Quando si applicano i limiti di velocità in autostrada?
Spiegazione dei limiti di velocità in autostrada, delle eccezioni previste e delle relative sanzioni secondo il Codice della Strada
In sintesi
- Il limite generale in autostrada è 130 km/h, stabilito dall’articolo 142 del Codice della Strada.
- Neopatentati devono rispettare 100 km/h in autostrada per i primi tre anni (art.117, categorie A2, A, B1 e B).
- Enti possono elevare il limite fino a 150 km/h su autostrade a tre corsie per senso, con dispositivi omologati e requisiti.
- Alcuni veicoli sono vietati in autostrada (biciclette, ciclomotori, macchine agricole, veicoli con carico non in regola) secondo art.175.
- Le variazioni locali di limite devono essere segnalate correttamente; segnaletica non conforme può essere imposta alla rimozione (art.45).
In autostrada la velocità non è “quanto regge il motore”, ma quanto permette il Codice della Strada, che fissa limiti precisi, casi in cui possono cambiare e regole rigide su controlli e sanzioni. Vediamo, passo per passo, quando si applicano davvero i limiti in autostrada e cosa rischia chi li supera.
Limiti di velocità in autostrada previsti dal Codice
Il punto di partenza è semplice: il limite generale in autostrada è fissato a 130 km/h. Lo stabilisce l’articolo 142 del Codice della Strada, che definisce la velocità massima sulle diverse tipologie di strada e, per le autostrade, indica appunto 130 km/h come valore di riferimento per la circolazione ordinaria. Questa soglia nasce per esigenze di sicurezza e tutela della vita umana, non come “consiglio”: è il tetto massimo che il conducente non deve superare, fermo restando l’obbligo generale di adeguare comunque la velocità alle condizioni reali di traffico e ambiente, richiamo che lo stesso articolo collega agli obblighi già previsti in via generale sulla condotta di guida.
Il limite generale di 130 km/h non è però l’unico dato da considerare: il Codice collega i limiti anche alla classificazione delle strade. L’articolo 2 del Codice della Strada definisce infatti cosa si intende per autostrada, inserendola tra le “strade di tipo A”. Si tratta di strade a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, con almeno due corsie per senso di marcia, corsia di emergenza, assenza di intersezioni a raso e accessi privati, recinzione e sistemi di assistenza lungo il tracciato. Solo le strade che rispettano queste caratteristiche e sono segnalate come tali rientrano nel regime dei limiti autostradali previsti dall’articolo 142.
Oltre alla classificazione della strada, contano anche le caratteristiche dell’utenza che vi può circolare. L’articolo 175 del Codice della Strada stabilisce quali veicoli possono accedere ad autostrade e strade extraurbane principali e quali, invece, ne sono esclusi. Questo elenco di veicoli vietati (ad esempio biciclette, ciclomotori, alcuni motoveicoli di piccola cilindrata, macchine agricole e operatrici, veicoli con carico non in regola) fa da “filtro” all’ingresso: chi non può circolare in autostrada, ovviamente, non rientra nemmeno nell’applicazione pratica dei limiti di velocità autostradali. L’insieme di queste norme crea quindi un quadro in cui limite, tipo di strada e veicoli ammessi devono sempre essere letti insieme.
Accanto al limite generale in funzione del tipo di strada, il Codice prevede poi restrizioni specifiche per alcune categorie di conducenti. L’articolo 117 del Codice della Strada introduce un limite di 100 km/h in autostrada per i primi tre anni dal conseguimento di determinate categorie di patente (come A2, A, B1 e B). In pratica, un neopatentato è legalmente tenuto a rispettare un limite più basso rispetto al conducente “esperto”, indipendentemente dal fatto che il tratto autostradale, in sé, sia disciplinato dal limite ordinario di 130 km/h. Ne deriva che, in autostrada, il limite applicabile non è sempre uguale per tutti: dipende sia dalla strada, sia dalla “anzianità” di patente.
Quando possono essere aumentati o ridotti i limiti
I limiti di velocità in autostrada non sono scolpiti nella pietra: il Codice prevede la possibilità, in casi ben precisi, di modificarli verso l’alto o verso il basso. Proprio l’articolo 142, al primo comma, apre infatti alla possibilità per gli enti proprietari o concessionari di elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, a condizione che siano presenti apparecchiature omologate per il calcolo della velocità media su tratti determinati e che lo consentano caratteristiche progettuali, condizioni del tracciato, intensità del traffico, condizioni atmosferiche prevalenti e dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio. L’aumento, quindi, non è discrezionale: deve poggiare su parametri oggettivi.
Sempre l’articolo 142 prevede che, entro i limiti massimi fissati al primo comma, gli enti proprietari della strada possano stabilire limiti di velocità massimi o minimi diversi su determinate strade o tratti di strada, quando l’applicazione concreta dei criteri di sicurezza lo renda opportuno. In questi casi la variazione (riduzione o, entro i tetti previsti, eventuale incremento) deve essere sempre resa chiara tramite l’adeguata segnaletica. Lo stesso articolo impone agli enti proprietari l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti quando vengono meno le cause che avevano giustificato quei valori particolari. È quindi un sistema “dinamico”: il limite deve seguire l’evoluzione delle condizioni della strada.
Quando si parla di limiti modificati dai gestori, entra in gioco anche il tema dell’uniformità e della correttezza della segnaletica. L’articolo 45 del Codice della Strada vieta infatti l’uso di segnaletica non prevista o non conforme alle norme e attribuisce al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il potere di imporre agli enti proprietari la sostituzione, modifica o rimozione di segnali non corretti. Questo significa che anche un limite “locale” in autostrada deve essere indicato con segnali regolari, posti nel modo corretto: altrimenti l’ente proprietario può essere costretto a intervenire per riportare la segnaletica a norma.
Infine, non va dimenticato che il Codice collega alcuni limiti specifici anche a particolari categorie di veicoli, soprattutto quando si tratta di mezzi pesanti o destinati a trasporti particolari. L’articolo 142, al comma 3 e seguenti, elenca infatti i limiti di velocità dedicati a specifiche tipologie di veicoli, fissando per alcuni di essi valori inferiori rispetto al limite massimo generale. In pratica, lo stesso tratto autostradale può prevedere, nello stesso momento, limiti diversi applicati a seconda del veicolo o del suo utilizzo, e questi limiti “di categoria” continuano a valere anche quando la strada, di per sé, è autorizzata a velocità superiori per gli altri utenti.
Pioggia, traffico e altri fattori che incidono sulla velocità
Tra i fattori che riducono automaticamente i limiti di velocità in autostrada, il Codice menziona in modo esplicito le precipitazioni atmosferiche. L’articolo 142 stabilisce infatti che, in caso di pioggia o altre precipitazioni di qualsiasi natura, il limite massimo non può superare i 110 km/h per le autostrade. Non si tratta di una semplice raccomandazione di prudenza: è un abbassamento normativo del limite massimo consentito, che si applica ogni volta che le condizioni meteorologiche rientrano nella nozione di precipitazione, indipendentemente da quanto riportato dai cartelli permanenti.
Accanto alla pioggia, lo stesso articolo collega la scelta dei limiti, generali e particolari, ai parametri di sicurezza legati a intensità del traffico, condizioni della strada e incidentalità. Quando si valuta la possibilità di elevare il limite fino a 150 km/h, la norma richiede infatti che lo permettano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti e i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio. Questo legame fa capire che il limite non è solo una questione “geometrica” di tracciato, ma è tarato anche sulla base di come quella porzione di autostrada viene effettivamente utilizzata e quanto è stata teatro di incidenti in passato.
Oltre ai limiti numerici, il Codice prevede comunque un principio generale: anche quando il limite massimo lo consentirebbe, l’utente deve adeguare la velocità alle condizioni concrete della circolazione. L’articolo 142 richiama infatti espressamente gli obblighi già fissati dall’articolo 141, stabilendo che, in ogni situazione in cui sono fissati limiti di velocità, restano comunque fermi tali obblighi di prudenza e controllo del veicolo. Ne consegue che il conducente può essere chiamato a rispondere della sua condotta anche se non ha superato il limite formale, qualora la velocità tenuta fosse comunque inadeguata rispetto a traffico, visibilità, condizioni del manto stradale o altri fattori di rischio.
Un ulteriore elemento è il ruolo dei segnali luminosi e dei messaggi variabili. L’articolo 41 del Codice della Strada prevede che i segnali luminosi di pericolo e prescrizione e i segnali a messaggio variabile siano dotati di sistemi di controllo in grado di certificare il momento di accensione e spegnimento e il regolare funzionamento, registrando orario e modifiche. Questo è importante perché, quando tramite pannelli a messaggio variabile viene imposto un diverso limite di velocità in autostrada (per esempio per condizioni di traffico o incidenti), quel limite ha pieno valore prescrittivo e la sua efficacia è supportata anche da queste registrazioni tecniche, che possono essere rilevanti in sede di accertamento delle violazioni.
Come viene accertato il superamento dei limiti
L’accertamento del superamento dei limiti di velocità in autostrada si basa principalmente su apparecchiature omologate. L’articolo 142, al comma 6, stabilisce che, per la determinazione del rispetto dei limiti, sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate, anche per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati, oltre alle registrazioni del cronotachigrafo e ai documenti relativi ai percorsi autostradali. In pratica, autovelox, sistemi “tutor” e documentazione dei passaggi ai caselli possono costituire prova sufficiente della violazione, se utilizzati nel rispetto delle prescrizioni tecniche.
Per quanto riguarda le modalità di impiego e la visibilità dei dispositivi di controllo, lo stesso articolo 142, al comma 6-bis, prevede che le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità debbano essere preventivamente segnalate e ben visibili, tramite cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi conformi al regolamento. Questo principio vale anche in autostrada: i controlli non devono essere “a sorpresa” nel senso di nascosti, ma correttamente annunciati, fermo restando che ciò non attenua in alcun modo l’obbligo del conducente di rispettare il limite.
Un ruolo importante è ricoperto anche dalle apparecchiature di controllo in quanto tali. L’articolo 45, dedicato all’uniformità della segnaletica e dei mezzi di regolazione e controllo, vieta l’impiego di dispositivi non previsti o non conformi alle prescrizioni del Codice, del regolamento o delle direttive ministeriali. Se un apparecchio non rispetta questi requisiti, il Ministero può ordinare agli enti proprietari di sostituirlo o rimuoverlo. Questo quadro normativo assicura che i controlli della velocità in autostrada siano svolti con strumenti regolarmente omologati e installati.
Per quanto riguarda la contestazione al conducente, l’articolo 200 del Codice della Strada stabilisce che, fuori dai casi disciplinati dall’articolo 201, la violazione – quando possibile – deve essere immediatamente contestata al trasgressore. Il verbale deve contenere la descrizione del fatto, gli elementi per l’identificazione del trasgressore e la targa del veicolo. Nelle ipotesi in cui la contestazione immediata non sia possibile (ad esempio per controlli automatici a distanza), si applicano le regole sulla notifica differita, pur sempre nel rispetto delle forme previste dal Codice. In ogni caso, la documentazione prodotta dalle apparecchiature di controllo costituisce parte essenziale dell’accertamento.
Sanzioni e conseguenze per chi supera i limiti in autostrada
Il superamento dei limiti di velocità in autostrada comporta sanzioni amministrative che variano in base all’entità dell’eccesso. L’articolo 142 disciplina in più commi gli scaglioni di violazione, distinguendo tra superamento contenuto, intermedio e grave dei limiti, con importi crescenti della sanzione pecuniaria e con l’applicazione, nei casi più seri, di sanzioni accessorie come la sospensione o la revoca della patente. Il Codice collega in modo esplicito la gravità della violazione (ossia di quanto si è superato il limite) alle conseguenze sul conducente, sia sul piano economico, sia su quello della circolazione.
L’articolo 195 del Codice della Strada detta i principi generali di applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, chiarendo che la somma da pagare è fissata tra un minimo e un massimo individuato dalla singola norma, e che nella determinazione concreta si deve tener conto della gravità della violazione, dell’opera svolta dall’agente per attenuarne le conseguenze e delle condizioni economiche del trasgressore. Lo stesso articolo prevede, inoltre, che le sanzioni per alcune violazioni, tra cui quelle dell’articolo 142, siano aumentate di un terzo quando commesse dopo le 22 e prima delle 7. Di fatto, chi supera i limiti di velocità in autostrada nelle ore notturne rischia un importo più alto rispetto alla stessa violazione compiuta di giorno.
Per le violazioni più gravi dei limiti di velocità, il Codice introduce anche sanzioni accessorie sulla patente. L’articolo 142 prevede, ad esempio, che quando il titolare di patente incorre, in due anni, in una ulteriore violazione dei commi che riguardano gli eccessi di velocità più rilevanti, possa scattare la sospensione della patente da otto a diciotto mesi, e, in caso di recidiva per i casi estremi, addirittura la revoca. Queste sanzioni aggiuntive si sommano alle multe pecuniarie e hanno un impatto diretto sulla possibilità di continuare a guidare.
Infine, sul piano pratico, il Codice collega l’applicazione delle sanzioni ai meccanismi di aggiornamento periodico degli importi e, in alcuni casi, alla rateizzazione. Sempre l’articolo 195 stabilisce che le sanzioni sono aggiornate ogni due anni in base all’indice dei prezzi al consumo, mediante decreto del Ministro della giustizia, di concerto con altri ministeri interessati. L’articolo 202-bis del Codice della Strada, invece, consente – al ricorrere di determinate condizioni economiche – la rateizzazione delle sanzioni pecuniarie di importo superiore a una certa soglia. In concreto, quindi, chi supera i limiti di velocità in autostrada deve fare i conti non solo con l’impatto immediato della multa, ma anche con un quadro di conseguenze che può includere sospensione o revoca della patente e, in caso di difficoltà economiche, la necessità di gestire il pagamento in più rate secondo le forme previste dalla legge.
Fonti normative
- articolo 2 del Codice della Strada
- articolo 41 del Codice della Strada
- articolo 45 del Codice della Strada
- articolo 117 del Codice della Strada
- articolo 142 del Codice della Strada
- articolo 175 del Codice della Strada
- articolo 176 del Codice della Strada
- articolo 195 del Codice della Strada
- articolo 200 del Codice della Strada
- articolo 202-bis del Codice della Strada