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30 April 2017

Pirata della strada a Milano: prevenzione scarsa contro alcol e droga

 

Pirateria, dramma italiano (foto Corriere.it)

Pirateria, dramma italiano (foto Corriere.it)

I fatti. Domenica 30 aprile 2017, Milano. L’assassino viaggia all’alba, su un viale Monza semi-deserto. Con il suo SUV travolge e spazza via l’auto che usciva da una via laterale. Termina la sua corsa nell’aiuola spartitraffico. Scende e fugge a piedi, abbandonando l’altro automobilista. Questi rimane intrappolato tra le lamiere, con numerose fratture, in condizioni gravissime, e muore poco dopo in ospedale. Ora la Polizia dà la caccia all’investitore, che parrebbe una persona diversa dal proprietario dell’auto. La vittima si chiamava Livio Chiericati, aveva 57 anni e abitava a Cornaredo.

Quindi, un automobilista che si trasforma in pirata della strada, lasciando l’investito in condizioni gravissime: se avesse chiamato i soccorsi prontamente, magari per Chiericati si sarebbe potuto fare di più. Colpisce il fatto che la legge sull’omicidio stradale, fatta per arginare il fenomeno della pirateria stradale, e introdotta a marzo 2016, è come se non ci fosse. È che il problema non sta nella sanzione: si può anche arrivare alla pena di morte, ma il punto non è questo. Il fatto è che a Milano come in qualsiasi altra città i controlli da parte delle Forze dell’ordine sono pochissimi: non è neppure colpa di poliziotti e carabinieri, i quali fanno quello che possono con gli strumenti di cui sono dotati. Il sistema è dannatamente marcio. Milano ha piazzato telecamere, autovelox, Area C a pedaggio, occhi elettronici sui semafori. Però se c’è un ubriaco all’alba, magari strafatto anche di droga, la fa franca. Nessuno lo ferma, nessuno lo controlla.

Perdipiù, gli alcoltest e i drogatest sono pochissimi. La procedura per l’alcoltest è infernale: mille cavilli, con un Codice della Strada scritto coi piedi. Una verifica costa tempo, risorse, attenzioni infinite agli agenti delle Forze dell’ordine. In materia di drogatest le cose sono drammaticamente più articolate e complesse: se il poliziotto becca il drogato e dimostra che il tossico ha droga in corpo, questo non basta. Per legge, è necessario anche provare che la droga è stata assunta immediatamente prima della guida; altrimenti, nessuna multa.

Anche le statistiche su alcol e droga legate alla pirateria stradale sono fuorvianti: dicono che, su 100 pirati, solo 30 sono ubriachi o drogati. In realtà, su 100 pirati acciuffati, 30 sono ubriachi o drogati. Restano fuori tutti quelli non presi. E soprattutto succede che il pirata venga preso molte ore dopo il sinistro: ha fatto in tempo a smaltire alcol e droga. Lo stesso pirata che ha appena ammazzato a Milano potrebbe costruire la sua difesa in modo diabolico: non ero ubriaco né drogato (fatemi gli esami e risulterò pulito), sono scappato perché avevo paura ed ero in preda al panico, è stato l’altro a non darmi la precedenza.

I politici ragionano con una mentalità antiquata: l’autovelox, la telecamera, la multa a casa del proprietario dell’auto. Roba da 1800, quando c’erano le carrozze. Una sicurezza stradale da Quarto mondo. Servono controlli intensi sulle strade (anche contro la guida con smartphone in mano), alcoltest e drogatest: procedure snelle e pene certe. Se, come pare, l’attenzione si concentrerà ancora sull’omicidio stradale, con un disegno legge che lo modifica, piangeremo ancora tantissimi morti sulle nostre strade. E sempre di più: con la disoccupazione dilagante, le persone disperate si ubriacano e si drogano la notte e poi guidano, con l’obiettivo di dimenticare tutto e tutti. Mine vaganti pronte a uccidere a caso.

di Ezio Notte @ 18:07


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