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Semafori intelligenti: la vergogna dei tempi di latenza

Tic tac, una multa ti aspetta
diEzio Notte

Se il Comune piazza un semaforo intelligente (un apparecchio che rileva chi passa col rosso) ha due modi per fregarti i soldi.

a) Il primo metodo è il più conosciuto. Fa durare pochissimo la luce gialla: per esempio, tre secondi a un incrocio che ne richiederebbe come minimo otto. Così non hai tempo di attraversare l’intersezione, passi col rosso e ti arriva la sanzione di 150 euro più sei punti-patente.

b) Il secondo mezzuccio fa ancora più schifo. L’obiettivo di svuotarti le tasche è chiaro come il Sole. Si tratta del tempo di latenza. Che non è una parolaccia, ma il tempo che trascorre fra lo spegnimento della luce gialla e l’accensione della luce rossa. Voi capire che, più alto il tempo di latenza, più hai tempo di passare l’incrocio senza essere violentato dalla multa. Viceversa, più basso il tempo di latenza, meno tempo hai per evitare il rosso: multa probabile. Sul tempo di latenza, molti Comuni (assecondati dalle ditte che forniscono le macchinette pappandosi parte della torta dei verbali) speculano. Col tempo di latenza, le amministrazioni locali birichine ripianano i debiti.

Per mordere un Comune monello, serve un automobilista paziente che faccia ricorso al Giudice di pace. Poi occorre un Giudice coi controfiocchi quadrati che chieda al Comune l’omologazione dell’apparecchio, la durata della luce gialla e il tempo di latenza. Dopodiché, lo stesso Giudice dovrebbe considerare una tattica infame quella di abusare del vuoto legislativo che consente, a molti Enti locali, di regolarsi come credono in quanto a durata del giallo e tempo di latenza.

Meglio ancora se una Procura sequestra quei dispositivi che macinano multe a tutto spiano, o se la Guardia di finanza ci ficca il naso per capirci di più.

In quanto al ministero dei Trasporti, non aspettiamoci grandi aiuti: difficile che, dopo anni di utilizzo di una macchinetta mangia-quattrini da parte dei Comuni, tutt’a un tratto si esibisca in una bella circolare con su scritto: “Non sono omologati”.

foto flickr.com/photos/fdecomite