Incidenti privatizzati. A chi darli? Occhio: i periti assicurativi sono professionisti de jure, ma non de facto
Premessa. Ho nel mirino le Assicurazioni, aziende potentissime in grado di influenzare i politici. Invece, stimo i periti assicurativi. Anch’essi, come gli automobilisti, vittime delle Assicurazioni. I periti vengono pagati poco in rapporto alla qualità del lavoro svolto.
Vengo al dunque. Il Governo Letta, dietro pressioni di non meglio specificate lobby, ha dato l’ok a un disegno di legge che mira a introdurre i poliziotti privati. Che si occuperanno di incidenti lievi, senza feriti. Il rilievo degli incidenti senza lesioni e i servizi connessi diretti a regolare il traffico potranno essere effettuati da persone specificamente abilitate, che dipendono da imprese, associazioni ed enti autorizzati dal Prefetto. Gli ausiliari dovranno comunicare l’inizio dell’attività di rilevamento agli organi di Polizia stradale competenti per territorio, fatta salva la facoltà di richiedere l’intervento degli stessi qualora nel corso dell’attività di rilevamento emergano lesioni personali. Alla stessa tipologia di ausiliari potrà essere affidata l’effettuazione di servizi diretti a regolare il traffico in occasione di lavori, depositi, fiere o altre manifestazioni che determinino l’occupazione totale o parziale della sede stradale.
Prima o poi, queste lobby devono uscire allo scoperto, quando si discuterà il disegno di legge in Parlamento. Ma il discorso che m’interessa è un altro.
Giustamente, si dice: il poliziotto delle forze dell’ordine è un professionista. Adatto a occuparsi di incidenti lievi. Invece, il poliziotto privato non è un professionista. Sei mesi di tirocinio non bastano a creare un professionista.
Ecco allora l’ipotesi: questo poliziotto privato potrebbe farlo il perito assicurativo. A mio giudizio, il ruolo potrebbe essere perfettamente svolto da un perito. Ha tutte le conoscenze e le capacità per capire di chi è la colpa dell’incidente, applicando Codice della strada e buon senso.
Arrivo al cuore della questione. Uso un’iperbole: su 100 periti assicurativi, 99 sono fiduciari di Compagnie. Questo mina la loro indipendenza. Risultato: sono professionisti? Sì. Possono fare i poliziotti privati per gl’incidenti lievi? Sì. Sono indipendenti de jure? Sì.
Sono indipendenti de facto? I soggetti interessati non s’offendano, ma la risposta è no. Come fai a essere indipendente de facto, se sei fiduciario di una Compagnia? È impossibile.
Faccio un esempio, così ci capiamo, nella speranza di non urtare la suscettibilità della categoria dei periti assicurativi, per i quali nutro profonda stima.
1) Un perito della Compagnia X diventa accertatore di un sinistro di un cliente della Compagnia X su una macchina che poi sarà sottoposta da lui a perizia.
2) Il perito della Compagnia X potrà mai fare un accertamento del sinistro che in qualche modo va contro gl’interessi della Compagnia X? Io credo di no.
Dopodiché, ci sono i periti che non lavorano per Compagnie: appartengono alla ristretta cerchia dei periti dei tribunali o dei riscontruttori cinematici. Questi costano. Non si muoverebbero per non meno di qualche centinaio di euro. Chi li paga? L’Assicurazione? Attenzione, Governo: se l’Assicurazione sa che domani deve tirare fuori 10 euro, oggi ti rincara la tariffa Rc auto di 20 euro. Qui si entra in un circolo vizioso terribile. Tutto per fare un favore a qualche lobby. Ne vale la pena secondo voi?
La mia proposta è semplice. Sono favorevole a qualsiasi progetto in cui si parta dal presupposto che gli accertatori, anche i periti, siano assolutamente terzi rispetto al sinistro e di conseguenza non abbiano relazioni economiche con le Compagnie. Ma devono essere terzi rispetto a tutto, anche rispetto ai danneggiati, agli autoriparatori e via dicendo. Se no, si rischiano accertatori filo-assicurativi oppure procacciatori d’affari. Alla fine, se proprio vogliono privatizzare questo servizio di accertamento, l’indipendenza sarà il fattore strategico: difficile stabilire i criteri di selezione.