Cerca

Un’auto senza catalizzatore può passare la revisione e circolare?

Norme su catalizzatore, revisione periodica, omologazione ed emissioni per la circolazione dei veicoli

Auto senza catalizzatore: quando è consentita, cosa succede in revisione e dove può circolare
diRedazione

Molti automobilisti scoprono il problema del catalizzatore solo al momento della revisione, quando l’auto rischia un esito sfavorevole o addirittura la sospensione dalla circolazione. Capire se un’auto senza catalizzatore può circolare e superare i controlli significa evitare sanzioni, fermi amministrativi e spese impreviste per ripristini urgenti, soprattutto se il dispositivo è stato rimosso o manomesso rispetto alla configurazione di omologazione.

Cos’è il catalizzatore e perché è centrale per omologazione ed emissioni

Il catalizzatore è il principale dispositivo di controllo delle emissioni nei motori a benzina e, in molte configurazioni, anche nei diesel. La sua funzione è trasformare parte degli inquinanti nocivi (come monossido di carbonio e idrocarburi incombusti) in sostanze meno dannose prima che i gas escano dallo scarico. Dal punto di vista giuridico non è solo un componente “ecologico”: fa parte delle caratteristiche costruttive con cui il veicolo è stato omologato e che deve mantenere per poter circolare regolarmente.

La normativa europea sui controlli tecnici periodici stabilisce che, durante la revisione, il sistema di controllo delle emissioni di gas di scarico sia oggetto di esame visivo e che la mancanza o il chiaro difetto del dispositivo installato dal costruttore costituisca un difetto da registrare. Questo principio è richiamato nell’allegato I della direttiva 2014/45/UE, che impone anche il mantenimento delle caratteristiche ambientali previste in omologazione, comprese le emissioni allo scarico, come si legge nel testo integrale disponibile su EUR-Lex.

In Italia, l’articolo 80 del Codice della strada, richiamato anche dalla scheda informativa dell’ACI, collega direttamente la revisione al controllo del livello di emissioni inquinanti, che deve rientrare nei limiti di legge per consentire la circolazione. Se il catalizzatore manca o non funziona, il rischio concreto è che i valori misurati superino i limiti o che il veicolo venga comunque classificato come non conforme ai requisiti ambientali previsti in fase di omologazione.

Auto nate senza catalizzatore: cosa prevede la normativa

Per le auto più datate, nate senza catalizzatore perché omologate in un’epoca in cui il dispositivo non era ancora previsto, la situazione giuridica è diversa rispetto ai veicoli moderni. In questi casi, il riferimento resta sempre l’assetto di omologazione originario: se il veicolo è stato approvato senza catalizzatore, l’assenza del dispositivo non costituisce di per sé una manomissione. Tuttavia, anche questi veicoli devono rispettare i limiti di emissione applicabili alla loro categoria e alla normativa vigente al momento dell’immatricolazione.

La direttiva 2014/45/UE, recepita negli ordinamenti nazionali, prevede che i controlli tecnici periodici verifichino che il veicolo continui a rispettare le caratteristiche ambientali previste in fase di omologazione, senza imporre retroattivamente dispositivi non previsti all’origine. Ciò significa che un’auto storica nata senza catalizzatore può, in linea di principio, superare la revisione se le emissioni rientrano nei limiti previsti per quella classe di veicolo e se non sono presenti difetti gravi ai sistemi di scarico. Resta però il fatto che, nelle aree urbane con limitazioni alla circolazione per i veicoli più inquinanti, queste auto possono essere soggette a blocchi o restrizioni indipendentemente dall’esito della revisione.

Rimozione o manomissione del catalizzatore: rischi in revisione

La rimozione o la manomissione del catalizzatore su un’auto che ne è originariamente dotata comporta una perdita di conformità rispetto all’omologazione e rappresenta un difetto rilevante in sede di revisione. La normativa tecnica sui controlli prevede che il sistema di scarico e i dispositivi antinquinamento siano verificati sia visivamente sia tramite misurazione delle emissioni con analizzatori gas di scarico omologati. Un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 agosto 2024, conferma che la misurazione delle emissioni allo scarico è parte integrante della revisione, approvando la norma di omologazione dell’attrezzatura “Analizzatore gas di scarico” disponibile sul sito della Gazzetta Ufficiale.

Se durante il controllo tecnico il centro di revisione rileva l’assenza del catalizzatore previsto dal costruttore, oppure una sua evidente manomissione, il difetto può essere classificato come grave. Un approfondimento di ASAPS sul DM 6 agosto 1998 n. 408 evidenzia che, in presenza di difetti che determinano inquinamento atmosferico, inclusi quelli relativi ai dispositivi di controllo delle emissioni, la revisione deve avere esito “revisione ripetere – veicolo sospeso dalla circolazione” fino alla regolarizzazione, come riportato sul sito ASAPS. In pratica, se il catalizzatore è stato tolto, l’auto rischia di non superare la revisione e di essere sospesa dalla circolazione finché il dispositivo non viene ripristinato.

Un decreto del MIT del 23 novembre 2021, che modifica l’articolo 80, comma 8, del Codice della strada e disciplina l’organizzazione delle attività di revisione, conferma che l’esito sfavorevole comporta limitazioni alla circolazione fino alla regolarizzazione del veicolo. Questo significa che circolare con revisione respinta per difetti al sistema di scarico espone a ulteriori sanzioni. Inoltre, le guide pratiche di associazioni di consumatori come Altroconsumo ricordano che la manomissione dei dispositivi antinquinamento, tra cui il catalizzatore, comporta un rischio concreto di esito negativo alla revisione e di sanzioni per circolazione con veicolo non conforme, come indicato sul sito Altroconsumo.

Per chi vuole approfondire nel dettaglio come vengono effettuati oggi i controlli elettronici e sulle emissioni durante il collaudo, può essere utile conoscere cosa controllano i centri con lo scantool OBD e come preparare il veicolo, come spiegato nella pagina dedicata a cosa controllano oggi in revisione con lo scantool OBD.

Circolazione urbana, blocchi e ZTL per veicoli più inquinanti

Il superamento della revisione non garantisce automaticamente la libertà di circolazione in tutte le aree urbane, soprattutto per i veicoli più inquinanti o privi di dispositivi antinquinamento come il catalizzatore. Le amministrazioni locali possono introdurre blocchi del traffico, limitazioni alla circolazione e ZTL ambientali basate sulla classe emissiva del veicolo, indipendentemente dal fatto che la revisione sia regolare. In questo quadro, un’auto senza catalizzatore, anche se nata così, può essere equiparata a veicoli di classe emissiva bassa e quindi soggetta a restrizioni più severe.

A livello europeo, una risoluzione del Parlamento europeo del 2017 richiama espressamente la necessità di contrastare pratiche come l’eliminazione dei dispositivi di controllo delle emissioni, invitando la Commissione a rafforzare i controlli in sede di revisione ai sensi della direttiva 2014/45/UE. Il documento sottolinea che la rimozione di componenti come il filtro antiparticolato o il catalizzatore aumenta sensibilmente l’impatto ambientale del veicolo e va scoraggiata anche attraverso controlli più stringenti, come riportato nel testo disponibile su EUR-Lex. In molte città, questo orientamento si traduce in politiche locali che penalizzano i veicoli più inquinanti, a prescindere dalla regolarità formale della revisione.

Come mettersi in regola: ripristino, controlli e alternative

Per un’auto nata con catalizzatore che oggi ne è priva o lo ha inefficiente, la via principale per mettersi in regola è il ripristino del dispositivo secondo le specifiche di omologazione. Se il centro di revisione ha già rilevato il difetto e sospeso il veicolo dalla circolazione, occorre intervenire prima di ripresentarsi al controllo. In pratica, il proprietario deve far installare un catalizzatore conforme, verificare che il sistema di scarico non presenti perdite o modifiche non autorizzate e controllare che i valori di emissione rientrino nei limiti previsti per la categoria del veicolo.

Un approfondimento di Motor1 Italia, richiamando la normativa europea sui controlli tecnici e il Codice della strada, chiarisce che circolare con catalizzatore rimosso espone a sanzioni per alterazione delle caratteristiche costruttive e che il veicolo, in sede di revisione, può essere respinto per difetto grave sulle emissioni, con sospensione dalla circolazione finché il difetto non è sanato, come spiegato su Motor1 Italia. In alcuni casi, soprattutto per veicoli datati o con percorrenze elevate, può essere opportuno valutare se convenga economicamente procedere al ripristino o orientarsi verso un’auto più recente e meno inquinante, anche in funzione delle limitazioni alla circolazione previste nelle aree urbane. Per chi sta pensando a un cambio vettura, può essere utile confrontare quale auto conviene davvero tra benzina, diesel, ibrida ed elettrica nel medio periodo, come illustrato nell’analisi su quale auto conviene davvero nel 2026 tra benzina, diesel, ibrida ed elettrica.

Un ulteriore elemento da considerare è l’evoluzione delle norme europee sui controlli tecnici. Il Consiglio dell’UE ha adottato un orientamento generale per aggiornare la direttiva 2014/45/UE, introducendo nuovi metodi di controllo delle emissioni gassose, come gli NOx, e prevedendo certificati di revisione temporanei, senza modificare il principio che i veicoli con difetti gravi non possono circolare regolarmente, come riportato nel comunicato del Consiglio dell’UE. Questo scenario rende ancora più rischioso puntare su soluzioni “creative” come l’eliminazione del catalizzatore: se oggi il veicolo riesce a superare i controlli, domani potrebbe non essere più così, con conseguenze economiche e operative rilevanti per il proprietario.