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Tutor, ma è così bello multare i propri clienti?

I misteri del Tutor: ci vorrebbe Sherlock Holmes
diEzio Notte

Come il 99% di quel che accade in Italia a livello politico e istituzionale, il Tutor è un bel mistero. Di certo, si sa che quel sistema rileva (soprattutto) la velocità media in autostrada. E che, stando alle statistiche ufficiali, ha dimezzato la mortalità lì dove opera. Ignoto però l’incasso globale dello Stato grazie al Tutor. Ok, i soldi delle multe vanno allo Stato, ma qual è l’entrata annuale? Se è bassa, allo Stato non conviene che vengano piazzati questi Tutor. Invece, se il guadagno è elevato, si comprende come ci siano forti spinte a diffondere e a estendere il Tutor su tutte le autostrade e sulle strade statali.

Altro dubbio. Il Tutor è sulla rete gestita dalla società Autostrade per l’Italia. Quello che non comprendiamo è: cosa fa il gestore numero uno in Italia, multa i propri clienti che corrono troppo? Pare un controsenso: uno paga il pedaggio e per giunta viene sanzionato in caso di eccesso di velocità. Vero, se gli incidenti calano (grazie al Tutor), i pedaggi salgono, grazie a una formula matematica contenuta in una convenzione che lega gestori e Stato. Però, fino a che punto ad Autostrade per l’Italia conviene multare chi ha il piede pesante? Non c’è il rischio che gli automobilisti, stanchi di quell’ossessionante Grande Fratello, scelgano alternative come le strade statali o addirittura il treno?

foto flickr.com/photos/londonmatt