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Sei un automobilista povero? E allora devi morire senza fare ricorso

Il peso della burocrazia
diEzio Notte

La tassa di 38 euro per fare ricorso al Giudice di pace ci fa schifo. A nostro giudizio, lede la Costituzione, in relazione all’articolo 2, comma 212 della Legge 23 dicembre 2009, numero 191 (Legge finanziaria).

L’obbligo di corrispondere il contributo unificato (il balzello di 30 euro, più otto euro di forfait) ai fini della presentazione di un ricorso riduce drasticamente il numero dei procedimenti giurisdizionali in materia, rappresenta una grave disparità di trattamento tra i cittadini, precludendo ai non abbienti di proporre le proprie ragioni in sede giudiziaria. Chi ha i quattrini fa ricorso; chi è povero in canna si fotte.

Il principio secondo il quale tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento: deve trovare attuazione uguale per tutti, indipendentemente da ogni differenza di condizioni personali e sociali.

Il nuovo sistema istitutivo del contributo unificato determina un’ingiustificata differenza tra i due mezzi di opposizione (Giudice di pace “da pagare” e Prefetto “gratuito”), rendendo evidente che il ricorso avanti il Giudice di pace diventa di fatto uno strumento di tutela fruibile solo dai soggetti più facoltosi: c’è la violazione anche del secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione, dato che fa carico alla Repubblica di rimuovere, e non già creare, ostacoli all’eguaglianza sostanziale dei cittadini.

foto flickr.com/photos/myklroventine