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Gli italiani e la cultura delle regole. Ma anche i politici dei Comuni e la cultura delle regole

diEzio Notte

Il 7 aprile si terrà un interessante convegno: “Gli italiani e la cultura delle regole” (organizzano le Assicurazioni). Nel mirino, l’italiano mezzo vilgiacchetto, che se ne fotte del Codice della strada, tiene in mano il cellulare al volante, non ha pietà dei pedoni, non conosce la parola semaforo e così via. Scusate la franchezza, ma così evito di fare il copiaincolla del comunicato stampa, e arrivo subito al dunque.

C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo? Per carità, le mele marce esistono. C’è però un’omissione. Viene dimenticato il politico: italiano sì, ma politico prima che automobilista. Quel politico che per sanare i bilanci disastrati dei Comuni piazza autovelox trappola, semafori con una durata del giallo brevissima. Per non parlare delle telecamere delle Zone a traffico limitato, dei cartelli illeggibilli, del mancato rispetto della segnaletica. E perfino dell’immondizia sulla carreggiata.

Insomma, non vorrei che – come al solito – emergesse la figura dell’automobilista italiano un po’ cornutello e semi-incivile, mentre si dimenticasse del tutto le opere pie messe in piedi dai politici dei Comuni. Non sarebbe carino.