Ma quante verginelle scandalizzate dai ricorsi contro le multe!
I lavoratori e gli imprenditori italiani sono angosciati dalle tasse. A tal punto che spesso si sente fare un ragionamento del genere: mi conviene lavorare di meno e fare incassi inferiori, così pagherò meno tasse. La teoria deriva dalla curva di Laffer, che mette in relazione l’aliquota di imposta con le entrate fiscali: secondo Laffer, esiste un’aliquota oltre la quale un aumento delle imposte disincentiva l’attività economica e, di conseguenza, le entrate fiscali.
Ecco, con gli autovelox selvaggi, le multe trappola, gli appostamenti continui, le leggi e le circolari ministeriali calpestate da diversi Comuni, le Zone a traffico limitato segnalate con cartelli di difficile lettura, le strisce blu che si estendono anche alle periferie delle città in barba al Codice della strada, ecco – dicevamo – che l’automobilista tende a stufarsi di pagare le multe subito. Proprio come il tassato si rompe le scatole di lavorare per il Fisco. Risultato: opposizioni con intasamento delle Prefetture; ricorsi ai Giudici di pace oberati da verbali che vengono contestati.
Però c’è chi si scandalizza: “Troppi ricorsi, l’italiano vìola il Codice e non vuol pagare”. In qualche caso, magari è anche così. Ma di solito l’italiano viene esasperato dalla protervia di chi intende svuotargli il portafogli senza ritegno.
Basterebbe controllare e sanzionare di più ubriachi e drogati che guidano, dimostrando una maggiore elasticità mentale verso che supera il limite di 30 km/h lì dove si potrebbe tranquillamente viaggiare a 70 km/h.
E voi, avete mai fatto ricorso?