Autovelox, manicomio Italia
Basterebbe fare le cose in modo semplice: una multa pesantissima ai Comuni che usano gli autovelox per fare cassa. E invece no, il nostro Paese ama complicarsi la vita: le norme sull’uso degli autovelox è tremendamente complicata. Per giunta, è pure difficile fare ricorso contro il Comune che non rispetta quelle prescrizioni, perché serve dimostrare al Giudice di pace che, al momento della foto dell’autovelox, le condizioni dei cartelli non erano quelle stabilite per legge; ma siccome il verbale ti arriva a casa un secolo dopo l’infrazione (ora 90 giorni), ti sfido io a portarmi le prove fotografiche e documentali che il Comune non era in regola.
Comunque, in estrema sintesi, considerando anche l’ultima novità introdotta dal Codice della strada, la distanza minima fra cartello e autovelox non c’è. Esiste genericamente una distanza adeguata a permettere l’avvistamento rapido in relazione alla velocità. E già qui c’è da ammattire. Adeguata per chi? Chi lo stabilisce? Per me adeguata è sette chilometri prima; per altri, sette centimetri.
Allora facciamo 250 metri sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali; 150 metri sulle strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento; 80 metri sulle altre strade.
E la distanza massima? Non può essere superiore a quattro chilometri. Sempre che non ci siano incroci: in questo caso, segnale da ripetere.
Infine, fuori dai centri abitati, gli autovelox non possono essere installati a una distanza inferiore a un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità.