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Regolamento Batterie UE: perché la due diligence slitta al 2027 e con quali effetti

Impatto del rinvio al 2027 della due diligence del Regolamento Batterie UE su ESG, battery passport, usato EV e strategie di compliance per la filiera automotive

Regolamento Batterie: rinvio al 2027 della due diligence e impatti su battery passport
diRedazione

Il rinvio al 2027 degli obblighi di due diligence del Regolamento Batterie UE modifica in modo significativo la roadmap di conformità per l’intera filiera automotive, dall’estrazione delle materie prime fino alla gestione dell’usato EV. La scelta di “fermare l’orologio” sugli adempimenti di due diligence non elimina gli obblighi, ma ne sposta l’entrata in applicazione e ne ricalibra tempi e oneri, con impatti diretti su ESG, tracciabilità, audit dei fornitori e pianificazione degli investimenti di costruttori, importatori e gestori di flotte.

Che cosa prevede il Regolamento Batterie e quali obblighi sono rinviati

Il Regolamento (UE) 2023/1542 sulle batterie e rifiuti di batterie introduce un quadro unico e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri per l’intero ciclo di vita delle batterie, incluse quelle per veicoli elettrici. Il testo disciplina progettazione, immissione sul mercato, etichettatura, tracciabilità, raccolta e riciclo, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e sociale delle catene di fornitura. Tra i pilastri del regolamento vi sono gli obblighi di due diligence lungo la supply chain, che impongono agli operatori economici di identificare, prevenire e mitigare i rischi legati a materie prime critiche, condizioni di lavoro e impatti ambientali nelle fasi estrattive e di trasformazione.

Nella versione originaria, tali obblighi di due diligence avrebbero dovuto applicarsi a partire dal 18 agosto 2025, con una serie di adempimenti progressivi in termini di politiche aziendali, sistemi di gestione del rischio, audit dei fornitori e rendicontazione periodica. Il pacchetto di semplificazione noto come Omnibus IV interviene però su questa tempistica, rinviando di due anni l’entrata in applicazione degli obblighi di due diligence per le batterie, che slitta così al 18 agosto 2027. Il rinvio è accompagnato da un mandato alla Commissione europea a pubblicare linee guida interpretative e operative almeno un anno prima, per consentire agli operatori di adeguare processi e contratti in modo più prevedibile e coordinato.

Il nuovo regolamento di modifica, adottato dal Consiglio dell’UE nell’ambito di Omnibus IV, è concepito come un meccanismo di “stop-the-clock” limitato agli obblighi di due diligence, senza rimettere in discussione l’impianto generale del Regolamento Batterie. Restano quindi in vigore le altre scadenze relative, ad esempio, ai requisiti di prestazione e durabilità, ai target di raccolta e riciclo, alle prescrizioni di etichettatura e alle disposizioni sul contenuto riciclato minimo per alcune categorie di batterie. Il rinvio non va quindi letto come un arretramento sugli obiettivi ambientali e sociali, ma come una rimodulazione dei tempi di implementazione di uno dei blocchi più complessi e trasversali della normativa.

La scelta di spostare al 2027 l’entrata in applicazione degli obblighi di due diligence è motivata dall’esigenza di dare maggiore certezza giuridica al settore e di evitare che l’assenza di standard condivisi per gli organismi di verifica terzi generi frammentazione e oneri sproporzionati. Il legislatore europeo ha riconosciuto che la creazione di un sistema di accreditamento per gli auditor indipendenti, la definizione di metodologie comuni di valutazione del rischio e la messa a punto di strumenti digitali di tracciabilità richiedono tempi tecnici non compatibili con la scadenza originaria del 2025. In questo quadro, il rinvio è presentato come misura di semplificazione e competitività industriale, più che come deroga agli obiettivi di sostenibilità.

Effetti su claim ESG, tracciabilità e audit dei fornitori

Lo slittamento al 2027 degli obblighi di due diligence non sospende le aspettative di mercato in materia di ESG, né attenua la pressione di investitori, clienti corporate e autorità di vigilanza sulla trasparenza delle catene di fornitura. Per i costruttori automotive e per gli operatori che immettono batterie sul mercato UE, il rinvio riduce il rischio di non conformità formale nel breve periodo, ma non legittima un arretramento nella gestione dei rischi sociali e ambientali. I claim ESG relativi a “batterie sostenibili”, “responsibly sourced” o simili restano soggetti alle regole generali su pratiche commerciali scorrette e greenwashing, e dovranno essere supportati da evidenze documentali coerenti con le future richieste di due diligence.

Dal punto di vista della tracciabilità, il rinvio offre un margine temporale aggiuntivo per integrare sistemi IT, piattaforme di data sharing e strumenti di monitoraggio dei fornitori, ma non elimina la necessità di costruire una catena informativa robusta. Gli operatori che utilizzeranno questi due anni per mappare in profondità i propri fornitori di materie prime, raffinazione e componentistica avranno un vantaggio competitivo quando gli obblighi diventeranno applicabili. Al contrario, chi interpreterà il rinvio come una “pausa” rischia di trovarsi nel 2027 con processi ancora frammentati e con difficoltà a dimostrare la coerenza tra i propri impegni ESG e la realtà operativa.

Per quanto riguarda gli audit dei fornitori, il rinvio è strettamente connesso alla necessità di definire standard di accreditamento per gli organismi di verifica terzi. Senza un quadro chiaro su requisiti, competenze e metodologie degli auditor, il rischio sarebbe stato quello di una proliferazione di schemi privati non armonizzati, con costi elevati e risultati difficilmente comparabili. Lo spostamento al 2027 consente di lavorare su criteri comuni e su un mercato dei servizi di verifica più maturo, ma nel frattempo le imprese possono già avviare audit pilota, valutazioni di rischio e programmi di miglioramento con i fornitori più critici, in modo da non concentrare tutti gli sforzi a ridosso della nuova scadenza.

Un ulteriore effetto riguarda la coerenza tra le politiche di due diligence sulle batterie e altri obblighi normativi europei in materia di sostenibilità e diritti umani nelle catene di fornitura. Il rinvio offre l’opportunità di allineare strumenti, metriche e processi interni, evitando duplicazioni tra diversi framework regolatori. In questo senso, la fase 2025‑2027 può essere utilizzata per sviluppare un approccio integrato alla due diligence ESG, che tenga conto sia delle specificità del Regolamento Batterie sia delle esigenze più ampie di rendicontazione di sostenibilità e gestione del rischio lungo la supply chain.

Cosa cambia per il battery passport e per l’usato EV

Il battery passport rappresenta uno degli elementi più innovativi del Regolamento Batterie, in quanto introduce un’identità digitale per le batterie ricaricabili, in particolare per quelle destinate ai veicoli elettrici. Questo strumento è concepito per raccogliere e rendere accessibili informazioni chiave su origine delle materie prime, caratteristiche tecniche, performance, manutenzione, riparazioni e fine vita. Il rinvio degli obblighi di due diligence al 2027 non elimina il percorso verso il battery passport, ma ne influenza la tempistica di implementazione e il grado di dettaglio delle informazioni che dovranno essere disponibili fin dalle prime fasi di applicazione.

Nel breve periodo, i costruttori e gli operatori della filiera possono concentrarsi sulla definizione delle architetture digitali e dei flussi dati necessari per alimentare il battery passport, senza la pressione immediata di dover dimostrare la piena conformità agli obblighi di due diligence. Questo non significa che i dati relativi alla provenienza delle materie prime o alle condizioni di produzione possano essere trascurati, ma che vi è più tempo per standardizzare formati, interfacce e procedure di raccolta delle informazioni. Il rinvio consente inoltre di coordinare meglio il battery passport con altri strumenti di tracciabilità già utilizzati nel settore automotive, riducendo il rischio di sistemi paralleli non interoperabili.

Per il mercato dell’usato EV, il battery passport è destinato a diventare un elemento centrale nella valutazione del valore residuo dei veicoli e nella gestione delle seconde vite delle batterie. La disponibilità di dati affidabili su cicli di carica, stato di salute (SoH), interventi di manutenzione e condizioni di utilizzo permetterà di distinguere in modo più preciso tra batterie idonee al riutilizzo, alla rigenerazione o al riciclo. Il rinvio degli obblighi di due diligence non modifica questa traiettoria, ma può rallentare, in parte, la piena integrazione delle informazioni ESG nel battery passport, soprattutto per quanto riguarda la tracciabilità delle materie prime e le verifiche sui fornitori a monte.

Nel frattempo, gli operatori dell’usato EV e i gestori di flotte possono iniziare a strutturare processi interni per raccogliere e conservare dati di utilizzo delle batterie che saranno poi integrabili nel battery passport. Ciò include, ad esempio, la standardizzazione dei report di diagnosi, la definizione di criteri comuni per la valutazione dello stato di salute e l’adozione di strumenti digitali per la lettura e l’archiviazione dei parametri chiave. In prospettiva, la capacità di fornire una “storia digitale” completa della batteria diventerà un fattore competitivo sia nel remarketing dei veicoli elettrici sia nello sviluppo di modelli di business basati su leasing, noleggio a lungo termine e servizi di mobilità elettrica.

Implicazioni per costruttori, importatori e flotte

Per i costruttori di veicoli e di batterie, il rinvio al 2027 degli obblighi di due diligence comporta una ridefinizione delle priorità di compliance, ma non una riduzione strutturale degli impegni. Sul piano operativo, i reparti legali e di sostenibilità possono ricalibrare le roadmap interne, distribuendo su un arco temporale più ampio attività come la revisione dei contratti di fornitura, l’integrazione di clausole ESG, la selezione di partner per gli audit e lo sviluppo di sistemi di tracciabilità. Allo stesso tempo, la pressione competitiva e reputazionale spinge molti gruppi a mantenere o addirittura accelerare iniziative volontarie di due diligence, per posizionarsi come attori affidabili in un mercato sempre più attento alla sostenibilità delle batterie.

Gli importatori che immettono sul mercato UE batterie o veicoli equipaggiati con batterie provenienti da Paesi terzi si trovano in una posizione particolarmente delicata. Il rinvio offre più tempo per allineare i fornitori extra‑UE ai futuri requisiti di due diligence, ma richiede anche un lavoro di sensibilizzazione e di capacity building lungo la catena di fornitura. In molti casi sarà necessario rinegoziare accordi, introdurre requisiti di trasparenza più stringenti e supportare i partner nella raccolta e nella trasmissione dei dati richiesti. La capacità di anticipare le richieste regolatorie europee diventerà un criterio di selezione dei fornitori, con possibili effetti di ristrutturazione delle catene di approvvigionamento.

Per le flotte aziendali e gli operatori di noleggio e car sharing, le implicazioni sono sia dirette sia indirette. Direttamente, perché la qualità e la tracciabilità delle batterie influenzeranno il valore residuo dei veicoli, i costi totali di proprietà (TCO) e le strategie di rinnovo del parco. Indirettamente, perché le politiche ESG dei clienti corporate e degli investitori tenderanno a includere criteri sempre più specifici sulla sostenibilità delle batterie utilizzate nei veicoli di flotta. Il rinvio al 2027 consente a questi operatori di integrare gradualmente nei capitolati di gara e nei contratti di fornitura requisiti legati alla due diligence, al battery passport e alla gestione del fine vita, evitando cambiamenti troppo bruschi nelle strategie di procurement.

Un ulteriore aspetto riguarda la pianificazione degli investimenti in infrastrutture e competenze. Costruttori, importatori e gestori di flotte devono valutare come distribuire nel tempo le risorse dedicate a sistemi IT, formazione del personale, audit interni e relazioni con gli organismi di verifica terzi. Il rinvio offre margini per una pianificazione più graduale, ma non elimina la necessità di destinare budget significativi alla compliance. In un contesto di transizione verso la mobilità elettrica, la capacità di gestire in modo strutturato la due diligence sulle batterie diventerà parte integrante della strategia industriale e commerciale, con ricadute sulla competitività complessiva degli operatori sul mercato europeo.

Come prepararsi alla conformità senza over‑compliance

La sfida per gli operatori della filiera automotive è utilizzare il rinvio al 2027 per costruire una conformità solida ed efficiente, evitando sia il rischio di ritardi sia quello di over‑compliance, cioè di adempimenti eccessivi rispetto a quanto richiesto, con conseguenti costi non necessari. Un primo passo consiste nel condurre una gap analysis rispetto al testo consolidato del Regolamento Batterie, identificando quali processi, sistemi e contratti dovranno essere adeguati per soddisfare gli obblighi di due diligence. Su questa base è possibile definire una roadmap pluriennale che distingua tra interventi prioritari, da avviare subito, e attività che possono essere programmate più vicino alla scadenza del 2027, in funzione anche delle future linee guida della Commissione.

Un secondo elemento chiave è l’adozione di un approccio modulare alla due diligence, che consenta di scalare progressivamente il livello di approfondimento e di controllo in funzione del rischio. In pratica, ciò significa concentrare gli sforzi iniziali sui segmenti di supply chain più critici, ad esempio l’approvvigionamento di materie prime sensibili, e ampliare nel tempo il perimetro di analisi e di audit. Questo approccio riduce il rischio di investire risorse eccessive in aree a basso rischio, mantenendo al contempo la capacità di dimostrare un percorso credibile di miglioramento continuo. La definizione di policy interne chiare, di responsabilità organizzative e di procedure documentate è essenziale per evitare duplicazioni e incoerenze.

Per prevenire l’over‑compliance è inoltre importante monitorare da vicino l’evoluzione normativa e le indicazioni che emergeranno dalle istituzioni europee, dagli organismi di standardizzazione e dalle associazioni di settore. La partecipazione a tavoli tecnici, gruppi di lavoro e iniziative di settore può aiutare a interpretare correttamente i requisiti, a condividere buone pratiche e a sviluppare soluzioni comuni, ad esempio per la raccolta dati o per gli audit condivisi dei fornitori. In questo modo, gli operatori possono evitare di sviluppare in autonomia sistemi troppo complessi o non allineati agli standard che si affermeranno a livello europeo.

Infine, la preparazione alla conformità richiede un investimento nella cultura aziendale e nelle competenze interne. La due diligence sulle batterie non è solo un tema legale o di compliance, ma coinvolge acquisti, supply chain, qualità, IT, sostenibilità e, nel caso delle flotte, anche le funzioni operative e commerciali. Formare il personale sui contenuti del Regolamento Batterie, sui rischi ESG specifici del settore e sugli strumenti di tracciabilità disponibili permette di distribuire in modo più efficiente le responsabilità e di ridurre il rischio di errori o di interpretazioni divergenti. In questo quadro, il rinvio al 2027 può essere visto come un’opportunità per costruire un sistema di gestione della due diligence maturo e proporzionato, capace di coniugare conformità normativa, competitività e credibilità degli impegni di sostenibilità.