Strisce blu, perché non hai scampo
Si susseguono le iniziative dei comitati di cittadini contro l’abuso delle strisce blu da parte dei Comuni. Purtroppo, è tutto inutile. Le amministrazioni locali affondano il coltello nel ventre morbido del Codice della strada, interpretabile facilmente a proprio favore. Siete destinati a pagare per sostare, sempre di più.
Articolo 7, comma 8, del Codice della strada: i Comuni sono assolutamente liberi di creare strisce blu se nelle immediate vicinanze ci sono strisce bianche, i parcheggi gratuiti. E pure se non ci sono strisce bianche, i Comuni se ne strafottono: il Codice dà una via d’uscita. Possono creare strisce blu se quella zona è di rilevanza urbanistica. Traducibile in agglomerati urbani di valore storico.
E qui sta il bello. Come fa il Comune a stabilire che quella zona è di rilevanza urbanistica? Oplà, tira fuori da un cassetto un accurato (e strapagato…) studio commissionato esternamente. Guardacaso, la zona è di rilevanza urbanistica. Quindi, strisce blu a tutto spiano.
Sì, strisce blu anche in periferia: hai voglia lì quante zone di rilevanza urbanistica trovi. Uno studio di qua, una ricerchina di là, e il gioco è fatto.
Per quanto riguarda il comma 6 (“le aree destinate a parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico”) lo aggiri ancora più facilmente: ci piazzi un cordolino giallo per terra e vedi che le strisce blu non ostacolano più nulla.
Non c’è arma per difendersi. Finché non arriverà un politico coi controfiocchi disposto a cambiare quell’articolo del Codice della strada. Un po’ difficile, non trovate?