Benzina alle stelle. Non vedo proprio perché lo Stato italiano dovrebbe sbattersi per farla calare
Quando la benza s’impenna, tutti chiedono l’intervento dello Stato. Che dovrebbe incazzarsi con le Compagnie e con gli speculatori: obiettivo, far sì che il petrolio costi meno. Io non capisco perché tutti si rivolgano al Governo italiano: esattamente come tutti gli altri Esecutivi che l’hanno preceduto, manca la motivazione che induca i politici a far abbassare i prezzi. La ragione è semplicissima: diciamo che una bella metà di un pieno se ne va in tasse. È vero che le accise sono fisse, ma c’è il trucco: su tutto, va calcolata anche l’Iva. Che non è mai prefissata, ma rappresenta una percentuale del totale. È sempre il 20%. Allora, quel 20% sarà tanto più pesante, quanto più le Compagnie tireranno su il prezzo della benza.
D’altronde, i politici vanno anche un po’ capiti. Servono disperatamente soldi per scuole, ospedali, asili, strade. La benza è ossigeno per le casse statali.
E se lo Stato non ha la cattiveria agonistica giusta per combattere il caro-pieno e prevenire le speculazioni finanziarie, scordatevi che la benza scenda. Reputo che, con la scusa delle guerre in Nord Africa e dell’euro forte sul dollarozzo Usa, il litro sfondi quoti 1,7 euro entro 12 mesi.