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Volkswagen taglia 800 posti a Puebla: colpa dei dazi USA?

Volkswagen in Messico e il taglio del personale

Linea di assemblaggio di veicoli in un contesto industriale.
Immagine generata con l’ausilio di AI

Volkswagen del Messico ha deciso di tagliare uno dei tre turni di produzione nello stabilimento di Puebla, nella linea dove nascono Tiguan e Jetta. La misura è già operativa e si accompagna a un piano di riduzione del personale che coinvolge tra 700 e 800 lavoratori, con uscite incentivate e ricollocamenti interni. La causa dichiarata è il mix tossico tra dazi statunitensi sulle auto prodotte in Messico e domanda in calo nel mercato nordamericano.

Il costruttore tedesco, che in quell’impianto è un pilastro industriale per la regione di Puebla, parla di decisione “difficile ma necessaria” per adattare la capacità produttiva ai nuovi costi legati ai dazi e alla redditività compressa delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Il nodo è concreto: Washington applica un dazio del 25% su molto contenuto non statunitense dei veicoli messicani, e Volkswagen risponde asciugando turni, organici e piani su Tiguan e Jetta.

Volkswagen in Messico e il taglio del personale

Il piano di Volkswagen del Messico per lo stabilimento di Puebla prevede la soppressione a tempo indeterminato di uno dei tre turni dedicati alla produzione di Tiguan e Jetta. Questa scelta si traduce in un ridimensionamento diretto degli organici, con una quota in uscita compresa tra 700 e 800 lavoratori. Il costruttore collega l’intervento al “contesto sfidante” dell’industria nordamericana, dove i dazi USA al 25% sulle auto made in Mexico incidono sui margini.

La ristrutturazione si gioca su più leve: sono previsti licenziamenti diretti, programmi di ritiro volontario e trasferimenti su altre linee di montaggio all’interno del sito di Cuautlancingo, nello stato di Puebla. Nel mirino finiscono soprattutto i lavoratori assunti tra agosto 2023 e agosto 2026, fascia che riceverà le indennità previste. Parte della manodopera verrà invece spostata per sostenere altri modelli o reparti che restano a pieno regime, riducendo l’impatto immediato sui posti.

La mossa messicana arriva mentre, a livello globale, il gruppo sta stringendo la cintura per reagire alla concorrenza cinese e ai costi industriali in salita, con ipotesi di tagli fino a 100.000 posti citate dagli investitori. I tagli di Puebla si inseriscono quindi in una strategia più ampia, che ha già visto annunci simili in Europa e in Cina e un ripensamento dei modelli Volkswagen da tenere a listino nei prossimi anni.

Tiguan e Jetta, i modelli coinvolti

L’impatto operativo cade su due modelli chiave per Volkswagen in Nord America: il SUV Tiguan e la berlina Jetta, entrambi prodotti a Puebla ed esportati negli Stati Uniti. L’azienda conferma che non c’è alcuna cessazione dei modelli, ma una riduzione strutturale della capacità, con la sospensione indefinita del turno aggiuntivo. In pratica si costruiranno meno unità per adattarsi alla domanda condizionata dai dazi e dalle nuove regole di origine del quadro USMCA.

Secondo i resoconti locali, la fabbrica continuerà a rifornire il mercato nordamericano, ma con volumi inferiori e una diversa composizione di versioni, per limitare l’esposizione alle tariffe più pesanti sui contenuti non statunitensi. Volkswagen ha già iniziato a sfruttare maggiormente altri poli produttivi per alcuni modelli, come mostrano i piani di altri costruttori che puntano su stabilimenti messicani per l’export, per esempio le BMW elettriche prodotte in Messico dirette verso Nord America ed Europa.

Il caso Tiguan e Jetta fa il paio con altre scelte recenti di gruppi rivali che stanno rivedendo linee e turni in Nord America e Canada, come avvenuto per lo stabilimento Ford di Oakville in Ontario. In tutti questi casi il filo conduttore è l’impatto delle politiche commerciali statunitensi sui piani industriali: i dazi modificano la convenienza relativa tra un impianto e l’altro e spingono a concentrare i modelli più redditizi dove il fisco pesa meno.

Organici, sindacato e aumenti salariali

Sul fronte del lavoro, il riassetto di Puebla arriva a ridosso della chiusura del negoziato contrattuale con il sindacato indipendente SITIAVW, che rappresenta i dipendenti dello stabilimento. L’intesa prevede un aumento globale del 10,04% per i lavoratori, che sarà sottoposto a consultazione interna l’11 settembre 2026. In parallelo, l’azienda ha messo sul tavolo pacchetti di ritiro volontario mirati, rivolti a circa 400 dipendenti con più di 57 anni o con condizioni di salute particolari.

Una parte consistente dei lavoratori in uscita appartiene invece al gruppo assunto tra agosto 2023 e agosto 2026, che riceverà l’indennità prevista nei piani di ristrutturazione. Il sindacato ha evitato lo sciopero dopo l’accordo salariale, ma resta il nodo occupazionale legato ai tagli di turno. Il clima non è isolato: in altri impianti del gruppo, ad esempio in Europa, è già partita una stagione di tagli nel gruppo Volkswagen legati alla concorrenza cinese e alla necessità di ridurre i costi fissi di struttura.

L’esito della consultazione di settembre a Puebla dirà quanto i lavoratori sono disposti ad accettare il mix tra aumenti salariali e riduzione degli organici. Nel frattempo l’azienda prosegue con ricollocamenti interni su altre linee, tenendo aperta la porta a una possibile revisione dei piani solo se la situazione tariffaria con gli Stati Uniti dovesse alleggerirsi, scenario al centro dei negoziati in corso nell’ambito dell’accordo commerciale nordamericano.

Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale