che si prolunga oltre le ventiquattro ore, la sanzione viene applicata per ogni periodo di ventiquattro ore di protrazione della violazione, ma si resta sempre nell’ambito della multa, senza che l’articolo introduca direttamente una decurtazione di punti. Questo conferma che, in molte situazioni di divieto di sosta, la conseguenza principale è economica.

Va inoltre considerato il ruolo della rimozione del veicolo. L’articolo 159 del Codice della Strada stabilisce che gli organi di polizia possono disporre la rimozione nei casi in cui la sosta costituisce grave intralcio o pericolo, o quando ricorrono specifiche ipotesi richiamate dagli articoli 157 e 158. La rimozione è una sanzione amministrativa accessoria rispetto alla multa, ma non implica di per sé la perdita di punti. In pratica, quindi, molte violazioni di divieto di sosta si esauriscono in una combinazione di sanzione pecuniaria e, se del caso, rimozione o blocco del veicolo, senza incidere sul punteggio della patente, salvo che intervengano altre norme specifiche che prevedano la decurtazione.

I casi in cui scattano anche i punti patente

Per individuare i casi in cui il divieto di sosta può comportare anche la perdita di punti, occorre guardare al sistema del punteggio previsto dall’articolo 126-bis del Codice della Strada, che disciplina la patente a punti e la decurtazione in caso di violazioni. L’articolo stabilisce che, per determinate infrazioni, oltre alla sanzione pecuniaria, è prevista la sottrazione di un certo numero di punti, fino all’eventuale azzeramento del punteggio. Tuttavia, l’elenco dettagliato delle singole violazioni e dei relativi punti sottratti è definito sulla base delle disposizioni del Codice e delle norme applicative. In questo quadro, non tutte le ipotesi di divieto di sosta comportano automaticamente una decurtazione: è necessario che la violazione rientri tra quelle per cui il sistema dei punti prevede espressamente una penalizzazione.

Un elemento da considerare è che alcune situazioni di sosta vietata sono strettamente collegate alla sicurezza della circolazione. L’articolo 158 vieta, ad esempio, la sosta sui passaggi pedonali, sulle piste ciclabili, in corrispondenza di intersezioni o in prossimità di segnali e semafori in modo da occultarne la vista. In questi casi, la condotta del conducente può incidere in modo significativo sulla visibilità e sulla sicurezza di pedoni e altri veicoli. Proprio per questo, tali violazioni possono essere considerate più gravi e, in base al sistema complessivo del Codice, associate a una decurtazione di punti, oltre alla multa. La gravità non dipende solo dal cartello di divieto, ma dal contesto in cui il veicolo viene lasciato in sosta.

Un altro profilo riguarda le corsie riservate e le aree a particolare tutela. L’articolo 158 vieta la sosta nelle corsie o carreggiate riservate ai mezzi pubblici, nelle aree pedonali urbane e nelle zone a traffico limitato per i veicoli non autorizzati. L’articolo 7, a sua volta, prevede sanzioni specifiche per la circolazione nelle corsie riservate ai mezzi pubblici e nelle ZTL. In queste ipotesi, la violazione non è solo un problema di parcheggio irregolare, ma incide sull’efficienza del trasporto pubblico e sulla tutela di aree sensibili. In un simile contesto, la normativa sul punteggio può prevedere la decurtazione, proprio perché la condotta è assimilabile a violazioni di circolazione più che a un semplice errore di sosta.

Va poi ricordato che, in alcune situazioni, alla violazione del divieto di sosta possono aggiungersi altri comportamenti sanzionati con perdita di punti. Ad esempio, se un veicolo è lasciato in sosta in modo da costituire grave intralcio o pericolo, tanto da richiedere la rimozione ai sensi dell’articolo 159, la condotta complessiva del conducente può integrare violazioni ulteriori rispetto al semplice divieto di sosta. Inoltre, l’articolo 12-bis del Codice della Strada attribuisce a personale specificamente designato il potere di accertare le violazioni in materia di sosta e fermata e di redigere i relativi verbali. Questo significa che, nei casi più gravi, l’accertamento può riguardare un insieme di infrazioni, alcune delle quali comportano anche la decurtazione di punti, secondo quanto previsto dal sistema della patente a punti.

Quanti punti si perdono e come si recuperano

Il numero di punti che si perdono a seguito di una violazione collegata al divieto di sosta dipende dalle previsioni del sistema della patente a punti delineato dall’articolo 126-bis. Tale articolo stabilisce che a ogni patente è attribuito un punteggio iniziale e che, per le violazioni per le quali è prevista la decurtazione, viene sottratto un certo numero di punti, fino all’eventuale azzeramento. La norma disciplina anche gli obblighi del proprietario del veicolo o dell’obbligato in solido di comunicare i dati del conducente quando la violazione è stata accertata senza contestazione immediata. Se questi soggetti omettono di fornire i dati senza giustificato motivo, è prevista una specifica sanzione amministrativa pecuniaria, distinta dalla perdita di punti per l’infrazione originaria.

Per quanto riguarda il recupero del punteggio, l’articolo 126-bis prevede due meccanismi principali. Da un lato, la frequenza di corsi di aggiornamento organizzati da autoscuole o da soggetti autorizzati consente di riacquistare sei punti, oppure nove punti per i titolari di particolari abilitazioni professionali, all’esito di una prova di esame. Dall’altro lato, la norma stabilisce che, in assenza di violazioni che comportino decurtazione per un periodo di due anni, il conducente torna al punteggio iniziale, entro il limite dei venti punti. Questo meccanismo premia la condotta corretta nel tempo e permette di recuperare anche eventuali perdite dovute a infrazioni, comprese quelle legate alla sosta, se rientrano tra le violazioni che incidono sul punteggio.

Un ulteriore aspetto da considerare è la relazione tra punteggio residuo e sospensione della patente. L’articolo 218-ter del Codice della Strada prevede che, quando il punteggio attribuito alla patente è inferiore a venti punti per effetto delle decurtazioni e il conducente commette alcune specifiche violazioni, si applica anche la sanzione accessoria della sospensione della patente per un periodo determinato. Tra le violazioni richiamate rientrano, ad esempio, alcuni comportamenti pericolosi in autostrada disciplinati dall’articolo 176. Pur non riguardando direttamente il divieto di sosta, questa disciplina mostra come un punteggio già ridotto possa rendere più gravose le conseguenze di ulteriori infrazioni, anche se di natura diversa.

Per i neopatentati, l’articolo 218-bis del Codice della Strada stabilisce che, nei primi tre anni dal conseguimento della patente B, quando è commessa una violazione per la quale è prevista la sospensione della patente, la durata della sospensione è aumentata di un terzo alla prima violazione e raddoppiata per le successive. Questo regime si applica anche ai titolari di altre categorie di patente, in determinate condizioni. Sebbene il divieto di sosta, di per sé, non comporti sempre la sospensione, è importante che chi ha poca esperienza di guida sia consapevole che un punteggio ridotto o violazioni più gravi possono avere effetti più pesanti sulla propria abilitazione alla guida, rendendo ancora più rilevante evitare comportamenti scorretti, anche in tema di sosta.

Esempi pratici: fermata bus, corsie riservate, passi carrabili

Per comprendere meglio quando il divieto di sosta può avere conseguenze più serie, è utile analizzare alcuni casi tipici previsti dall’articolo 158. Un primo esempio riguarda gli spazi riservati allo stazionamento e alla fermata degli autobus, dei filobus e dei veicoli circolanti su rotaia. La norma vieta la sosta in questi spazi e, quando non sono delimitati, a una distanza dal segnale di fermata inferiore a 15 metri, oltre che negli spazi riservati allo stazionamento dei veicoli in servizio di piazza. In queste situazioni, parcheggiare significa ostacolare il servizio di trasporto pubblico e creare potenziali pericoli per i passeggeri in salita e discesa. La violazione comporta la sanzione amministrativa pecuniaria e può giustificare anche la rimozione del veicolo, se ricorrono le condizioni dell’articolo 159.

Un secondo caso riguarda le corsie o carreggiate riservate ai mezzi pubblici. L’articolo 158 vieta espressamente la sosta in tali corsie, così come nelle aree pedonali urbane e nelle zone a traffico limitato per i veicoli non autorizzati. L’articolo 7, a sua volta, prevede una specifica sanzione amministrativa per la violazione del divieto di circolazione nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, nelle aree pedonali e nelle ZTL. In pratica, lasciare il veicolo in sosta in una corsia riservata può integrare sia una violazione di sosta vietata sia una violazione delle limitazioni alla circolazione, con un aggravio delle conseguenze. Anche in questo caso, la rimozione del veicolo è possibile quando la sosta costituisce grave intralcio o pericolo, secondo quanto stabilito dall’articolo 159.

Un terzo esempio molto frequente è quello dei passi carrabili. L’articolo 158 vieta la sosta allo sbocco dei passi carrabili e dovunque venga impedito di accedere a un altro veicolo regolarmente in sosta o di spostare veicoli in sosta. Parcheggiare davanti a un passo carrabile significa quindi ostacolare l’accesso a proprietà private o a spazi di manovra, con evidenti ripercussioni sulla circolazione e sui diritti dei proprietari. In queste ipotesi, oltre alla multa, gli organi di polizia possono disporre la rimozione del veicolo, in quanto la sosta integra un grave intralcio, come previsto dall’articolo 159. La combinazione di sanzione pecuniaria e rimozione rende questo tipo di violazione particolarmente oneroso per il conducente.

Infine, è utile ricordare che l’articolo 158 vieta la sosta anche in altri punti critici, come i passaggi e attraversamenti pedonali, le piste ciclabili, i marciapiedi, gli spazi riservati ai veicoli per persone invalide o alle donne in gravidanza e genitori con bambini piccoli. In tutte queste situazioni, il divieto di sosta è strettamente collegato alla tutela di utenti deboli della strada e alla necessità di garantire percorsi sicuri e accessibili. La violazione può quindi essere valutata con particolare severità, anche ai fini dell’eventuale decurtazione di punti, quando rientra tra le infrazioni che il sistema della patente a punti considera rilevanti. In ogni caso, la presenza di segnaletica verticale e orizzontale, unita alle previsioni del Codice, offre al conducente tutti gli elementi per evitare queste condotte.

Come leggere il verbale per capire la decurtazione

Per sapere se una violazione di divieto di sosta comporta anche la perdita di punti, è fondamentale saper leggere correttamente il verbale di accertamento. L’articolo 12-bis attribuisce a specifiche figure, come dipendenti comunali o personale ispettivo delle aziende di trasporto pubblico, il potere di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta e fermata, nonché di redigere e sottoscrivere il verbale. Nel verbale devono essere indicati gli estremi della violazione, il riferimento all’articolo del Codice violato (ad esempio, articolo 158 per il divieto di sosta) e le eventuali sanzioni accessorie, come la rimozione del veicolo ai sensi dell’articolo 159. La presenza di questi elementi consente al conducente di comprendere con precisione quale norma è stata contestata.

Per quanto riguarda la decurtazione dei punti, l’articolo 126-bis prevede che la sottrazione avvenga in relazione a specifiche violazioni e che ogni variazione di punteggio sia registrata nell’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. Nel verbale può essere indicato che l’infrazione comporta la perdita di punti, ma è il successivo aggiornamento dell’anagrafe a rendere effettiva la variazione. Quando la violazione è accertata senza contestazione immediata, il proprietario del veicolo o l’obbligato in solido devono comunicare i dati del conducente entro il termine previsto; in mancanza, scatta una specifica sanzione pecuniaria. Per capire se e quanti punti verranno decurtati, è quindi essenziale verificare sia il riferimento normativo riportato nel verbale sia l’eventuale indicazione della decurtazione.

Un altro elemento utile è la distinzione tra sanzioni pecuniarie e sanzioni accessorie. L’articolo 159 chiarisce che la rimozione o il blocco del veicolo costituiscono sanzioni amministrative accessorie alle sanzioni pecuniarie previste per le violazioni di sosta. Nel verbale, quindi, può essere riportato sia l’importo della multa sia l’indicazione della rimozione o del blocco, con i relativi oneri di custodia e recupero del veicolo. Queste misure, però, sono distinte dalla decurtazione di punti: il fatto che il veicolo sia stato rimosso non implica automaticamente la perdita di punteggio, che dipende invece dal tipo di violazione contestata e dalle previsioni del sistema della patente a punti. Leggere con attenzione tutte le voci del verbale aiuta a non confondere i diversi piani delle conseguenze.

Infine, è importante ricordare che il sistema del punteggio premia anche la condotta successiva del conducente. L’articolo 126-bis stabilisce che, in assenza di violazioni che comportino decurtazione per due anni, il punteggio torna al livello iniziale, entro il limite dei venti punti. Questo significa che, anche se un verbale per divieto di sosta ha comportato la perdita di punti, è possibile recuperare nel tempo mantenendo una guida corretta o frequentando i corsi di aggiornamento previsti. Verificare periodicamente il proprio punteggio e confrontarlo con le violazioni riportate nei verbali consente di avere sempre sotto controllo la situazione della patente e di valutare con consapevolezza l’impatto di ogni singola infrazione, compreso il divieto di sosta.

 

Questo articolo è stato redatto dalla nostra Redazione sulla base degli ultimi aggiornamenti del Codice della Strada. Le informazioni hanno finalità informative e divulgative; per l’applicazione concreta e per eventuali modifiche successive fa sempre fede il testo ufficiale della normativa.