Ricorso al Giudice di pace contro una multa: nella mia sfera di cristallo, vedo un bonus per chi vince la causa
Dal 1° gennaio, c’è una ingiustissima tassa di 33 euro da pagare allo Stato per i ricorsi al Giudice di pace contro le piccole multe. Per sanzioni più pesanti, il balzello sale. E così, i ricorsi ai Giudici di pace si sono dimezzati. Ma è chiaro: per divieto di sosta, io becco una multa illegittima di 40 euro da un Comune vampiro. Per fare ricorso, devo pagare 33 euro. E allora tanto vale pagare quei 40 euro. Anche perché, pure in caso di vittoria, non si ha notizia di come, quando e chi debba restituirmi i 33 euro di tassa.
Però nella mia sfera di cristallo, vedo che i Giudici di pace non hanno gradito molto quella tassa di 33 euro. Il motivo? Secondo me, perdono di importanza: prima il Giudice di pace gratuito era visto come una salvezza; ora pare una mazzata. Soluzione: i Giudici di pace, diciamo i coordinatori delle città più importanti, presenteranno una richiesta al Governo. Una modifica alle leggi sul ricorso. In sostanza, il cittadino continua a pagare la tassa di 33 euro; ma se vince, gli si danno subito indietro i 33 euro, più un bonus, che viene quantificato al Giudice di pace.
La ragione di quel bonus è semplice: perdita di tempo per fare ricorso, giorno di ferie per assistere alla discussione della causa, stress, soldi spesi per fotocopie e raccomandate e fax.
Facciamo un bonus di 50 euro per un divieto di sosta: soldi che arrivano da chi ti ha dato la multa. Così ripaghi il cittadino della disgrazia subita, e i Comuni la smettono di succhiarti l’anima con sanzioni illegittime e cartelli illeggibili.