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Rc auto: non farti infinocchiare dalla scatola nera

Il Grande Fratello ci controllerà da lassù?
diEzio Notte

Le Assicurazioni si lagnano dal 1994, ossia dall’anno della liberalizzazione delle tariffe Rc auto, non più imposte dallo Stato, ma scelte liberamente dalle Compagnie. Dicono che ci sono tanti incidenti, che le truffe abbondano (specie al Sud Italia), che il costo delle riparazioni sale. Motivo per cui le tariffe Rca devono crescere in proporzione. Ma una soluzione si staglia all’orizzonte: la scatola nera.

L’apparecchio (collegato ai satelliti lassù in cielo), messo in auto, svela come guidi, e poi dove, quando, a che velocità. La black box informa l’Assicurazione sulla dinamica di eventuali sinistri. Un po’ come quella degli aerei (quando viene ritrovata; invece, se trattasi di disastro su cui deve calare una coltre di silenzio per volontà di qualche politico potente, l’incidente aereo resta misterioso).

Le Compagnie sostengono che la scatola nera sia un bene per tutti. Per loro stesse, perché capiscono come viene guidata la macchina e le cause dei sinistri. E per gli automobilisti, che possono risparmiare sulla Rca: un 10-15% rispetto alla tariffa normale, sborsata senza la black box. Ma è davvero così?

A leggere i mass media tradizionali, ormai scatenati nel copiare e incollare furiosamente i comunicati stampa, parrebbe di sì. Ma noi di Automobilista.it abbiamo voluto vederci chiaro, chiedendo l’opinione di un consulente assicurativo, tra i più bravi in Italia: Renzo Fain Binda.

Fain Binda, all’Assicurazione conviene la scatola nera?
“Sì. La Compagnia, a seguito di incidente, viene a conoscenza della velocità a cui è avvenuto un impatto. Se l’Assicurazione ‘A’ riceve una richiesta di risarcimento dal proprio assicurato ‘A’, prima studierà la dinamica del sinistro, e poi stabilirà le colpe. Se l’assicurato ‘A’ è dalla parte della ragione (perché l’automobilista ‘B’ non gli ha dato la precedenza a uno Stop), può darsi che ‘A’, negli istanti prima dell’impatto, corresse troppo rispetto al limite di velocità previsto su quel tratto. Risultato, concorso di colpa: ‘A’, per esempio, ottiene il 70% della ragione. ‘B’ (a sua volta controllato dalla propria scatola nera), il 30%. Così l’Assicurazione ‘A’ non tira fuori l’intero rimborso. E poi non sfonda il forfait, ossia il risarcimento massimo (previsto dalla legge) della Compagnia ‘B’ verso la Compagnia ‘A’. Ma c’è di più”.

Cioè?
“Fra i dati in possesso delle Compagnie, è presente l’entità della decelerazione, cosicché sarà possibile rigettare (o contestare) richieste di risarcimento per lesioni in caso di impatti lievi”.

Be’, ma almeno chi è prudente si vede regalare la scatola nera dall’Assicurazione al momento della stipula del contratto Rca…
“Calma. La Compagnia dà in comodato d’uso la scatola nera, canone compreso. Inclusa l’installazione. Tuttavia, se il cliente, alla scadenza dell’annualità successiva, vuole cambiare Assicurazione, dovrà far smontare la scatola nera a proprie spese. Il tutto è in ogni caso specificato nella modulistica contrattuale”.

Ma è vero che le Assicurazioni sapranno tutto sul nostro stile di guida?
“A oggi, no. Le informazioni sono gestite nel rispetto della privacy e quindi allo stato attuale non possono essere note alla Compagnia. In futuro, se e quando la legge cambierà, magari sì. In questo caso, con la black box, la Compagnia potrà analizzare la condotta di guida del conducente. Saprà che tipo è: prudente o spericolato. Saprà se l’assicurato usa la macchina in strade trafficate e a rischio incidente (Napoli) o dove i sinistri sono pochi (Aosta). Su quei parametri, riformulerà la Rca su misura”.

foto flickr.com/photos/cptspock