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Quando vanno in prescrizione le multe?

Prescrizione delle multe stradali, termini quinquennali e atti che interrompono il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie

Prescrizione delle multe: tempi e normative
diRedazione

Molti automobilisti scoprono l’esistenza di una vecchia multa solo quando arriva una cartella di pagamento, senza sapere se il credito è ancora esigibile o già prescritto. Il rischio più comune è confondere i termini di notifica del verbale con quelli di prescrizione, pagando somme che potrebbero non essere più dovute. Conoscere regole, tempi e atti che interrompono la prescrizione permette di verificare ogni richiesta di pagamento e di impostare correttamente eventuali contestazioni.

Definizione e tempi di prescrizione delle multe

Per capire quando vanno in prescrizione le multe occorre partire dalla definizione giuridica: la prescrizione è l’estinzione del diritto dell’amministrazione a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, trascorso un certo periodo di tempo senza atti interruttivi validamente notificati. Per le violazioni del Codice della strada, l’articolo 209 rinvia alla disciplina generale contenuta nella legge 24 novembre 1981, n. 689, che regola i termini di prescrizione delle sanzioni amministrative.

Secondo quanto indicato dall’articolo 28 della legge 689/1981, richiamato dall’articolo 209 del Codice della strada, il diritto alla riscossione delle somme dovute per sanzioni amministrative si prescrive in cinque anni. Questo termine quinquennale è confermato sia dalle fonti istituzionali sia dalla prassi applicativa: la giurisprudenza e gli operatori del settore ribadiscono che, decorso il periodo di cinque anni senza atti interruttivi, il credito si estingue e l’amministrazione non può più procedere alla riscossione coattiva. Una sintesi di questo quadro è riportata, tra gli altri, da ASAPS sul termine di prescrizione quinquennale.

È importante distinguere la prescrizione dai termini di decadenza per la notifica del verbale o della cartella. I termini di decadenza riguardano il tempo entro cui l’amministrazione deve compiere un determinato atto (ad esempio notificare il verbale al trasgressore), mentre la prescrizione attiene alla sopravvivenza del diritto a riscuotere la somma dopo che l’atto è stato validamente formato e notificato. Una multa può essere stata notificata nei termini ma prescriversi successivamente se, per cinque anni, non interviene alcun atto interruttivo.

Per il conducente o il proprietario del veicolo, la domanda pratica è: da quando decorrono questi cinque anni? Di regola, per le sanzioni del Codice della strada il termine decorre dalla data di commissione della violazione o, più frequentemente nella prassi, dalla data di notifica del verbale o dell’atto successivo (come un’ingiunzione o una cartella). Ogni volta che viene notificato un nuovo atto idoneo a costituire in mora il debitore, il termine di prescrizione si interrompe e ricomincia a decorrere ex novo dalla data di quella notifica.

Fattori che influenzano la prescrizione

La risposta alla domanda “quando va in prescrizione una multa?” dipende da diversi fattori che incidono sul decorso del termine quinquennale. Il primo elemento è la corretta individuazione del dies a quo, cioè del momento da cui iniziano a decorrere i cinque anni: in molti casi coincide con la notifica del verbale al trasgressore o al proprietario del veicolo, ma può anche essere collegato alla notifica di un successivo atto di riscossione. Una lettura coordinata dell’articolo 209 del Codice della strada, consultabile anche nel testo aggiornato pubblicato dalla Polizia di Stato, e dell’articolo 28 della legge 689/1981 aiuta a inquadrare correttamente questo aspetto.

Un secondo fattore decisivo è rappresentato dagli atti interruttivi. Ogni notifica valida di un verbale, di un’ingiunzione, di una cartella di pagamento o di un sollecito formale interrompe la prescrizione e fa ripartire il termine di cinque anni dalla data di quell’atto. Se, ad esempio, un automobilista riceve un verbale e, dopo alcuni anni, una cartella esattoriale regolarmente notificata, il termine di prescrizione non si calcola più dalla data del verbale ma da quella della cartella. È quindi essenziale conservare tutta la documentazione ricevuta, con le relative buste e avvisi di ricevimento, per poter ricostruire la sequenza degli atti.

Un ulteriore elemento che incide sulla prescrizione è la validità della notifica. Se la notifica di un verbale o di una cartella è viziata (ad esempio perché effettuata a un indirizzo errato, o senza il rispetto delle forme previste), potrebbe non essere idonea a interrompere la prescrizione. In questi casi, però, la valutazione non è automatica: occorre verificare nel dettaglio le modalità di notifica, gli eventuali avvisi di giacenza e le risultanze degli atti postali o delle notifiche tramite messo. La giurisprudenza, richiamata anche dalla Rivista Giuridica ACI, sottolinea che la decorrenza e l’interruzione della prescrizione dipendono dagli atti effettivamente e validamente portati a conoscenza del destinatario.

Un errore frequente è ritenere prescritta una multa solo perché sono trascorsi più di cinque anni dalla data dell’infrazione, senza considerare eventuali atti successivi. Se, nel frattempo, è stata notificata una cartella o un’ingiunzione, il termine si è interrotto e ricomincia a decorrere da capo. Al contrario, se per cinque anni non è stato notificato alcun atto idoneo a costituire in mora il debitore, il diritto alla riscossione si estingue per prescrizione e l’amministrazione non può più pretendere il pagamento, né procedere con pignoramenti o fermi amministrativi collegati a quella specifica sanzione.

Procedure per fare ricorso in caso di prescrizione

Quando un automobilista ritiene che una multa o una cartella siano prescritte, la prima operazione da compiere è una verifica cronologica puntuale. Occorre raccogliere tutti i documenti disponibili (verbali, ingiunzioni, cartelle, solleciti) e annotare per ciascuno la data di notifica, desumibile dall’avviso di ricevimento, dalla relata di notifica o dagli atti postali. Se tra un atto e il successivo risultano trascorsi più di cinque anni senza notifiche interruttive, si può ipotizzare la prescrizione del credito e valutare les iniziative da intraprendere.

Le modalità di reazione cambiano a seconda della fase in cui ci si trova. Se si riceve un atto di riscossione (ad esempio una cartella) che si ritiene fondato su un credito prescritto, è possibile proporre opposizione davanti al giudice competente, deducendo espressamente l’intervenuta prescrizione e allegando la documentazione che dimostra il decorso del termine quinquennale. In alternativa, in alcuni casi è possibile presentare un’istanza in autotutela all’ente creditore o all’agente della riscossione, chiedendo l’annullamento dell’atto per prescrizione del credito; questa strada, tuttavia, non sospende automaticamente gli effetti dell’atto e dipende dalla valutazione discrezionale dell’amministrazione.

Per orientarsi meglio tra i passaggi da seguire, può essere utile schematizzare le fasi principali di verifica e azione in caso di sospetta prescrizione:

FaseCosa verificareObiettivo
Raccolta documentiVerbali, cartelle, solleciti, buste e avvisi di ricevimentoDisporre di tutte le date di notifica
Ricostruzione cronologiaIntervalli di tempo tra un atto e il successivoVerificare se vi sono periodi superiori a cinque anni
Valutazione giuridicaIdoneità degli atti a interrompere la prescrizioneStabilire se il credito è ancora esigibile
Scelta del rimedioOpposizione giudiziale o istanza in autotutelaContestare formalmente la pretesa di pagamento

Un aspetto delicato riguarda i vizi di notifica. Se si sospetta che un atto non sia stato correttamente notificato (ad esempio perché mai ricevuto, pur risultando notificato agli atti dell’ente), è opportuno richiedere copia integrale del fascicolo, comprensiva delle relate di notifica e degli avvisi di giacenza. Solo così è possibile verificare se la notifica sia stata eseguita nel rispetto delle forme di legge e, quindi, se sia idonea a interrompere la prescrizione. In presenza di contestazioni complesse, soprattutto quando sono in gioco importi elevati o più atti concatenati, è consigliabile rivolgersi a un professionista per valutare la strategia difensiva più efficace.

Domande comuni sulla prescrizione delle multe

Una domanda ricorrente è se la prescrizione delle multe sia sempre di cinque anni o se esistano termini diversi per alcune violazioni. Per le sanzioni amministrative pecuniarie derivanti da violazioni del Codice della strada, la regola generale è la prescrizione quinquennale prevista dall’articolo 28 della legge 689/1981, richiamato dall’articolo 209 CdS. Secondo quanto riportato anche nel testo della legge disponibile sul sito dell’ACI, questo termine si applica in via ordinaria alle sanzioni amministrative, salvo specifiche previsioni diverse che, per le violazioni stradali, non costituiscono la regola.

Un altro dubbio frequente riguarda la differenza tra prescrizione e mancata notifica del verbale nei termini. Se il verbale non viene notificato entro il termine di legge, si parla di decadenza del potere sanzionatorio per quel singolo atto, non di prescrizione del credito già sorto. La prescrizione, invece, opera dopo che il verbale è stato validamente notificato e riguarda il tempo entro cui l’amministrazione può riscuotere la somma. Può accadere, ad esempio, che un automobilista riceva una cartella per una multa di molti anni prima: se, tra la notifica del verbale e quella della cartella, sono trascorsi più di cinque anni senza altri atti interruttivi, si può eccepire la prescrizione del credito.

Molti si chiedono anche se il pagamento parziale o la richiesta di rateizzazione interrompano la prescrizione. In linea generale, ogni atto con cui il debitore riconosce il debito può incidere sul decorso della prescrizione, ma la valutazione concreta dipende dal contenuto degli atti e dalle circostanze del caso. Se, ad esempio, si presenta un’istanza di rateizzazione in cui si ammette espressamente la debenza della somma, è probabile che ciò venga considerato un riconoscimento idoneo a interrompere la prescrizione e a far decorrere nuovamente il termine quinquennale dalla data dell’istanza.

Un’ultima questione pratica riguarda cosa fare se si riceve un sollecito di pagamento per una multa che si ritiene prescritta. Se si è in grado di documentare che, per almeno cinque anni, non sono stati notificati atti interruttivi, è opportuno non limitarsi a ignorare la comunicazione, ma formalizzare la propria posizione: ad esempio, inviando una contestazione scritta all’ente creditore in cui si eccepisce la prescrizione, oppure valutando un’opposizione nei termini di legge se il sollecito ha natura di atto esecutivo. In ogni caso, la chiave è sempre la stessa: ricostruire con precisione la cronologia degli atti e confrontarla con il termine quinquennale previsto dalla normativa vigente.