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26 giugno 2009

Patente a punti, giù le mani dagli automobilisti italiani

Se le leggi sono scritte coi piedi e se le norme (teoricamente) a favore della sicurezza stradale sono inefficaci, gli automobilisti italiani non hanno colpe. Eppure, in questi giorni, noi guidatori (inclusi gl’ideatori di Automobilista.it) siamo un po’ nel mirino dei mass media. Il motivo? La patente a punti che non ci fa più paura perché la raggiriamo.

Senza rimbambirvi di numeri, vi diamo solo tre dati.

a) La patente a punti è nata nel luglio 2003.

b) Se commetti un’infrazione taglia-punti e t’arriva a casa la multa, puoi dire (anche se non è corretto e si vìola comunque la legge) che a guidare era un’altra persona: per esempio, la tua bisnonna che andava a 220 km/h in autostrada. A lei verranno tagliati i punti-patente.

c) Se non hai nessun amico o parente cui addebitare il taglio di punti, allora paghi una sanzione supplementare di 263 euro: i punti sono salvi.

Risultato, gl’italiani hanno aggirato la norma: pochi i punti perduti. E la patente a punti non fa più paura.

Per giunta, il 1° luglio arriva un bonus di due punti per chi non ha commesso infrazioni: l’altra accusa è che ora il punteggio è eccessivo (26 in totale, contro i 20 iniziali) e uno può fare parecchie infrazioni prima di arrivare a zero crediti.

Ebbene, che cosa c’entra l’automobilista italiano se la patente a punti è stata pensata e realizzata male? Che colpe ha se i Governi non riescono a studiare un modo valido per fare abbassare in modo significativo gl’incidenti stradali?

La verità è che esiste un meccanismo infernale succhia-soldi: il superamento dei limiti di velocità o il passaggio con il semaforo rosso non vengono contestati subito, ma tramite notifica a casa del proprietario dell’auto. Interessa far soldi, non far calare i sinistri.

di Ezio Notte @ 11:23


1 commento

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  1. punti patente

    Commento by milella francesco — 27 ottobre 2009 @ 22:06

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