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Quanto valgono i limiti per i neopatentati sulle varie strade?

Spiegazione dei limiti di velocità e delle altre restrizioni previste per i neopatentati sulle diverse tipologie di strade

Quanto valgono i limiti per i neopatentati sulle varie strade?
diEzio Notte

In sintesi

  • Sono neopatentati i titolari delle patenti A2, A, B1 e B nei primi tre anni dal superamento dell’esame (art.117).
  • Nei primi tre anni non si può superare 100 km/h in autostrada e 90 km/h sulle strade extraurbane principali.
  • Il comma 2‑bis vieta ai titolari di patente B, per tre anni, di guidare autoveicoli con potenza specifica oltre il valore previsto e impone un tetto per alcuni M1.
  • I tre anni decorrono dalla data di superamento dell’esame di guida prevista dall’art.121.
  • Le limitazioni sono automatiche e vanno rispettate anche se non annotate su patente o carta di circolazione.

I limiti per i neopatentati non sono “consigli”, ma regole chiare scritte nel Codice della Strada. Capire chi viene considerato neopatentato, quali limiti speciali valgono su autostrade ed extraurbane e come questi si incastrano con i limiti generali è fondamentale se non vuoi regalare punti patente e soldi allo Stato. Vediamo in modo semplice ma preciso cosa prevedono le norme, restando con gli occhi ben piantati sul testo del CDS.

Chi è considerato neopatentato e per quanto tempo

La figura del neopatentato è legata alle limitazioni automatiche previste sulla guida dopo il conseguimento della patente. L’articolo 117 del Codice della Strada stabilisce che per i titolari di patenti di determinate categorie esistono restrizioni che scattano in automatico dal giorno in cui si supera l’esame di guida, senza bisogno di annotazioni particolari o provvedimenti successivi. In particolare, il comma 2 riguarda i primi tre anni dal conseguimento delle patenti A2, A, B1 e B, introducendo limiti specifici di velocità per alcune tipologie di strade.

Nel dettaglio, la norma prevede che per i primi tre anni dal conseguimento della patente delle categorie A2, A, B1 e B non sia consentito superare una determinata velocità su autostrade e su strade extraurbane principali. Questo significa che chi ha preso da poco la patente, per legge, rientra automaticamente nella categoria dei conducenti sottoposti a limitazioni, senza bisogno di ulteriori etichette sul documento o sulla carta di circolazione. La durata di tre anni indicata dal Codice è quindi il periodo chiave entro il quale il conducente deve rispettare tali limiti ridotti in aggiunta alle regole comuni.

Lo stesso articolo disciplina anche un’altra limitazione molto importante, collegata questa volta non soltanto al tempo dal conseguimento della patente, ma anche alle caratteristiche del veicolo che si conduce. Il comma 2-bis vieta infatti ai titolari di patente B, per i primi tre anni dal rilascio, di guidare autoveicoli con una potenza specifica, riferita alla tara, superiore a un determinato valore e, per alcuni veicoli di categoria M1, introduce anche un tetto alla potenza massima. Anche queste limitazioni hanno una durata di tre anni dal rilascio della patente e si applicano automaticamente, salvo le eccezioni previste dallo stesso articolo 117.

L’articolo 117 chiarisce poi che tali limiti decorrono dalla data di superamento dell’esame di guida previsto dall’articolo 121, rendendo evidente che il conteggio dei tre anni parte da quel momento e non, ad esempio, dalla data materiale di stampa o consegna del documento. Inoltre, la norma richiama disposizioni transitorie contenute nell’articolo 236 del Codice della Strada, che precisano come le regole sulle patenti e sulle limitazioni dell’articolo 117 si applichino alle patenti rilasciate a seguito di esame superato dopo una certa data, salvaguardando i diritti acquisiti dai titolari più anziani.

Limiti di velocità ridotti per neopatentati su autostrade ed extraurbane

Per capire “quanto valgono” i limiti per i neopatentati sulle varie strade, bisogna partire proprio dall’articolo 117. Il comma 2 stabilisce che per i primi tre anni dal conseguimento della patente di categoria A2, A, B1 e B non è consentito superare i 100 km/h sulle autostrade e i 90 km/h sulle strade extraurbane principali. Questo significa che, per queste categorie di conducenti, su questi tipi di strade il tetto legale è immediatamente più basso rispetto a quello generale previsto per gli altri automobilisti. La violazione di questi valori non è un semplice “consiglio non rispettato”, ma un vero e proprio superamento del limite imposto dalla norma.

Per inquadrare correttamente dove si applicano questi limiti ridotti, è utile richiamare la classificazione delle strade contenuta nell’articolo 2 del Codice della Strada. Qui le strade vengono distinte, tra le altre, in autostrade (tipo A) e strade extraurbane principali (tipo B), descritte con caratteristiche tecniche e funzionali precise, come carreggiate indipendenti, spartitraffico invalicabile e segnaletica di inizio e fine. Proprio su queste categorie – e non genericamente su “tutte le strade fuori città” – opera il limite ridotto di 100 e 90 km/h previsto per i neopatentati.

Il neopatentato deve quindi prima di tutto riconoscere il tipo di strada su cui sta viaggiando, perché i limiti speciali dell’articolo 117 si applicano solo ad autostrade ed extraurbane principali. Su altre categorie di strade, come le extraurbane secondarie o le strade urbane di scorrimento, la regola specifica sui 100 e 90 km/h non è richiamata da questo articolo; lì entrano in gioco i limiti generali della disciplina sulla velocità che vedremo più avanti. In pratica, il conducente alle prime armi deve ragionare su due piani: il tipo di strada come definito dalla legge e il limite massimo che per lui, in quel contesto, è ulteriormente ristretto rispetto agli altri automobilisti.

L’articolo 117 prevede anche che le modalità di indicazione dei limiti sulla carta di circolazione siano stabilite nel regolamento, ma sottolinea che le limitazioni alla guida e alla velocità sono automatiche e decorrono dalla data di superamento dell’esame. Tradotto: anche se sul documento del veicolo o sulla patente non trovassi annotazioni specifiche, se rientri nei primi tre anni dai conseguimento della patente e stai guidando su autostrade o extraurbane principali, devi comunque rispettare i 100 e 90 km/h fissati dalla norma. La responsabilità di adeguarsi al limite ridotto rimane saldamente in capo al conducente.

Rapporto tra art. 117 e limiti generali dell’art. 142

I limiti specifici per neopatentati non vivono nel vuoto, ma si appoggiano sui limiti generali di velocità fissati dall’articolo 142 del Codice della Strada. Questa norma stabilisce che, ai fini della sicurezza della circolazione, la velocità massima non può superare i 130 km/h sulle autostrade e i 110 km/h sulle strade extraurbane principali, oltre a fissare i 90 km/h per le extraurbane secondarie e locali e i 50 km/h nei centri abitati, con alcune possibilità di aumento entro precisi limiti e previa apposita segnalazione.

In questo quadro generale, i 100 km/h in autostrada e i 90 km/h sulle extraurbane principali previsti dall’articolo 117 non sostituiscono i limiti base dell’articolo 142, ma li restringono ulteriormente per una categoria specifica di conducenti. Per il neopatentato, quindi, su autostrada il limite “generale” di 130 km/h si abbassa a 100, e sulle extraurbane principali il limite da 110 si riduce a 90. Tutto il resto della disciplina dell’articolo 142 – come l’eventuale abbassamento dei limiti per motivi di sicurezza da parte dell’ente proprietario della strada o la riduzione in caso di precipitazioni atmosferiche – continua comunque a valere anche per i neopatentati e si somma in senso restrittivo.

L’articolo 142, infatti, permette agli enti proprietari della strada di fissare limiti diversi, superiori o inferiori a quelli di base, purché nei limiti massimi stabiliti e con idonea segnaletica. Se su un tratto autostradale, ad esempio, il limite generale venisse ridotto dall’ente a un valore inferiore a quello di 100 km/h, il neopatentato dovrà rispettare il valore più basso indicato dai segnali, perché il divieto di superamento della velocità massima si applica sempre rispetto al limite concreto vigente su quel tratto. Le limitazioni dell’articolo 117 non consentono mai di superare il limite segnalato, ma al massimo lo rendono più severo rispetto a quello normalmente applicato a chi ha patente da più di tre anni.

Va anche ricordato che l’articolo 142 disciplina, in generale, le sanzioni per il superamento dei limiti da esso previsti, mentre l’articolo 117 definisce il fatto che, per i neopatentati, oltre certe soglie il limite da considerare è più basso. Nella pratica, l’accertamento della velocità tiene conto del limite legalmente applicabile a quel conducente, comprensivo delle riduzioni legate alla sua qualifica di titolare di patente da meno di tre anni. Il risultato è che lo stesso valore sul tachimetro può essere lecito per un conducente “esperto” ma già in infrazione per un neopatentato, proprio perché per quest’ultimo l’asticella normativa è posizionata più in basso.

Altre limitazioni alla guida per i neopatentati

L’articolo 117 non si limita ad abbassare i limiti di velocità su alcune strade, ma impone anche delle restrizioni sui veicoli che un neopatentato può guidare. Il comma 2-bis stabilisce che ai titolari di patente di categoria B, per i primi tre anni dal rilascio, non è consentita la guida di autoveicoli con potenza specifica, riferita alla tara, superiore a un determinato valore, e per i veicoli di categoria M1 introduce anche un limite di potenza massima. Ciò significa che, oltre a doversi tenere più bassi col piede destro, i neopatentati devono anche prestare attenzione al tipo di auto che scelgono o che si trovano a condurre, perché alcune vetture, per caratteristiche tecniche, rientrano fuori campo rispetto a quanto consentito.

Lo stesso comma introduce però delle eccezioni ben circoscritte. Le limitazioni sulla potenza non si applicano ai veicoli adibiti al trasporto di persone invalide, autorizzate secondo l’articolo 188, a condizione che la persona invalida sia presente a bordo. In più, la norma esclude l’applicazione della limitazione se accanto al conducente neopatentato è presente una persona con requisiti precisi: non superiore a un determinato limite di età, munita di patente valida per la stessa categoria (o superiore), conseguita da almeno dieci anni, e che si trovi in funzione di istruttore. In questi casi, il legislatore ammette una deroga perché presume un maggiore controllo e una guida assistita da parte di un conducente esperto.

L’articolo 117 collega anche le limitazioni sulle caratteristiche dei veicoli a situazioni particolari del conducente, menzionando espressamente i destinatari di un divieto in materia di sostanze stupefacenti. Per queste persone, il divieto di guida di veicoli oltre i limiti di potenza previsti dal comma 2-bis si applica per i primi tre anni dal rilascio della patente, rafforzando così il legame tra condizioni personali del conducente e restrizioni all’uso di veicoli più performanti. Anche qui la logica è sempre la stessa: ridurre il rischio collegato alla combinazione tra inesperienza, potenza del mezzo e condizioni soggettive che possono aumentare la pericolosità alla guida.

Infine, il comma 4 dell’articolo 117 ribadisce che le limitazioni alla guida e alla velocità sono automatiche e decorrono dalla data di superamento dell’esame. Questo principio vale sia per i limiti sui 100 e 90 km/h, sia per le restrizioni sui veicoli più potenti: non c’è bisogno di provvedimenti prefettizi o di indicazioni particolari agli interessati, ed è dovere del conducente informarsi e rispettare queste regole nel periodo in cui è considerato neopatentato. L’inosservanza non è vista come una semplice “dimenticanza”, ma come violazione di un obbligo preciso fissato dal Codice.

Sanzioni e rischi in caso di superamento dei limiti ridotti

Quando un neopatentato supera i limiti ridotti, il quadro sanzionatorio fa riferimento ai meccanismi generali previsti per la velocità, integrati dal fatto che, per lui, il limite legale da considerare è più basso. L’articolo 142 regola in generale i limiti di velocità e, insieme alle altre norme del Codice, disciplina le conseguenze del loro superamento, mentre l’articolo 195 stabilisce che le sanzioni amministrative pecuniarie consistono nel pagamento di una somma di denaro compresa tra un minimo e un massimo fissati dalla singola norma, tenendo conto della gravità della violazione, dell’opera svolta per attenuarne le conseguenze e delle condizioni personali ed economiche del trasgressore.

Il medesimo articolo 195 prevede che le sanzioni pecuniarie relative, tra l’altro, all’articolo 142 siano aumentate di un terzo quando la violazione è commessa in un determinato orario notturno. Questo significa che, se un neopatentato viola il limite ridotto di velocità in quella fascia oraria, l’importo della sanzione amministrativa viene ulteriormente incrementato, aggravando l’impatto economico dell’infrazione. L’intento del legislatore è evidente: disincentivare in modo particolare i comportamenti pericolosi nelle condizioni in cui il rischio è già di per sé più alto, come appunto la circolazione notturna.

Oltre alle sanzioni economiche, il superamento dei limiti di velocità può comportare ulteriori conseguenze sul piano della conduzione del veicolo, della sicurezza e della posizione del conducente rispetto alla patente. Il Codice della Strada, anche attraverso il sistema dei punti e delle sanzioni accessorie previsto da varie disposizioni, mira a scoraggiare le condotte che incidono direttamente sulla sicurezza della circolazione. Per un neopatentato, che già si trova sottoposto a regole più rigide, l’effetto combinato tra limite ridotto e regime sanzionatorio può essere particolarmente severo, proprio perché parte da una soglia più bassa di tolleranza verso gli eccessi di velocità.

Sul piano pratico, guidare oltre i limiti ridotti stabiliti dall’articolo 117 significa esporsi non solo a multe più pesanti, specie nelle fasce orarie indicate dall’articolo 195, ma anche a un maggiore rischio di incidenti dovuto alla minore esperienza alla guida. Il Codice fissa questi vincoli non per “punire” chi ha appena preso la patente, ma per accompagnare l’ingresso nella circolazione con qualche margine in più di prudenza obbligatoria. Ignorarli equivale a bruciare questo margine di sicurezza e a giocare con una combinazione – velocità elevata e scarsa esperienza – che il legislatore considera particolarmente pericolosa e quindi da contenere con strumenti normativi ben definiti.