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La strage del bus e la mia difesa a favore di esperti in infortunistica stradale, avvocati, patrocinatori stragiudiziali

diEzio Notte

Quando c’è una qualsiasi strage, spuntano fuori gli sciacalli. La strage del bus in Irpinia non fa eccezione.

Può darsi che, ai parenti delle vittime, si siano presentati lenoni e sensali ai funerali. Può darsi che persone con fare mellifluo – sostenendo di appartenere a uno studio professionale travestito da associazione vittime – farà sottoscrivere contratti capestro. Magari qualcuno che ha la possibilità di accedere ai dati sensibili. Queste prassi andrebbero combattute con una legge o con una campagna d’informazione adeguata su come si deve scegliere un professionista. Certo: esistono persone che – in passato – stati avvicinati in ospedale mentre erano moribondi, e invitati a firmare contratti capestro.

Fatta questa premessa, allora vengo al dunque.

1) Mai fare generalizzazioni. Non si può dire che gli esperti in infortunistica stradale siano sciacalli, o gli avvocati, o i patrocinatori stragiudiziali.

2) Dicono che – imponendo l’indennizzo diretto – queste pratiche di sciacallaggio in occasione delle stragi non ci sarebbero. In realtà, una strage del genere non rientra nell’indennizzo diretto.

3) Dicono che l’indennizzo diretto sia stato ammazzato dalla Corte costituzionale (e questo è vero), coi giudici di questa corte pressati da esperti in infortunistica avvocati, patrocinatori stragiudiziali. Mi pare una teoria ardita…