OmniAuto.it

16 ottobre 2010

In difesa degli airbag e delle Case automobilistiche

Airbag: l'etichetta che mette in guardia

È ufficiale: noi di Automobilista.it ci vergogniamo come ladri. Perché adesso andiamo a parlar bene delle Case automobilistiche: pare quasi una leccata di piedi a potenziali investitori pubblicitari. In realtà, desideriamo solo ristabilire alcune verità.

Poche ore fa, un bimbo è morto in un incidente d’auto. Il titolo più frequente su Internet era (ed è, basta fare una ricerchina su Google): “Bimbo ucciso da un airbag”. oppure “Airbag assassino”.

Uno legge il titolo (che indubbiamente e furbescamente cattura il lettore) e subito è portato a fare un ragionamento errato: che schifezza queste vetture moderne fatte da Case automobilistiche ladre, le quali mettono nelle macchine pure airbag che uccidono i bambini; che nostalgia delle “caffettiere” su quattro gomme degli anni ’60 (prive di tutti questi aggeggi come gli airbag) che però trasportavano i bimbi da Bolzano a Reggio Calabria senza ucciderli.

Le cose stanno diversamente. La mamma alla guida ha commesso un errore fatale. Posizionando male il bimbo sul lato passeggero.

Infatti, nelle vetture dotate di airbag attivo sul lato passeggero, non si devono montare apparecchi di ritenuta sul sedile anteriore e in senso contrario alla marcia. Altrimenti, l’apertura dell’airbag in seguito a un impatto può avere effetti tremendi. I seggiolini possono essere sistemati davanti, ma contromano per il gruppo 0+ (zeropiù), e dopo aver disattivato l’airbag lato passeggero.

Quindi, l’airbag non c’entra. Le Case automobilistiche neppure. Nei veicoli, c’è anche un’etichetta che mette in guardia: vedi foto. Però ci rendiamo conto che un titolo con l’airbag omicida fa presa, fa audience.

Forse il futuro di Internet, coi siti disperatamente a caccia di lettori senza badare alla qualità, è questo: un titolo tendenzialmente bugiardo e allusivo, che richiama il sangue e la morte, lo scandalo e la vergogna, il sopruso e la vendetta. Infine, mezza notiziola di testo. Che smentisce il titolo. Al che, il visitatore intelligente non verrà mai più a leggerti. E tu, in calo di lettori, alzerai l’asticella con titoli ancora più aggressivi: una droga online.

foto flickr.com/photos/dan4th

di Ezio Notte @ 00:01


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