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1 novembre 2013

Cupsit, Stefano Mannacio versus Ania. Questo significa che l’Italia non è ancora morta

Mente brillante, uomo coraggioso

Mentre i quotidiani online eseguono un osceno copiaincolla di quanto l’Ania (la strapotente Confindustria delle Assicurazioni) dice alla Camera, facendo presumere che questo Paese sia ormai in una bara, quasi da sepppellire per l’eternità, ecco che una voce infiamma la polemica, a significare che l’Italia non è ancora morta. È Stefano Mannacio, presidente del Cupsit (Comitato unitario patrocinatori stragiudiziali italiani): “L’Ania insulta chi subisce un incidente stradale, chi riporta gravi lesioni fisiche dopo un sinistri, le vittime della strada e i loro familiari, gli artigiani carrozzieri e riparatori auto, gli studi di infortunistica. È un’associazione che, oltre a una legittima opera di lobbying, continua a riversare sempre di più improperi a chi è dall’altra parte della barricata”.

Mannacio è andato su tutte le furie dopo l’audizione informale di Aldo Minucci, presidente Ania, presso la sesta commissione Finanze alla Camera. “L’esponente Ania – spiega il numero uno del Cupsit – ha detto che i prezzi Rc auto effettivi pagati dagli assicurati su base annua registrano una riduzione del 4,4%. E che tale riduzione è dovuta (anche) agli effetti della norma che ha reso più stringenti i controlli sui danni lievissimi alla persona prevedendo l’accertamento clinico e strumentale per la loro risarcibilità. Ma sentite qui – dice Mannacio -: per l’Ania, ‘occorre monitorare l’andamento del fenomeno al fine di evitare che tattiche elusive, poste in essere da studi legali e di infortunistica, possano compromettere l’efficacia del provvedimento’”. Mannacio reagisce con fermezza: “Frodi e speculazioni esistono nel mercato assicurativo: ovunque nel mondo. Ma quella dell’Ania è un’accusa e un insulto al contempo: ma come si permette di sostenere che gli studi legali e di infortunistica, con tattiche elusive, possano danneggiare il ramo Rca? La verità  è che le Assicurazioni vorrebbero il campo libero da qualsiasi interferenza. Un incidente, una vittima del sinistro nelle mani dell’Assicurazione, zero studi legali e di infortunistica, nessun patrocinio stragiudiziale. Un indennizzo fissato dalla Compagnia senza che nessuno possa mettere becco”.

“L’Ania – incalza Mannacio – è insaziabile. I vari Governi che si sono succeduti hanno regalato alle Assicurazioni l’indennizzo diretto (mettendo la volpe a guardia del pollaio, visto che è la Compagnia a fissare il rimborso post incidente), la riduzione dei risarcimenti per microinvalidità (quelle fra 1 e 9 punti percentuali), il rimborso delle lesioni lievi solo dietro accertamento strumentale (come se tutte le ferite, incluse quelle che attengono alla sfera psicologica, potessero essere misurate da una macchina)”.

di Ezio Notte @ 21:21


1 commento

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QUI 1 Commento

  1. Un’analisi spietata quanto puntuale che mette in evidenza lo scempio di un sistema che si autoregola in base alle proprie esigenze, dove il terzo (incomodo), il danneggiato/assicurato o l’artigiano, ma anche il legale o il patrocinatore, rappresenta solo un ostacolo al proprio profitto.
    Il governo Letta è portatore “sano” di questo sistema e l’Ania, a cui piace evidentemente giocare sporco con le vittime della strada, si prepara a calare l’asso piglia tutto.

    Commento by Mirko Melozzi — 3 novembre 2013 @ 21:28

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