Quanto si paga per non farsi togliere i punti della patente?
Spiegazione di costi, sanzioni e alternative legali per evitare o gestire la decurtazione dei punti sulla patente in base al Codice della Strada
Molti automobilisti, dopo aver ricevuto un verbale con decurtazione di punti, pensano di poter “comprare” la salvezza della patente pagando qualcosa in più. Il rischio è prendere decisioni affrettate, tra mancata comunicazione dei dati del conducente e ricorsi improvvisati, con conseguenze economiche pesanti. Capire quando si pagano solo i punti, quando scatta una sanzione aggiuntiva e quali alternative legali esistono aiuta a evitare errori che possono costare caro, sia al portafoglio sia alla possibilità di continuare a guidare.
Come funziona il sistema dei punti patente in Italia
Il sistema della patente a punti si basa su un principio semplice: a ogni titolare viene attribuito un punteggio iniziale e, per alcune violazioni del Codice della Strada, è prevista la decurtazione di punti oltre alla multa. La sottrazione non è immediata al momento dell’infrazione, ma si collega al verbale e alla sua definitività. Secondo quanto ricordato da approfondimenti specialistici, la decurtazione avviene solo quando la contestazione diventa definitiva, cioè dopo il pagamento della sanzione pecuniaria o l’esito dei ricorsi, e il verbale deve indicare il punteggio da togliere.
Un altro aspetto chiave è che i punti vengono sottratti dalla patente del conducente effettivo, non automaticamente dal proprietario del veicolo. Alcuni Comuni specificano che, per le violazioni con decurtazione, la sottrazione è applicata sulla patente del conducente identificato nel verbale, mentre il pagamento della sanzione pecuniaria grava sul trasgressore e sull’eventuale obbligato in solido, ad esempio il proprietario del mezzo, se diverso. Questo significa che, se non si è alla guida ma si riceve il verbale come intestatari del veicolo, diventa decisiva la corretta gestione della comunicazione dei dati del conducente.
Quando il conducente non è stato identificato al momento dell’infrazione, la normativa prevede un obbligo di comunicare successivamente i suoi dati. Alcuni enti locali ricordano che, per poter pagare la sanzione e comunicare i dati, è necessario attendere la notifica del verbale, che contiene anche l’indicazione dei punti da sottrarre. Se, ad esempio, si riceve una multa per eccesso di velocità rilevato da autovelox intestata al proprietario, sarà proprio la fase successiva alla notifica a determinare se i punti verranno tolti dalla sua patente o da quella di chi era effettivamente alla guida.
Sanzioni accessorie per evitare la perdita dei punti
La domanda “quanto si paga per non farsi togliere i punti” nasce spesso da una prassi diffusa: non comunicare i dati del conducente per evitare che la decurtazione colpisca la patente di chi guidava. La giurisprudenza costituzionale, come ricostruito da studi giuridici, ha chiarito che, in caso di mancata identificazione del conducente e di mancata comunicazione dei suoi dati, non si applica più la decurtazione dei punti al proprietario del veicolo. Al suo posto, però, scatta una sanzione amministrativa pecuniaria aggiuntiva, autonoma rispetto alla multa originaria.
Questa sanzione accessoria per omessa comunicazione dei dati del conducente è prevista dall’articolo 126‑bis in combinato con l’articolo 196 del Codice della Strada. Secondo quanto indicato dalla Rivista Giuridica ACI, l’importo può variare indicativamente tra 250 e 1.000 euro, a seconda dei casi. In pratica, chi sceglie di non comunicare i dati del conducente evita la decurtazione dei punti, ma accetta di pagare una somma ulteriore, che si aggiunge alla sanzione principale per l’infrazione commessa.
Un vademecum di settore, ripreso anche da documenti informativi comunali, riassume questa possibilità in modo molto diretto: chi voglia evitare la decurtazione può decidere di non fornire i dati del conducente, consapevole però che ciò comporta l’applicazione della sanzione pecuniaria aggiuntiva per l’omessa comunicazione. Se, ad esempio, un genitore riceve una multa con decurtazione di punti per un’infrazione commessa dal figlio neopatentato, potrebbe essere tentato di non indicare chi era alla guida per “proteggere” la patente del ragazzo. In questo scenario, però, la famiglia dovrà mettere in conto un esborso economico sensibilmente più elevato rispetto al solo pagamento della multa originaria.
Quanto costa evitare la decurtazione dei punti
Rispondere alla domanda “quanto si paga per non farsi togliere i punti” significa distinguere tra il costo della multa principale e quello della sanzione per omessa comunicazione dei dati. La sanzione accessoria, secondo i dati riportati dalla Rivista Giuridica ACI, si colloca in un intervallo compreso tra circa 250 e 1.000 euro. Si tratta di un importo che non sostituisce la multa originaria, ma si somma ad essa: chi non comunica i dati del conducente paga sia la sanzione per l’infrazione, sia quella per l’omissione, evitando però la decurtazione dei punti dalla patente di chi era alla guida.
Per capire se questa scelta “conviene”, occorre valutare almeno tre elementi: il numero di punti che verrebbero decurtati, la situazione del punteggio residuo sulla patente e la capacità economica di sostenere un esborso aggiuntivo anche vicino al limite massimo previsto. Se, ad esempio, un conducente ha già pochi punti residui e rischia la sospensione o la revisione della patente, potrebbe ritenere preferibile pagare la sanzione per omessa comunicazione pur di non perdere ulteriori punti. Al contrario, chi dispone ancora di un margine ampio di punteggio potrebbe optare per la comunicazione dei dati, accettando la decurtazione ma evitando di aggravare il costo complessivo della violazione.
Va considerato anche il profilo della tracciabilità: la scelta di non comunicare i dati del conducente è registrata e può essere valutata in caso di contenzioso o di controlli successivi. Se, per ipotesi, un’azienda con una flotta di veicoli decidesse sistematicamente di non indicare i dipendenti alla guida per non far decurtare loro i punti, si esporrebbe a una serie di sanzioni pecuniarie ripetute, con un impatto economico rilevante sul bilancio. In questo senso, la domanda “quanto si paga” non è solo individuale, ma riguarda anche la gestione del rischio per famiglie e imprese che usano frequentemente l’auto.
Alternative legali per il recupero dei punti
Chi teme di perdere punti non è obbligato a “comprarne la salvezza” tramite l’omessa comunicazione dei dati: esistono alternative legali per gestire o recuperare il punteggio. Una prima strada è quella dei corsi di recupero punti presso autoscuole o centri autorizzati, che consentono, entro certi limiti, di incrementare il punteggio residuo. Questa opzione è particolarmente utile se si è già subita una decurtazione e si vuole ricostruire un margine di sicurezza, senza esporsi a sanzioni pecuniarie aggiuntive. In pratica, si accetta la perdita di punti ma si lavora per recuperarli in modo programmato.
Un’altra possibilità è il ricorso contro il verbale, quando si ritiene che l’infrazione non sia stata commessa o che vi siano vizi nella contestazione. Approfondimenti giuridici hanno ricostruito come, dopo l’intervento della Corte costituzionale, la decurtazione dei punti sia una sanzione autonoma rispetto a quella pecuniaria e colpisca il conducente effettivo. Questo significa che, se il proprietario paga la multa in misura ridotta come obbligato in solido, ciò non esaurisce automaticamente il tema dei punti, che può essere oggetto di contestazione da parte di chi era alla guida. In un caso pratico, se un lavoratore dipendente riceve una decurtazione di punti per un’infrazione commessa con l’auto aziendale, potrebbe valutare un ricorso personale anche se l’azienda ha già pagato la sanzione economica.
Esiste poi la possibilità di gestire in modo trasparente la comunicazione dei dati del conducente, soprattutto nei nuclei familiari o nelle flotte aziendali. Se, ad esempio, più persone utilizzano lo stesso veicolo, è utile tenere traccia di chi era alla guida in determinati orari o tragitti, così da poter indicare correttamente il conducente in caso di verbale. Questo riduce il rischio di errori nella comunicazione, che potrebbero portare a contestazioni o a sanzioni per dichiarazioni non veritiere. In prospettiva, scegliere di affrontare la decurtazione e poi recuperare i punti può risultare più sostenibile, sul piano economico e legale, rispetto a una strategia sistematica di “pagare per non perdere punti”.
Normative recenti e modifiche legislative
Negli ultimi anni, l’interpretazione dell’articolo 126‑bis del Codice della Strada è stata affinata da interventi della Corte costituzionale e da pronunce di legittimità, che hanno chiarito il rapporto tra decurtazione dei punti e sanzioni pecuniarie. Studi pubblicati dalla Rivista Giuridica ACI ricordano come, a seguito di una nota sentenza costituzionale, in caso di mancata identificazione del conducente e mancata comunicazione dei suoi dati non si applichi più la decurtazione dei punti al proprietario, ma soltanto un’ulteriore sanzione pecuniaria. Questo ha trasformato la domanda “quanto si paga per non farsi togliere i punti” in un vero e proprio bivio normativo tra perdita di punteggio e aggravio economico.
Parallelamente, associazioni specializzate nella sicurezza stradale hanno sottolineato che la decurtazione dei punti resta una sanzione autonoma, che si applica solo al conducente effettivo e solo dopo che il verbale è divenuto definitivo. Alcuni Comuni, nei propri portali informativi, ribadiscono che il verbale deve indicare chiaramente i punti da sottrarre e che la comunicazione dei dati del conducente è un passaggio essenziale per attribuire correttamente la responsabilità. Per chi guida, questo significa che non esiste un “abbonamento” per evitare la perdita di punti: esiste piuttosto una scelta consapevole tra pagare di più per salvare il punteggio o accettare la decurtazione e utilizzare gli strumenti legali disponibili per recuperare o difendere la propria posizione.
Alla luce di questo quadro, il passo più prudente per ogni automobilista resta quello di verificare, caso per caso, il contenuto del verbale, i punti a rischio e la propria situazione sulla patente, magari consultando il portale istituzionale dedicato o rivolgendosi a un professionista. Se si è tentati di non comunicare i dati del conducente per evitare la decurtazione, è utile porsi una domanda concreta: se la sanzione aggiuntiva per l’omessa comunicazione si colloca tra qualche centinaio e circa mille euro, il gioco vale davvero la candela rispetto a una gestione trasparente dei punti e, se necessario, al loro recupero tramite corsi o ricorsi mirati?