Motore in avaria, lo yacht affonda nel golfo di Trieste: dieci turisti tratti in salvo
Yacht Diwa II, cosa è successo nel golfo di Trieste e come sono avvenuti i soccorsi

Dieci turisti austriaci a bordo, imbarcazione che imbarca acqua dopo un guasto al sistema di propulsione, affondamento nel golfo di Trieste e soccorso della Guardia Costiera. L’episodio dello yacht Diwa II, avvenuto il 29 agosto davanti al Porto Vecchio, mostra che una semplice avaria al motore su un mezzo da diporto può trasformarsi in emergenza in pochi minuti, soprattutto in un’area molto trafficata da traghetti, barche turistiche e motoscafi privati.
La Capitaneria di porto di Trieste ha coordinato il recupero di tutte le persone a bordo, che risultano illese, e la messa in sicurezza dell’area per il rischio inquinamento. Episodi simili, sommati all’esercitazione internazionale di ricerca e soccorso svolta a Trieste il 22 settembre, riportano l’attenzione sugli obblighi di sicurezza in mare, sulla manutenzione delle imbarcazioni da diporto e sul ruolo del comandante quando qualcosa va storto durante una gita o una vacanza in barca.
Yacht Diwa II, cosa è successo e come sono avvenuti i soccorsi
L’affondamento del Diwa II nel golfo di Trieste nasce da una avaria al sistema di propulsione che avrebbe provocato infiltrazioni d’acqua nello scafo, con progressivo sbandamento e calo di galleggiamento dell’unità. A bordo erano presenti dieci turisti austriaci impegnati in una gita davanti al Porto Vecchio, in un tratto di mare vicino alle rotte dei traghetti e al traffico portuale. Il rapido peggioramento delle condizioni ha reso necessario l’allarme alla Guardia Costiera.
La Capitaneria di porto ha inviato mezzi di soccorso per trarre in salvo le persone a bordo e predisporre il monitoraggio di eventuali sversamenti di carburante o oli in mare, con attenzione al porto turistico e alle banchine limitrofe. L’operazione si inserisce nello stesso quadro di attenzione che, pochi giorni dopo, ha visto a Trieste una esercitazione internazionale di ricerca e soccorso in mare con simulazione di collisione tra nave mercantile e peschereccio, descritta da ANSA, a conferma della centralità dei piani Sar nel golfo.
Il caso del Diwa II si aggiunge ad altri episodi recenti che hanno coinvolto unità da diporto nell’Adriatico, come il grande yacht affondato a Porto Cervo con quattordici persone poi recuperate o il motoscafo affondato al largo di Grado con due turisti illesi. Ne emerge un quadro in cui il soccorso funziona, ma mette in luce quanto una gestione non rigorosa di controlli e manutenzione possa trasformare una normale escursione in un evento con potenziali conseguenze per persone e ambiente.
Sicurezza del diporto, obblighi di manutenzione e controlli
Gli obblighi di sicurezza per il diporto nautico in Italia partono dall’idoneità tecnica dell’unità, dagli equipaggiamenti di bordo e dalla corretta manutenzione del motore e degli impianti. Le imbarcazioni devono essere mantenute in condizioni tali da garantire galleggiabilità e manovrabilità, con verifiche periodiche su scafo, prese a mare, pompe di sentina, linea d’asse e organi di governo, oltre che sulla tenuta degli impianti carburante, per ridurre il rischio di avarie che possano portare a imbarco d’acqua o incendi nel vano motore.
Il comandante, che si tratti del proprietario o di uno skipper professionista, è responsabile della verifica prima della partenza della presenza e dello stato di dispositivi di sicurezza come giubbotti salvagente, mezzi di segnalazione, estintori e dotazioni per la navigazione consentita. In caso di unità adibite ad uso commerciale o escursionistico, entrano in gioco controlli e certificazioni più stringenti, con visite periodiche sugli impianti e obblighi aggiuntivi per il trasporto di passeggeri paganti, analogamente a quanto accade per altri casi recenti di unità a motore con problemi legati a gasolio e rischio incendio a Jesolo.
Per chi sale a bordo come passeggero, soprattutto durante escursioni organizzate, il primo elemento concreto è verificare che la barca sia dotata di giubbotti individuali in numero adeguato e che il personale mostri almeno una breve spiegazione sulle procedure di emergenza. In molti casi i turisti provengono dall’uso dell’auto e si aspettano standard simili a quelli di un autobus o di un traghetto, mentre le piccole unità da diporto dipendono molto più direttamente dalla cura con cui il proprietario rispetta gli intervalli di manutenzione e controlla lo stato degli impianti prima di affrontare il mare aperto o zone di traffico intenso.
Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale