Perché stanno diminuendo gli incidenti con i monopattini ma restano sotto osservazione?
Analisi dei dati su incidenti con monopattini elettrici, impatto delle nuove regole e ruolo di infrastrutture, formazione e assicurazioni nella sicurezza stradale urbana
Ogni giorno migliaia di persone usano i monopattini elettrici per gli spostamenti brevi, convinte che “tanto vado piano, non può succedere nulla”. Questo approccio porta spesso a sottovalutare regole, casco e contesto stradale, proprio mentre le statistiche mostrano un quadro più complesso: calano molti indicatori di incidentalità, ma il rischio per chi guida resta elevato e sotto osservazione da parte di istituzioni e assicurazioni.
Cosa dicono gli ultimi dati su incidenti e infortuni legati alla micromobilità
Per capire perché i monopattini restano sotto osservazione, la prima domanda è cosa stia realmente accadendo ai numeri degli incidenti. Secondo i dati ACI-ISTAT richiamati da ACI, nel 2024 in Italia sono deceduti 23 conducenti di monopattino, con un aumento del 9,5% rispetto al 2023, mentre le vittime tra ciclisti tradizionali e pedoni risultano in calo. Questo significa che, pur in un contesto di progressivo miglioramento generale, la curva di rischio per chi usa i monopattini non segue ancora la stessa traiettoria discendente di altre categorie vulnerabili.
Un altro tassello importante arriva dalle stime preliminari ACI-ISTAT sul primo semestre 2025, sintetizzate da ASAPS: incidenti con lesioni, feriti e morti risultano tutti in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2024, segnale che il sistema nel suo complesso sta reagendo. Tuttavia, le analisi di ASAPS sui dati 2023 e sulle prime stime 2024 evidenziano come la sinistrosità stradale complessiva mostri ancora criticità, con particolare preoccupazione proprio per gli utenti vulnerabili, tra cui rientrano a pieno titolo i conducenti di monopattini.
Guardando alle grandi città, il quadro si fa ancora più concreto. A Roma, il rapporto ACI-ISTAT richiamato dall’Automobile Club Roma indica che nel 2023 si sono registrati 271 incidenti che hanno coinvolto monopattini elettrici, con 239 feriti e 2 morti, a fronte di un calo complessivo dell’incidentalità stradale. Nel bilancio sociale dell’ente viene inoltre ricordato che nel 2022 sulle strade della Capitale erano stati coinvolti in incidenti 286 monopattini, con 258 feriti: un dato che suggerisce una leggera riduzione, ma non ancora una svolta strutturale.
Se si allarga lo sguardo al livello nazionale, un’analisi di Quattroruote sui dati ACI-ISTAT 2022 riportava 2.929 incidenti con monopattini elettrici e 16 morti, in forte aumento rispetto all’anno precedente. Un successivo articolo di cronaca, sempre basato sulle statistiche ufficiali, indicava per il 2023 3.365 sinistri con 21 vittime tra i conducenti. Il quadro che emerge è quello di una fase in cui la crescita esplosiva dell’uso dei monopattini ha portato a un picco di incidenti, seguito da segnali di stabilizzazione e, più di recente, da un calo di alcuni indicatori, ma con livelli di rischio ancora elevati rispetto alle aspettative di sicurezza urbana.
Per chi si occupa di mobilità, questi numeri si intrecciano con l’evoluzione generale della sicurezza stradale e con gli obiettivi europei di riduzione delle vittime, che riguardano tutti i veicoli, dai monopattini alle auto. Un quadro più ampio sugli sforzi per dimezzare le vittime sulle strade è approfondito nell’analisi su incidenti auto e obiettivi UE 2030, utile per capire come i monopattini si inseriscano in una strategia di sicurezza che non può più concentrarsi solo sulle quattro ruote.
Per chi vuole verificare direttamente le fonti, i dati sui 23 conducenti di monopattino deceduti nel 2024 e sull’aumento del 9,5% rispetto al 2023 sono riportati nel comunicato ACI-ISTAT dedicato agli incidenti stradali nelle 107 province italiane, disponibile sul sito dell’Automobile Club comunicato ACI-ISTAT 2024.
Effetto di casco obbligatorio, limiti di velocità e nuove regole sulla sicurezza
La seconda domanda chiave è quanto abbiano inciso le nuove regole su casco, limiti di velocità e requisiti tecnici dei monopattini. Le norme più recenti hanno introdotto obblighi più stringenti, soprattutto per l’uso in ambito urbano e per i servizi di sharing, con l’obiettivo di ridurre la gravità degli esiti in caso di urto. L’obbligo di casco in determinate condizioni, i limiti di velocità più bassi e l’attenzione a luci, freni e indicatori di direzione mirano a trasformare il monopattino da “giocattolo veloce” a vero veicolo soggetto a regole.
Un effetto indiretto ma rilevante è arrivato anche dal nuovo quadro normativo sul Codice della strada, che ha reso più stringenti le condizioni per l’uso dei monopattini in sharing. Secondo un’analisi ANSA basata sulle stime dell’Alleanza per la mobilità sostenibile, nel primo mese di applicazione delle nuove regole i noleggi di monopattini elettrici nelle principali città italiane sarebbero diminuiti del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Meno noleggi significa meno esposizione al rischio, soprattutto da parte di utenti occasionali e turisti, spesso meno esperti e meno attenti alle regole.
Parallelamente, il tema delle sanzioni ha iniziato a incidere sui comportamenti. Un altro articolo ANSA dedicato alle multe per monopattini evidenzia come, in una grande città del Nord, nei primi otto mesi del 2025 siano state elevate migliaia di sanzioni, con una quota significativa a carico dei veicoli in sharing. Questo dato suggerisce che i controlli stanno diventando più sistematici e che le amministrazioni locali stanno usando lo strumento sanzionatorio per correggere abitudini pericolose come la circolazione sui marciapiedi, il trasporto di passeggeri o l’uso senza casco dove previsto.
Il quadro regolatorio non riguarda solo la circolazione, ma anche la copertura assicurativa. Un’analisi ANSA sulle novità in materia di RC auto ha richiamato l’attenzione sull’estensione degli obblighi assicurativi anche ai veicoli elettrici leggeri, in coerenza con la nuova disciplina europea sulla responsabilità civile. Per chi usa il monopattino tutti i giorni per andare al lavoro, questo significa che la gestione del rischio non è più solo una questione di prudenza personale, ma anche di coperture assicurative adeguate e di responsabilità economica in caso di danni a terzi.
Per chi vuole approfondire l’impatto delle nuove regole sul quadro complessivo della sinistrosità, è utile leggere anche l’analisi su nuovo Codice della strada e numero di incidenti, che mostra come gli interventi normativi stiano cercando di tenere il passo con l’evoluzione della mobilità, inclusa la micromobilità elettrica.
Perché il rischio resta paragonabile a quello di scooter e bici in molti contesti urbani
Una delle percezioni più diffuse è che il monopattino sia “meno pericoloso” di uno scooter, perché più leggero e apparentemente meno veloce. In realtà, in molti contesti urbani il livello di rischio per chi guida un monopattino può risultare paragonabile a quello di chi usa uno scooter o una bicicletta, soprattutto per due motivi: la vulnerabilità fisica dell’utente e l’esposizione alle stesse dinamiche di traffico. In caso di urto laterale a un incrocio o di caduta su rotaie del tram, il corpo resta praticamente senza protezioni, con conseguenze che possono essere gravi anche a velocità moderate.
Le statistiche ACI-ISTAT e le analisi di ASAPS sugli utenti vulnerabili mostrano che, nonostante i progressi complessivi, pedoni, ciclisti e conducenti di monopattini continuano a pagare un prezzo elevato in termini di feriti gravi e vittime. Il fatto che nel 2024 le vittime tra i conducenti di monopattino siano aumentate del 9,5% rispetto al 2023, mentre per biciclette tradizionali e pedoni si osserva un calo, indica che la curva di apprendimento per questo mezzo è ancora in corso. In altre parole, la città e i suoi utenti non hanno ancora “digerito” del tutto l’ingresso massiccio dei monopattini nel traffico quotidiano.
Un aspetto spesso sottovalutato è la combinazione tra dimensioni ridotte del mezzo e comportamento degli altri conducenti. In uno scenario tipico, un automobilista che svolta a destra potrebbe non vedere un monopattino che arriva sulla pista ciclabile o sul margine della carreggiata, proprio perché il veicolo è più piccolo e silenzioso. Se il monopattinista, a sua volta, procede distratto o senza rispettare il semaforo, l’incidente diventa quasi inevitabile. In questo senso, il rischio reale non dipende solo dal mezzo, ma dall’interazione tra tutti gli utenti della strada.
Le analisi di settore sulla micromobilità mostrano inoltre che monopattini, bici e car sharing stanno cambiando la viabilità urbana, aumentando la presenza di veicoli leggeri in spazi prima dominati dalle auto. Questo porta benefici in termini di emissioni e congestione, ma richiede una revisione profonda della progettazione delle strade e delle abitudini di guida. Un quadro più ampio di come la micromobilità stia trasformando le città italiane è offerto dall’approfondimento su car sharing e micromobilità, utile per capire perché il rischio dei monopattini non può essere valutato isolatamente.
I punti neri delle città: incroci, buche, rotaie e sosta selvaggia che mettono a rischio i monopattini
Se si passa dalla statistica alla strada, emergono con chiarezza alcuni “punti neri” che rendono i monopattini particolarmente vulnerabili. Gli incroci complessi, spesso pensati per le auto e non per i veicoli leggeri, sono tra i luoghi più critici: visibilità ridotta, svolte a destra senza corsie dedicate, attraversamenti ciclabili mal segnalati aumentano il rischio di collisione laterale. Per un monopattino, che ha ruote piccole e una stabilità inferiore rispetto a una bici, anche una frenata brusca per evitare un’auto che taglia la strada può tradursi in una caduta rovinosa.
Un altro elemento strutturale è la qualità del manto stradale. Buche, rappezzi, tombini sporgenti e rotaie del tram rappresentano trappole vere e proprie per le ruote dei monopattini. In un caso tipico, se il conducente affronta una rotaia bagnata con un angolo troppo stretto, la ruota può incastrarsi o scivolare, causando una caduta improvvisa. Se questo avviene in prossimità di un incrocio o di un passaggio pedonale, il rischio di essere investiti da un veicolo che sopraggiunge aumenta sensibilmente, anche a velocità relativamente basse.
La sosta selvaggia aggiunge un ulteriore livello di pericolo. Auto parcheggiate in doppia fila, furgoni che occupano le piste ciclabili, monopattini abbandonati sui marciapiedi costringono spesso chi guida un monopattino a improvvisi cambi di traiettoria, magari entrando in carreggiata senza il tempo di controllare gli specchietti o di segnalare la manovra. Se a questo si somma l’illuminazione insufficiente di alcune strade e la mancanza di segnaletica orizzontale chiara, il margine di sicurezza si riduce ulteriormente.
Le esperienze raccolte nelle grandi città italiane, come Roma, mostrano che la distribuzione degli incidenti con monopattini non è uniforme: alcune arterie, incroci e zone con presenza di rotaie o pavé concentrano una quota significativa dei sinistri. I rapporti dell’Automobile Club Roma, che documentano l’andamento degli incidenti con monopattini nel 2022 e 2023, sottolineano proprio la necessità di intervenire su infrastrutture e manutenzione, oltre che sui comportamenti individuali, per ridurre in modo stabile il numero di feriti e vittime.
Come possono intervenire Comuni, scuole guida e assicurazioni per ridurre ancora gli incidenti
La riduzione degli incidenti con i monopattini non può essere affidata solo al buon senso dei singoli utenti. I Comuni hanno un ruolo decisivo nel ridisegnare gli spazi urbani, creando infrastrutture dedicate e sicure per la micromobilità: piste ciclabili continue e ben segnalate, attraversamenti protetti agli incroci, interventi mirati sui punti neri con buche, rotaie e pavimentazioni scivolose. Se un’amministrazione individua un tratto di strada con alta concentrazione di sinistri che coinvolgono monopattini, allora dovrebbe valutare rapidamente misure correttive come riduzione della velocità, nuova segnaletica o rifacimento del manto stradale.
Le scuole guida possono contribuire integrando nei corsi per il conseguimento della patente moduli specifici sulla convivenza con monopattini e bici, spiegando agli automobilisti come riconoscere e proteggere gli utenti vulnerabili. Allo stesso tempo, si aprono spazi per percorsi formativi dedicati a chi usa la micromobilità, magari in collaborazione con associazioni e amministrazioni locali: brevi corsi su regole, precedenze, uso corretto del casco e gestione delle situazioni di rischio potrebbero ridurre significativamente gli incidenti, soprattutto tra i più giovani e tra chi utilizza il monopattino in sharing.
Le assicurazioni, dal canto loro, stanno iniziando a considerare i monopattini non più come un fenomeno marginale, ma come una componente stabile del rischio stradale. L’estensione degli obblighi assicurativi ai veicoli elettrici leggeri, in linea con la normativa europea, apre la strada a prodotti specifici che potrebbero premiare i comportamenti virtuosi: polizze con franchigie ridotte per chi usa sempre il casco, sconti per chi partecipa a corsi di formazione, coperture integrate per chi combina monopattino e trasporto pubblico. In questo modo, il mercato assicurativo può diventare un alleato nella diffusione di una cultura della sicurezza.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda la raccolta e l’analisi dei dati. Se Comuni, forze dell’ordine, assicurazioni e operatori di sharing condividono in modo strutturato le informazioni sugli incidenti, diventa più facile individuare pattern ricorrenti: orari più critici, tipologie di manovre più pericolose, zone con maggiore concentrazione di sinistri. Su queste basi, le campagne di sensibilizzazione possono essere mirate e concrete, ad esempio focalizzandosi sugli incroci dove si verificano più collisioni tra auto e monopattini o sugli errori più frequenti dei conducenti in sharing.
Perché la percezione del rischio sui monopattini è spesso diversa dalla realtà dei numeri
Resta da capire perché, nonostante i dati, molti utenti continuino a percepire il monopattino come un mezzo “quasi innocuo”. Una prima spiegazione è psicologica: il monopattino nasce come oggetto ludico, associato al gioco e al tempo libero, e questa immagine si è trasferita anche alla versione elettrica per adulti. Salire su un mezzo leggero, senza casco e senza protezioni, dà l’illusione di essere meno esposti rispetto a una moto o a uno scooter, mentre i numeri mostrano che la vulnerabilità fisica è molto simile a quella di un ciclista.
Un secondo fattore è la mancanza di esperienza strutturata. Molti utenti iniziano a usare il monopattino senza alcuna formazione, spesso direttamente in sharing, magari in una città che non conoscono bene. In uno scenario tipico, un turista scarica un’app, sblocca un monopattino e parte in mezzo al traffico senza avere chiaro dove può circolare, quali precedenze rispettare, come comportarsi agli incroci. Se a questo si aggiunge l’uso del telefono per orientarsi o ascoltare musica, la distanza tra percezione di controllo e rischio reale si allarga ulteriormente.
La comunicazione mediatica contribuisce a sua volta a creare una percezione distorta. Nei primi anni di diffusione dei monopattini, l’attenzione si è concentrata soprattutto sui casi più eclatanti, con titoli che parlavano di “boom di incidenti gravi” e di aumenti percentuali impressionanti rispetto all’anno precedente. Questa narrazione ha fissato nell’immaginario collettivo l’idea di un mezzo intrinsecamente pericoloso, senza però distinguere tra uso corretto e comportamenti estremi o illeciti. Oggi, mentre alcuni indicatori mostrano segnali di miglioramento, il dibattito pubblico fatica a recepire la complessità del quadro.
Per riallineare percezione e realtà, serve un approccio basato su dati e scenari concreti. Se un utente sa che, in una grande città, centinaia di incidenti l’anno coinvolgono monopattini e che una parte significativa di questi avviene in pochi punti critici (incroci complessi, tratti con rotaie, strade con sosta selvaggia), allora può adottare strategie di autoprotezione mirate: scegliere percorsi alternativi, ridurre la velocità in prossimità degli incroci, usare sempre il casco anche quando non è obbligatorio. In questo modo, la consapevolezza del rischio non diventa un freno alla micromobilità, ma uno strumento per renderla davvero sostenibile e sicura nel lungo periodo.