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Yacht in fiamme a Jesolo: evacuati 10, rischio sversamento

Incendio dello yacht a Jesolo: dinamica, soccorsi e persone tratte in salvo

Scrivania vuota con un portachiavi non marchiato e documenti sparsi.

Una colonna di fumo nero davanti alla spiaggia di Jesolo, uno yacht di 20 metri avvolto dalle fiamme e dieci persone da mettere in salvo in pochi minuti. Nel tardo pomeriggio del 30 agosto 2026 l’imbarcazione ha preso fuoco al largo, mentre stava navigando verso il pontile della Guardia Costiera vicino al faro di Cavallino, e il comandante ha lanciato l’allarme via radio alla Capitaneria di porto competente per l’area.

Le persone a bordo, tra cui un bambino, sono state trasferite su una motovedetta della Guardia Costiera e portate in sicurezza, mentre lo yacht bruciava fino a inabissarsi con i suoi serbatoi di carburante ancora pieni. Da qui l’altro fronte dell’emergenza, meno spettacolare ma più insidioso: il rischio di inquinamento da gasolio in mare, che ha attivato le procedure previste per gli incidenti con possibili sversamenti da unità da diporto.

Incendio dello yacht a Jesolo: dinamica e soccorsi

L’incendio è scoppiato a bordo dello yacht di circa 20 metri mentre la barca si trovava al largo della costa di Jesolo, in un tratto di mare ben visibile anche dalla spiaggia. Secondo quanto ricostruito, il comandante ha contattato via radio la Capitaneria e ha seguito le istruzioni per avvicinarsi verso il pontile della Guardia Costiera, così da facilitare le operazioni di evacuazione e l’intervento dei mezzi di soccorso già in navigazione.

Le dieci persone a bordo, compreso il minore, sono state fatte salire su una motovedetta della Guardia Costiera senza che si registrassero vittime, mentre le fiamme continuavano a interessare la sovrastruttura e gli interni dell’unità. Scene simili si sono già viste in altri casi di yacht affondato dopo un incendio, dove la priorità immediata resta sempre la salvaguardia delle persone prima di qualsiasi tentativo di salvataggio dello scafo.

Una volta completato il trasbordo, lo yacht è stato lasciato alla deriva sotto controllo visivo finché l’incendio e i danni strutturali non ne hanno provocato l’affondamento. La colonna di fumo nero ripresa dai bagnanti indica una combustione che ha coinvolto materiali plastici, arredi e impianti di bordo, un quadro tipico degli incendi sulle unità da diporto moderne, spesso aggravato dalla presenza di generatori, motori e serbatoi collocati in spazi confinati.

Gasolio in mare: chi interviene e con quali strumenti

Dopo l’inabissamento dell’imbarcazione, l’attenzione si è spostata sui rischi di inquinamento legati al gasolio rimasto nei serbatoi e negli impianti. Il coordinamento delle prime azioni di risposta spetta al Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, che la normativa nazionale individua come autorità marittima responsabile delle emergenze ambientali in mare. La Legge 31 dicembre 1982, n. 979 definisce questo ruolo di difesa del mare e di gestione degli eventi di inquinamento marino.

Nelle prime fasi, quando si sospetta uno sversamento di carburante, possono essere posizionate barriere galleggianti per circondare la zona interessata e limitare la dispersione delle chiazze sulla superficie. All’interno del perimetro vengono spesso impiegate panne e materiali assorbenti per raccogliere il gasolio, insieme a unità navali attrezzate per il recupero meccanico. In caso di necessità, il sistema nazionale d’intervento può attivare mezzi e squadre specializzate su scala più ampia, in base ai protocolli previsti dal cosiddetto sistema “marine pollution”.

Quando l’unità affonda con i serbatoi ancora a bordo, il quadro si complica perché parte del carburante può restare intrappolata nella struttura sul fondale e liberarsi progressivamente. La valutazione del rischio guida la scelta di eventuali operazioni subacquee di messa in sicurezza, come il recupero dei residui di combustibile. L’attenzione dell’opinione pubblica su casi più rari, come auto elettrica in fiamme su strada, ha contribuito a riportare in primo piano anche il tema dei combustibili tradizionali dispersi in ambiente.