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Meno male che la Cassazione ci difende dalla protervia dei Comuni

Traffico limitato? Basta sapere quando...
diEzio Notte

Se, su un cartello di Zona a traffico limitato, è scritto che non si può entrare dalle 8.30 alle 18.30 in centro, transitando in qualsiasi altro orario si è in regola. Così la pensa una persona normale con un minimo di buon senso in zucca. E ne è pure convinto chi ha la testa quadrata e ragiona soltanto per schemi rigidi: Codice della strada, con relativi articoli e commi. Eppure, qualche Comune ha anche il coraggio di dare multe (80 euro circa, spese di notifica incluse) a chi transita in un orario non vieta l’ingresso.

Se ti arriva la sanzione ingiusta, che fai? Sette automobilisti su 10 si arrendono. Pagano il dovuto al Comune e chiudono lì la faccenda. Non vogliono scocciature e temono che, non saldando subito il debito col Comune, questo si vendichi spedendoti a casa una bella cartella esattoriale che ti costringerà a versare il triplo della sanzione originaria. Ma c’è chi invece, anche per una questione di principio, ricorre al Giudice di pace.

È proprio quello che ha fatto un automobilista, qualche anno fa, dopo essersi visto recapitare un verbale dal Comune di Roma. Il nostro “eroe” (perché tale è chi combatte la burocrazia strangolante) non s’è perso d’animo ed è ricorso al Giudice di pace.

Be’, direte voi: vittoria facile. Non siamo neppure di fronte a uno dei tanti cartelli incomprensibili disseminati in Italia. Basta portare la foto del segnale con l’orario vietato, confrontarla con l’effettivo ingresso nelle Zona a traffico limitato, e il gioco è fatto. Macché. Il Giudice ha respinto il ricorso. Il motivo? Il Comune di Roma aveva “comunicato” sui giornali il nuovo orario della Ztl, che si era allungato, rendendo sanzionabile il comportamento dell’automobilista.

A questo punto, 9.999 automobilisti su 10.000 davvero desistono. Ma quel signore di cui sopra, no: avanti in Cassazione. E questa ha dato ragione all’automobilista “gladiatore”.

Per fortuna, la Corte Suprema mette un freno alla protervia dei Comuni. L’ha già fatto in passato; continuerà a farlo in futuro. Anche grazie alla “spinta” degli automobilisti impavidi.