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Quanto si paga di multa se non si dichiara il conducente responsabile dell’infrazione ai fini della decurtazione punti?

Obbligo di comunicare i dati del conducente, sanzioni previste e effetti sulla decurtazione dei punti patente

Quanto si paga se non si dichiara il conducente per la decurtazione dei punti patente
diRedazione

Molti proprietari di veicoli sottovalutano la richiesta di comunicare chi era alla guida al momento dell’infrazione, pensando che basti pagare il verbale principale. Questo errore può trasformarsi in una seconda sanzione, autonoma e spesso più pesante, se non si rispettano termini e modalità previste dall’art. 126-bis del Codice della strada. Comprendere quando nasce l’obbligo, quanto si rischia e in quali casi è possibile giustificare l’omissione è essenziale per evitare conseguenze economiche e sulla patente.

Quando scatta l’obbligo di dichiarare chi guidava il veicolo

L’obbligo di comunicare i dati del conducente scatta quando viene contestata una violazione che comporta la decurtazione di punti dalla patente e l’organo accertatore invita formalmente il proprietario del veicolo a indicare chi era alla guida. Questo avviene tipicamente quando l’infrazione è rilevata senza contestazione immediata, ad esempio con autovelox o altri sistemi automatici, e il verbale viene notificato al solo intestatario del mezzo, che può non coincidere con il trasgressore effettivo.

Dal punto di vista giuridico, la richiesta di comunicazione dei dati del conducente è collegata ma distinta rispetto al verbale originario: riguarda un dovere di collaborazione imposto al proprietario, persona fisica o giuridica. Gli approfondimenti della Rivista giuridica ACI sull’art. 126-bis chiariscono che questo obbligo nasce proprio dall’esigenza di individuare il titolare della patente cui applicare la sanzione accessoria della perdita di punti, quando non sia stato possibile identificarlo al momento del fatto.

In pratica, se il verbale indica che l’infrazione comporta la decurtazione di punti e contiene l’invito a comunicare i dati del conducente entro un certo termine, il proprietario deve valutare subito chi guidava e predisporre la risposta. Se il veicolo è utilizzato da più persone (familiari, dipendenti, collaboratori), è opportuno tenere traccia degli utilizzi: in caso contrario, al momento della richiesta potrebbe risultare difficile ricostruire chi fosse alla guida, con il rischio di non riuscire a rispettare l’obbligo o di fornire dati inesatti.

Qual è la sanzione se non si comunica il conducente nei termini previsti

La sanzione per mancata comunicazione dei dati del conducente è una multa autonoma, distinta da quella per l’infrazione originaria. Secondo quanto riportato da ASAPS in un approfondimento dedicato, l’art. 126-bis del Codice della strada prevede, in caso di omissione senza giustificato motivo, una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 291 e 1.166 euro. Questa forbice sanzionatoria è confermata anche dal NumericContext disponibile, che indica tali importi come riferimento aggiornato.

È importante capire che questa multa non sostituisce quella per l’infrazione principale, ma si aggiunge ad essa. Il proprietario che non comunica i dati del conducente nei termini indicati nel verbale si trova quindi a dover pagare due importi: quello relativo alla violazione (ad esempio eccesso di velocità) e quello per l’omissione della comunicazione. La ricostruzione giuridica proposta da Brocardi sottolinea proprio la natura aggiuntiva e autonoma di questa sanzione, che colpisce il mancato adempimento di un obbligo collaborativo imposto al proprietario.

In uno scenario concreto, se un automobilista riceve un verbale per una violazione con perdita di punti e decide di pagarlo ma ignora l’invito a comunicare chi guidava, allora, decorso il termine, potrà ricevere un secondo verbale con l’importo compreso tra 291 e 1.166 euro. L’importo esatto viene determinato dall’autorità in base ai criteri generali del Codice della strada, ma il proprietario non potrà più evitare questa sanzione sostenendo di aver già pagato la multa principale.

Come funziona la decurtazione dei punti in caso di mancata comunicazione

La decurtazione dei punti dalla patente segue una logica diversa rispetto alla sanzione per mancata comunicazione. Quando il proprietario indica correttamente il conducente, l’organo accertatore può procedere a sottrarre i punti dalla patente di chi ha commesso l’infrazione. Se invece il proprietario non comunica i dati, l’illecito omissivo che ne deriva non comporta, di per sé, alcuna decurtazione di punti, ma solo la sanzione pecuniaria aggiuntiva. Questo aspetto è evidenziato sia da ASAPS sia dalla dottrina richiamata nelle analisi della Rivista giuridica ACI sulla mancata comunicazione.

La Rivista giuridica ACI, commentando la giurisprudenza, ribadisce che l’obbligo di comunicare i dati del conducente costituisce un illecito amministrativo autonomo: la sua violazione non si traduce in perdita di punti, ma nel pagamento della relativa sanzione. Di conseguenza, se il proprietario sceglie di non indicare il conducente, o non è in grado di farlo, i punti non vengono materialmente decurtati da alcuna patente; resta però ferma la validità della multa originaria, che continua a produrre i suoi effetti economici.

Questa dinamica può indurre qualcuno a pensare di “comprare” l’assenza di decurtazione punti pagando la sanzione per mancata comunicazione. Tuttavia, una simile scelta va valutata con estrema cautela: se, ad esempio, il proprietario è anche il probabile conducente, l’omissione potrebbe essere letta come un tentativo di eludere il sistema della patente a punti. Inoltre, se nel tempo si accumulano più omissioni, l’esborso economico complessivo può diventare molto rilevante rispetto ai costi di un eventuale corso per recuperare i punti della patente, che in alcuni casi rappresenta una soluzione più sostenibile.

Quando può essere legittimo non indicare il conducente e come tutelarsi

Non sempre la mancata comunicazione dei dati del conducente è automaticamente sanzionabile. L’art. 126-bis, come interpretato dalla giurisprudenza e dagli operatori del settore, prevede che l’omissione non sia punibile quando il proprietario dimostri un giustificato e documentato motivo. Secondo quanto riportato da ASAPS in un commento alle modifiche del Codice della strada, l’illecito omissivo richiede proprio l’assenza di una giustificazione adeguata: se questa esiste ed è provata, la sanzione non dovrebbe essere applicata.

Un esempio tipico è il caso del veicolo aziendale o familiare utilizzato da più persone, dove, nonostante una diligente verifica, non sia oggettivamente possibile individuare chi fosse alla guida nel momento esatto dell’infrazione. In situazioni del genere, se il proprietario dimostra di aver adottato tutte le cautele ragionevoli (registri interni, turni, comunicazioni ai dipendenti) e di non poter comunque risalire al conducente, l’omissione può essere ritenuta non colpevole. Un ulteriore approfondimento di ASAPS sulla patente a punti richiama proprio la natura omissiva dell’illecito e la centralità della prova del giustificato motivo.

Per tutelarsi, è fondamentale che il proprietario, se ritiene di avere un motivo oggettivo per non poter indicare il conducente, lo esponga per iscritto all’autorità, allegando ogni documento utile: comunicazioni interne, dichiarazioni dei possibili utilizzatori, copie di registri o contratti di utilizzo del veicolo. Se, ad esempio, il veicolo è stato rubato o affidato a terzi con regolare contratto, allora sarà essenziale produrre denuncia o documentazione contrattuale. Se il proprietario si limita a non rispondere o a fornire motivazioni generiche e non documentate, allora la sanzione per mancata comunicazione sarà difficilmente evitabile.

Come pagare o impugnare la multa per mancata comunicazione del conducente

La multa per mancata comunicazione dei dati del conducente segue, quanto a pagamento e impugnazione, le regole generali delle sanzioni amministrative del Codice della strada. Il verbale indica le modalità di pagamento, i termini e l’autorità competente per il ricorso. Se il proprietario ritiene di non avere un giustificato motivo e vuole chiudere rapidamente la vicenda, può procedere al pagamento secondo le istruzioni riportate, tenendo conto che l’importo, come visto, può variare tra 291 e 1.166 euro in base a quanto indicato dalle fonti specialistiche e dal NumericContext disponibile.

Se invece il proprietario ritiene che la sanzione sia ingiusta, perché ad esempio ha effettivamente comunicato i dati nei termini o ha fornito un giustificato motivo non considerato, può valutare l’impugnazione. In questo caso è essenziale conservare copia di ogni comunicazione inviata (raccomandate, PEC, ricevute) e di tutta la documentazione a supporto. Un automobilista che, ad esempio, abbia spedito la comunicazione dei dati del conducente entro i termini ma non veda riconosciuto l’adempimento, dovrà poter dimostrare la data di invio e il contenuto della comunicazione per contestare efficacemente il verbale aggiuntivo.

Prima di decidere se pagare o fare ricorso, è utile valutare anche l’impatto complessivo sulla propria posizione di guida. Se l’infrazione originaria comporta una perdita di punti significativa, può essere opportuno informarsi sui costi e sulle modalità della gestione della patente a punti e dei corsi di recupero, confrontando l’esborso economico immediato con le conseguenze a medio termine. In ogni caso, la tempestività nelle verifiche e nella raccolta delle prove è decisiva: se si sospetta un errore o si ritiene di avere un giustificato motivo, allora è consigliabile agire subito, senza attendere la scadenza dei termini indicati nel verbale.